Trump, la fine del diritto e la nuova egemonia occidentale
di Giuseppe Giannini
La vile mossa terroristica messa in atto dal potere americano, con il rapimento e l'incarcerazione del presidente venezuelano Maduro e di sua moglie, confermano che l'imperialismo a stelle e strisce non è mai tramontato.
Anzi, oggi, siccome attraversa un deficit di supremazia, figlio delle sue stesse politiche e contraddizioni (le crisi cicliche del capitalismo ed i paradossi della globalizzazione), cerca, attraverso l'uso ancor più spudorato della forza, di ribadire vecchi paradigmi, che cozzano con una realtà più complessa. La leadership mondiale è impersonificata da un soggetto grezzo e volgare, Trump, che con i suoi discorsi diretti e sprezzanti ha partorito più di qualche epigono (ad esempio Milei). La storia americana è stata forgiata, nel tempo, costruendo il mito dell'egemonia economica e militare, a discapito degli altri Paesi e continenti. Modello da esportare con i diktat e con la forza, ma che determina, inevitabilmente, dolori e sofferenze.
Dal genocidio dei nativi indiani al razzismo verso i discendenti africani, dall'appropriazione di territori e risorse alle tante guerre inventate o fomentate. Per non parlare dei cambi di governo nei Paesi vicini "agevolati" perchè invisi agli Stati Uniti, nonchè il sostegno a dittature ed i conseguenti crimini. Il tutto per garantire agli americani (ed agli occidentali) la continuazione di un sistema di vita agiato, consentito proprio dall'accaparramento del capitale sociale e dei beni da cui estirpare valore (per pochi). E da cui derivano lo schiavismo e le diseguaglianze, i danni agli ecosistemi e le guerre, in quanto fondamenti sulle quali viene imperniata la politica come forma ed attuazione concreta del capitalismo.
In pratica è l'aggiornamento del secolare colonialismo degli europei. Quell'opera di "civilizzazione", che ha imposto costumi, regole, religioni, e modelli economici ad abitanti, che costituiscono la stragrande maggioranza della popolazione mondiale (l'Africa, l'Asia, e l'America Latina), e che, dalle Crociate alla Scoperta delle Americhe, fino appunto, alla ridifinizione delle mire espansionistiche conseguenti al Secondo conflitto mondiale arrivano ai giorni nostri, perpetuando violenze e sopraffazioni. E' il linguaggio di coloro che si autoproclamano vincitori, in una battaglia impari senza averne ricevuto il consenso, e che è desumibile dalle realtà descritte in due libri "Le vene aperte dell'America Latina (1971)" di Eduardo Galeano e "Orientalismo (1978)" di Edward Said (in qualche modo vicini ai "Dannati della terra" (1961) di Frantz Fanon) accomunati nello stesso processo di disvelamento dei cd. valori occidentali.
Tutte le vicende che hanno come protagonisti in negativo gli americani e gli europei hanno comunque visto movimenti di resistenza e di liberazione contro gli invasori stranieri. Compito dei Trattati internazionali e del diritto (che come ci ricorda Marx rimane una sovrastruttura) è quello di fissare regole condivise ed impedire le barbarie, ma le violenze recenti, dietro alle quali si nasconde la mano occidentale - il conflitto in Ucraina, il genocidio della popolazione palestinese, i bombardamenti senza mandato su territori sovrani, la cattura e l'imprigionamento di capi di Stato, l'uccisione di giornalisti, le sanzioni e gli ostracismi verso le voci critiche e non allineate – ci dicono che siamo ad un punto di non ritorno. Nuovi totalitarismi sono in atto o alle porte (l'intelligenza artificiale, la sorveglianza generalizzata e la diffusione di dispostivi tecnoscientifici e sanitari) ed utilizzano strumenti vecchi o da adattare al cambiamento, che si risolvono nell'asservimento e nell'obbedienza.
La sete di potere rifiuta la coesistenza, l'etica, la democrazia. E vede protagonisti leader politici e magnati dell'economia, organizzazioni malavitose e bande di criminali, di fronte ai quali i vecchi anticorpi – la separazione dei poteri, l'autodeterminazione dei popoli, la tutela del vivente – non bastano più. Trump è il capopolo con atteggiamento da gangster che bullizza partner ed avversari. I seguaci e silenti politici occidentali sono i suoi complici servitori. C'è tanto in ballo nella azzardata manovra trumpiana. Il presidente che dice di aver fatto terminare otto guerre - quali? - ma che nel 2017 durante il primo mandato minacciava la Corea, provocava l'Iran ed imponeva l'aumento sul pil delle spese militari agli alleati.
