Navalny, il veleno della rana freccia e il "giornalismo" di Repubblica

Un'analisi critica del caso Navalny: le incongruenze nelle ricostruzioni dei media italiani

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Navalny, il veleno della rana freccia e il "giornalismo" di Repubblica

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Navalny ucciso da Mosca con il veleno della rana freccia dell’Ecuador - I servizi segreti di cinque Paesi occidentali hanno rinvenuto la tossina letale e accusato: “Soltanto lo Stato russo aveva i mezzi, il movente e l’opportunità”. La vedova: “Putin è un assassino”.>>

 Questo il titolo di Repubblica (uguale  quello de La Stampa, di RaiNews e di tanti altri media mainstream) che, evidentemente, non si domanda perché mai i russi, dopo avere avvelenato  Navalny, incomprensibilmente, hanno consegnato la salma alla moglie che poi l’ha smistata a ben cinque servizi segreti che, a due anni dalla morte, hanno aspettato la Conferenza sulla sicurezza di Monaco per rendere pubbliche le loro analisi?

Ma chi ha trovato sulla salma di Navalny tracce del “veleno della rana freccia dell’Ecuador? Principalmente, il Defence Science and Technology Laboratory (DSTL) a Porton Down, Gran Bretagna; per intenderci, quello che certificava l’esistenza del Sarin in mano ad Assad, quello della saga del Novitchock, quello del  verosimile assassinio del biologo  David Kelly

Ma poi - in nome di Dio – ammesso, e non concesso che sia stato trovato nella salma, perché mai il veleno della rana freccia (usato con la cerbottana per millenni dagli indigeni dell’Equador e della Colombia) sarebbe a disposizione “solo” dei russi?

Francesco Santoianni

Francesco Santoianni

Cacciatore di bufale di e per la guerra. Autore di "Fake News. Guida per smascherarle"

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