Tibet, Pechino punisce le famiglie dei giovani che si danno fuoco

La provincia del Qinghai sospende tutti i progetti di sviluppo di villaggi e città teatro di auto-immolazioni

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Tibet, Pechino punisce le famiglie dei giovani che si danno fuoco

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 Le autorità cinesi di Malho (Prefettura autonoma tibetana nella provincia di Qinghai) cancellano gli aiuti ai parenti dei tibetani che si sono dati fuoco in protesta contro l'occupazione cinese del Tibet. Il governo locale ha anche cancellato tutti i progetti di sviluppo avviati nei villaggi coinvolti in manifestazioni contro Pechino.
Nelle ultime tre settimane, nove persone si sono auto-immolate nella contea di Rebkong (Qinghai). Lo scorso 9 novembre, circa 5 mila fra bambini e insegnanti delle scuole della città di Rongwo hanno organizzato una manifestazione pacifica denunciando l'apatia delle autorità e dei media sulla crescita dei casi di auto-immolazione. Il giorno prima a Dowa, alcuni giovani studenti hanno ammainato per protesta la bandiera cinese dai loro istituti e dagli uffici governativi.
Dopo questi fatti, il 14 novembre le autorità della prefettura di Malho e i funzionari del Partito comunista locale hanno emendato una direttiva in cinque punti per punire i casi di autoimmolazione. Nel primo punto il governo ordina la cancellazione per tre anni di tutte le forme di sostegno ai parenti dei tibetani suicidatisi per protesta, sottolineando che tutti i funzionari locali sono tenuti ad applicare la direttiva. Chi viola tale ordine sarà punito in modo esemplare. Il provvedimento cancella anche progetti di sviluppo e investimenti pubblici nei villaggi e nelle città dove sono avvenute manifestazioni di protesta. Il secondo punto ordina alle autorità di investigare sui funzionari che hanno compiuto gesti di solidarietà nei confronti delle vittime come ad esempio partecipazioni a funerali, visite o messaggi di condoglianze. I membri del Partito comunista hanno l'obbligo di denunciare l'eventuale coinvolgimento di compagni o superiori. Nel terzo punto Pechino punisce invece tutte le autorità religiose e laiche che hanno celebrato funerali, o compiuto visite alle famiglie di coloro che hanno commesso auto-immolazioni. Il quarto ordina alla polizia di locale di avviare un'immediata indagine su tutti coloro che sono stati coinvolti nelle manifestazioni, cerimonie pubbliche o preghiere collettive in ricordo dei morti suicidi. Gli agenti sono autorizzati a compiere interrogatori e fermare eventuali sospettati. Il quinto ordina a tutti i quadri dei governi locali di pubblicare la normativa e farla rispettare. Chi non si attiene alle regole verrà arrestato e processato.   
Per aumentare l'efficacia degli ordini, Pechino ha diffuso la notizia su tutti i media locali, accusando "la cricca del Dalai Lama" di spingere i giovani a darsi fuoco per protesta, creando instabilità nelle regioni a maggioranza tibetana. In realtà, il leader tibetano ha sempre criticato la forma dell'autoimmolazione, invitando in vari messaggi i giovani a non sprecare la loro vita con questi gesti estremi. Dal 2011, da quando molti giovani hanno scelto questo modo fatale di criticare il regime, si sono autoimmolati almeno 70 tibetani. 

(Fote Asia News)

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