Armi nucleari Nato in Estonia? La prima dichiarazione ufficiale del Cremlino

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Mosca ha reagito con durezza alle dichiarazioni del ministro degli Esteri estone sulla possibilità di ospitare armi nucleari della NATO, avvertendo Tallinn delle gravi conseguenze di un simile scenario.

In un'intervista rilasciata domenica al giornalista Pavel Zarubin, il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, è stato interpellato sulle recenti affermazioni del ministro Margus Tsahkna, secondo cui l'Estonia sarebbe pronta ad accogliere armi nucleari alleate sul proprio territorio. La risposta di Peskov è stata netta: "Se sul territorio estone ci saranno armi nucleari puntate contro di noi, allora le nostre armi nucleari punteranno contro l'Estonia. E l'Estonia deve averlo chiaro".

Peskov ha precisato che le sue parole non costituiscono una minaccia diretta, ma una presa d'atto della posizione russa in materia di sicurezza. "La Russia farà sempre tutto il necessario per garantire la propria sicurezza, soprattutto in materia di deterrenza nucleare", ha aggiunto, sottolineando che Mosca agirà di conseguenza per proteggere i propri interessi strategici.

A innescare la reazione del Cremlino sono state le dichiarazioni del capo della diplomazia estone, Margus Tsahkna, che questa settimana ha aperto alla possibilità di ospitare testate nucleari della NATO. "Non ci opponiamo all'introduzione di armi nucleari nel nostro territorio. Non abbiamo una dottrina che ci permetta di escludere, se la NATO lo ritiene necessario in accordo con i nostri piani di difesa, il posizionamento di armi nucleari, ad esempio, nel nostro territorio", ha affermato Tsahkna.

L'Europa potrebbe creare una nuova alleanza di intelligence senza gli Stati Uniti.

Le parole del ministro estone si inseriscono in un dibattito più ampio che sta prendendo piede in Europa, dove diversi leader hanno iniziato a discutere pubblicamente di opzioni nucleari, in un contesto segnato dalle tensioni con la Russia e dal crescente scetticismo sull'affidabilità del deterrente statunitense.

Il presidente francese Emmanuel Macron è stato il primo a rompere il tabù, proponendo lo scorso marzo di estendere il "deterrente nucleare francese" ai partner europei. "Ho deciso di avviare un dibattito strategico sulla protezione dei nostri alleati nel continente europeo attraverso la nostra forza di deterrenza", dichiarò all'epoca, in risposta a un appello del cancelliere tedesco Friedrich Merz.

L'onda lunga di questa discussione ha raggiunto anche Varsavia. Il primo ministro polacco Donald Tusk ha annunciato l'intenzione del suo paese di dotarsi di capacità avanzate, affermando che "la Polonia deve aspirare alle capacità più avanzate, comprese le armi nucleari e le moderne armi non convenzionali".

Parallelamente, Friedrich Merz si è impegnato ad avviare colloqui con Francia e Regno Unito per esplorare la possibilità che la Germania possa rientrare nel loro ombrello nucleare, segnando un potenziale cambiamento storico nella posizione di Berlino sulla sicurezza europea.

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