Sull'inevitabilità di licenziamenti annunciata da Ichino

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Sull'inevitabilità di licenziamenti annunciata da Ichino

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di Leo Essen 
 

Ieri mattina, dopo aver realizzato di essere in uno dei suoi incubi e non sul pianeta Terra, il Professore Pietro Ichino ha spedito un fax al giornale Libero (quello di carta) e ha chiesto un’intervista. I giornalisti lo hanno accontentato – un’intervista non si nega a nessuno, soprattutto a un professore universitario di una università occidentale (anche se con piazzamento da Stato delle Banane).
 

Dopo un’Introduzione sulle solite ricette svedesi o danesi (ricette tradotte con google translate), e prima di sparare la notiziona, il Professore ha speso due parole sui lavoratori, argomento peraltro trattato accademicamente per una trentina di ore all’anno (paga al 100%) in Via Festa del Perdono 7, a Milano.
 

In autunno, dice (pietroichino.it), ci sarà un’ondata di licenziamenti. È invalutabile. Prorogare il blocco sarebbe un errore.
 

Apro una piccola parentesi. Il Prof, come nelle previsioni meteo radiofoniche, usa la terza persona per segnalare l’ineluttabilità dell’evento, evento naturale contro il quale non si può opporre resistenza umana. Il licenziamento – come la grandine – è inevitabile.
 

L’integrazione salariale (traduco: la cassa integrazione), dice, genera perversione e inerzia (traduco: i lavoratori intascano i soldi e se la spassano, e magari svolgono un altro lavoro aumm aumm). Insomma, dice Ichino, in questa Emergenza sono stati fatti alcuni errori, ma mai così tanti come nel Pubblico. Nelle Scuole, nei Comuni e nelle Regioni, nelle Agenzie fiscali, persino nelle Motorizzazioni civili, è trionfato l’opportunismo e l’irresponsabilità. Nella maggior parte dei casi, dice, per i dipendenti pubblici è stata una vacanza pressoché totale. Vacanza, pensate un po’, retribuita al 100%.
 

E Invece, dice Ichino, si sarebbe potuto estendere a questi lavoratori il trattamento di integrazione salariale (traduco: si sarebbero potuti mettere i lavoratori pubblici in cassa integrazione e dargli l’80% dello stipendio).
 

Ciò che stupisce in questa trovata è proprio il linguaggio parascientifico (anzi, paraculo). Il Prof, prigioniero del ruolo, dalle vette scientifiche e neutrali, sarà caduto nella «Verfallenheit.» Sarà sprofondato nella deiezione del «si», del «si dice», abbandonandosi a quel modo d’essere inautentico che, negli anni Trenta del Novecentesco, il filosofo esistenzialista identificava con il mondo banale della quotidianità e della pubblicità, ossia con quella dimensione di rapporti che è ancorata al «si» come a una sorta di soggetto neutro, impersonale («si» dice, «si» pensa, ci «si» diverte ecc.). Che è caratteristica di chi si muove nell’orizzonte della chiacchiera, della curiosità, dell’equivoco; equivoco e chiacchiera che sfociano (copincollo da wikipedia) in una sorta di estraneazione per cui il Prof Ichino crede di realizzare la propria apertura al mondo, quando invece sta sguazzando nelle proprie deiezioni.
 

Mi sono fatto prendere la mano, e forse ho un po’ divagato. Se avessimo cassintegrato i dipendenti della Motorizzazione civile e delle Agenzie fiscali (e ovviamente i prof delle scuole) con il 20% di stipendi risparmiati, dice Ichino, avremmo potuto (virgolette) fornire i pc agli insegnanti, costretti a fare la didattica a distanza coi mezzi propri.
 

Se questa non è scienza, perlomeno è ragioneria.
 

E non venite a dire che il lavoro non c’è! Il lavoro c’è – non si fa trovare. La gente non è formata. Il lavoro si nasconde, bisogna saperlo cercare. Bisogna costringere i disoccupati – come hanno costretto il sottoscritto per due anni di fila – alla Flexicurity danese (anzi, lappone).
 

Bisogna mettere l’imbecille disoccupato italico nella mani di un vero job advisor, e fargli frequentare il corso di scrittura creativa «Curriculum europeo 1», e «Curriculum europeo 1 (corso avanzato)», e poi gettarlo per strada. A questo punto sarà il lavoro a uscire dal nascondiglio e a cercare l’istruito malcapitato. Parola di Pietro Ichino.
 

Se questo è il livello, preferisco fare il bidello – ma in telelavoro, magari per un’università telematica. E pensare che c’è gente che soffre ancora di disturbi del sonno per non avere superato il concorso per professore associato.

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