Istigatore dell'assalto al Campidoglio nel 2020, sotto processo e condannato per corruzione, reati fiscali, e la cui ascesa al potere risente di legami con ambienti mafiosi. Riconfermato, porta avanti la tradizione guerrafondaia americana, mascherandola con dubbi accordi di pace. In un crescente clima d'odio, tanto all'interno del Paese (la caccia ai migranti, le censure alla stampa, il condizionamento delle università, gli attacchi alla giustizia, alle minoranze sessuali, il negazionismo climatico) che fuori (la Cina come competitor-nemico, la sudditanza-dissoluzione dell'Europa, il mancato riconoscimento del diritto internazionale, la delegittimazione dell'ONU, la copertura del genocidio messo in atto da Israele) fa dell' "american first" il cavallo di battaglia di un procedere anacronistico le cui conseguenze saranno imprevedibili e funeste.
Il finto pacifista che bombarda la Nigeria, pretende la Groenlandia e le terre rare di Ucraina. Che, seguendo Biden, ha impoverito socialmente e democraticamente l'Europa, costretta a comprare al rialzo il suo gas e le sue armi, per il proseguio, a bassa intensità del conflitto Est-Ovest. E poi c'è la Striscia di Gaza di cui fare il paradiso per i ricchi.
Il vero ambito del competere è la questione lavoro, che con l'avvento della I.A. rinuncia alla forza migrante sottocosto, ma anche a quella autoctona. Non basteranno l'ICE ed i muri ad inseguire od impedire l'ingresso dei migranti; non saranno sufficienti i dazi ed il protezionismo a permettere all'orgoglio nazionale di rifarsi da decenni di globalizzazione incontrollata. Quindi tutta la propaganda e le manovre dei mesi scorsi (le navi americane che ad agosto andavano a caccia di eventuali narcotrafficanti venezuelani) o degli anni precedenti (l'embargo sugli alimenti, i medicinali e i beni di prima necessità, i tentativi di golpe, il sostegno ai candidati-fantocci Guaidò e Machado) sono state smentite dall'affare petrolio (il Venezuela detiene le maggiori riserve mondiali).
Dopodichè si può discutere delle misure repressive di Maduro, senza però dimenticare il punto fondamentale da cui partire, e cioè che la rivoluzione bolivariana di Chavez, che ha distribuito la ricchezza nazionale per combattere la povertà, è stata intaccata da ingerenze esterne, attentati e blocchi commerciali, con l'intento preciso di destabilizzare il paese è creare il terreno fertile per il caos. Tra tante voci che circolano sul governo provvisorio controllato dagli yankees vi sono fonti che parlano di accordi stipulati in Qatar mesi addietro con la vice Delcy Rodriguez, secondo i quali i tutori americani ne garantirebbero il governo in cambio dell'intromissione negli affari interni, e nella gestione "partecipata" delle compagnie estrattive.
Se c'è una cosa che lascia sgomenti è, tranne poche eccezioni, il silenzio-assenso della comunità internazionale, che vorrebbe essere portavoce dei valori democratici. Si dirà che più volte il diritto internazionale è stato violato, nelle tante guerre che dall'ex Jugoslavia all'Iraq, dall'Afghanistan a l'allargamento ad est della Nato hanno palesemente violato i principi cardine del dialogo e della coesistenza. La forza del diritto surclassata dal diritto alla forza, che recentemente - la questione ucraina e palestinese – pone eccezioni preoccupanti. Secoli di civiltà sbaragliate dalla prepotenza di sovrani-despoti privi di legittimità, malgrado quanto affermano lacchè come la Meloni. La guerra contro il mondo inizia (o meglio continua) dal cortile di casa. E' la nuova era del disordine globale.
L’INFERNO DEL GENOCIDIO A GAZA
L’inferno del genocidio a Gaza: la testimonianza che pretende responsabilità
Il libro di Wasim Said, pubblicato da LAD edizioni, non è un racconto da compatire ma un atto di accusa che spezza la neutralità e chiama alla lotta politica.
LA PRESENTAZIONE DEL CURATORE DELLA VERSIONE ITALIANA
Pasquale Liguori
Non è un libro “su Gaza”, non è l’ennesimo titolo che si aggiunge allo scaffale del dolore mediorientale. L’inferno del genocidio a Gaza è un documento che arriva in Italia con il peso preciso di una prova, non con la leggerezza di un prodotto culturale. Il fatto che a pubblicarlo sia LAD edizioni con la mia curatela non è un dettaglio editoriale, ma una scelta di campo: portare qui una voce che non si presta né alla retorica umanitaria né alla commozione di consumo, ma esige di essere ascoltata come atto di accusa, come frammento di verità che non intende integrarsi nella normalità del discorso pubblico, bensì incrinarla.


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