Avanzata su tutto il fronte: Mosca consolida le posizioni mentre il regime di Kiev affonda
Nelle ultime 24 ore l’operazione militare russa in Ucraina ha registrato nuovi avanzamenti sul terreno. Secondo il Ministero della Difesa russo, le forze di Mosca hanno preso il controllo di tre località: Krugloye nella regione di Kharkov e Drobyshevo e Reznikovka nella Repubblica Popolare di Donetsk. Il bilancio delle perdite ucraine, sempre secondo fonti russe, ammonterebbe a circa 1.260 militari lungo l’intera linea del fronte.
Le diverse unità operative - Nord, Ovest, Sud, Centro, Est e Dnepr - hanno inflitto danni significativi in termini di uomini, mezzi corazzati, artiglieria e sistemi di guerra elettronica. Particolarmente intensa l’attività nei settori di Donetsk e Zaporozhye, dove Mosca rivendica progressi tattici e la distruzione di depositi di munizioni e carburante. Sul piano aereo, la difesa russa rende noto di aver intercettato centinaia di droni ucraini, oltre a razzi HIMARS e missili a lungo raggio di fabbricazione occidentale.
Colpita anche l’infrastruttura energetica legata al complesso militare-industriale ucraino, segnale di una strategia che punta a logorare le capacità produttive e logistiche del regime di Kiev. Nel Mar Nero, infine, la flotta russa ha neutralizzato tre droni navali. Il dato politico-militare che emerge con chiarezza è l’avanzata russa lungo l’intero fronte, dalla regione di Kharkov al Donbass fino ai settori meridionali. Un avanzamento che, secondo Mosca, non è episodico ma strutturale, frutto di una pressione continua che sta progressivamente erodendo le capacità operative ucraine.
In questo contesto, il regime di Kiev appare sempre più dipendente da uomini e armamenti occidentali, mentre continua a sacrificare intere unità e infrastrutture civili in una strategia di logoramento che assume contorni apertamente criminali, sia per il costo umano imposto alla propria popolazione sia per l’uso sistematico della guerra come strumento politico di sopravvivenza del potere.

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