Alberto Negri - Atomiche dalla Turchia all'Italia: perché la notizia è credibile e fondata

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Alberto Negri - Atomiche dalla Turchia all'Italia: perché la notizia è credibile e fondata

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di Alberto Negri - Il Manifesto
 

L’Italia finisce l’anno con la possibile opzione di diventare una delle maggiori potenze atomiche europee. Senza volerlo e a sua insaputa, come quasi tutta la nostra politica estera.


Che si esprime in Libia con geometrica inconsistenza, esposta nella conferenza stampa di fine anno da uno smarrito premier Conte che di questo passo stanotte confonderà i colpi d’artiglieria di Tripoli e i raid aerei del generale a Haftar con i tradizionali botti di Capodanno.


Gli americani, dunque, potrebbero trasportare le testate atomiche dalla Turchia alle basi italiane come quella di Aviano. Il nostro ministero della Difesa afferma che si tratta di una notizia infondata: di testate atomiche in Italia ce ne sono già oltre 70 e se si aggiungessero quelle americane nella base di Incirlik sfonderemmo ogni record, superando anche la Germania (ma dietro a Gran Bretagna e Francia). Non solo la notizia non è infondata come affermano le fonti ufficiali del governo italiano, appare invece possibile se non addirittura probabile. A rivelare l’ipotesi all’agenzia americana Bloomberg è stato infatti il generale Charles Chuck Wald dell’Air Force, ora in pensione ma che è stato comandante ad Aviano e continua a rivestire incarichi nella Amministrazione Usa.


In Italia il generale Wald si dimostrò un grande decisionista con pressioni sulle autorità locali per ottenere il via libera al grande Progetto Aviano 2000: imponenti infrastrutture e abitazioni per lo stormo e le famiglie dei militari. La decisione Usa sarebbe la conseguenza del riavvicinamento di Erdogan a Putin, sancito dalla vendita ad Ankara delle batterie anti-missile russe S-400: è la prima volta che un Paese Nato acquista armi da Mosca e per questo alla Turchia è stata congelata la consegna dei nuovi caccia F-35 e si annunciano sul reiss turco nuove sanzioni – secondo l’informato quotidiano israeliano Haaretz.


Se il trasferimento si concretizzasse i bunker americani in provincia di Pordenone dove ci sono già una cinquantina di atomiche diventerebbero il deposito nucleare più grande d’Europa. L’Italia viene considerata da sempre un’alleata fedele, a prescindere dal colore dei governi e questo esecutivo appare prono come gli altri ai voleri Washington vista la confidenza di Trump con il «l’amico Giuseppi» (Conte) – nonché con il «sovranista» Salvini che con la Lega regna in Friuli Venezia Giulia – e la recente visita a Roma del segretario di Stato Usa Mike Pompeo con il quale abbiamo parlato di parmigiano ma glissando su ogni seria questione strategica, Libia compresa. Gli americani, quindi, contano che non ci sia opposizione alla possibile richiesta.


Dell’ipotesi di un trasferimento dalla Turchia dell’arsenale atomico si parlò già nel 2016, ai tempi del tentato golpe, quando Erdogan sospettava che Washington fosseo dietro l’operazione e che comunque non l’avesse osteggiata, anzi. Infatti a Incirlick furono ospitati alcuni aerei da rifornimento che consentirono ai caccia F-16 dei ribelli di minacciare Istanbul e Ankara. Incirlik, da cui dovevano partire i raid contro l’Isis, fu chiusa allora per un paio di settimane. Prepariamoci quindi con i botti di Capodanno ad accogliere il prossimo arrivo del Dottor Stranamore americano.

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