Economia di guerra: l'UE mette sul piatto 800 miliardi, ma l'industria resta al palo

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Economia di guerra: l'UE mette sul piatto 800 miliardi, ma l'industria resta al palo

 

di Federico Giusti

Da mesi i paesi europei battono cassa per risorse economiche destinate al Riarmo, lo fanno individualmente e collettivamente, 19 Stati membri in totale attingeranno dal programma Safe all'interno del piano che destina alla difesa fino a 800 miliardi di euro per acquisti definiti prioritari, parliamo di munizioni e missili, sistemi di artiglieria, droni e sistemi anti-drone, sistemi di difesa aerea e missilistica, protezione delle infrastrutture critiche, protezione degli asset spaziali, sicurezza informatica, tecnologia Ai e sistemi di guerra elettronica.

https://it.euronews.com/my-europe/2026/01/26/safe-la-commissione-ue-approva-piani-per-la-difesa-di-altri-otto-paesi-valgono-74-miliardi

Tra i criteri più rilevanti troviamo l'obbligo di acquistare materiali di fabbricazione europea, solo il 35% potrà arrivare da paesi extra UE.

Il programma è stato pensato per i paesi economicamente più deboli da agevolare attraverso tassi di interesse favorevoli, ad esempio la Germania non ha richiesto i fondi Safe.

Il Direttore Generale del Meccanismo Europeo di Stabilità (Mes), qualche settimana fa, ha avanzato la proposta di ricorrere direttamente al Mes per erogare linee di credito destinati alla difesa, una proposta anche questa destinata a paesi economicamente più deboli, le piccole nazioni come Lituania, Estonia e Lettonia con bilanci ridotti ma una spesa militare cresciuta in pochissimi anni di 4 o 5 volte.

Del programma SAFE abbiamo già parlato, i 150 miliardi di prestiti agevolati per progetti comuni, il 65 per cento delle armi acquistate andranno a beneficio delle aziende europee. Ma queste aziende saranno all'altezza delle aspettative? Stanno arrivando i primi problemi perché il complesso industrial militare comunitario risulta oggi ancora frammentato, la riconversione della manifattura da civile a militare è solo agli inizi, anzi stenta a decollare, i paesi baltici e del Nord Europa sono propensi a investire in armi molto più di quanto lo siano i paesi del centro Sud.

In questa situazione di incertezza, tra le accuse di Trump alla Nato e le conseguenze negative della guerra in Iran sull'economia comunitaria con il ritorno della inflazione e i rincari generalizzati, giocare sul terreno della finanza sta diventano una delle soluzioni preferibili per la Ue.

 Al contempo non hanno fatto i conti con il vero burattinaio della situazione, Trump il cui ricorso alla guerra è anche una scelta calcolata per indebolire il sud est asiatico, la Cina e la Europa alla quale non lesina critiche di ogni genere.

Il Meccanismo Europeo di Stabilità, nato nel 2012 come fondo di salvataggio permanente per sostenere gli Stati membri in difficoltà finanziarie, dispone oggi di oltre 700 miliardi di euro garantiti dagli Stati dell’eurozona. utilizzato al tempo della pandemia per finanziare la spesa sanitaria anche se gran parte di fondi non risultano essere stati utilizzati. 

Mes dispone di una grande capacità di prestito, si parla di circa 500 miliardi di euro, da offrire a condizioni favorevoli per la difesa europea evitando, sul momento, di aumentare le spese belliche attraverso cospicui tagli al welfare o ricorrendo all’aumento dette tasse. E con il ritorno alla inflazione anche la tenuta del welfare diventa prioritaria.

Il Mes alla lunga grava sui bilanci nazionali e comunitari, anche se in tempi medio brevi potrebbe aiutare i bilanci pubblici accordando crediti per gli investimenti in campo tecnologico e militare.

 Siamo davanti a una offerta di linee di credito ai paesi comunitari perché partecipino alla costruzione della difesa europea senza generare conflitti interni con tagli alla spesa pubblica. E in alcuni di questi paesi non la Ue ma gli Usa hanno trasferito alcune catene di montaggio o sono riusciti comunque a mettere piede con le loro multinazionali della guerra. E per questo il principale avversario del complesso industrial militare Ue è rappresentato dalla dipendenza tecnologica dagli Usa e da decenni di attività confuse e tra loro in competizione. Il ricorso ai prestiti era pensato che per unificare i progetti dentro una stessa ottica di spesa per la sicurezza.

Tuttavia, non mancano le criticità, ad esempio, il Mes non è uno strumento di facile utilizzo, accentrerebbe le decisioni in poche mani e senza coinvolgere i parlamenti nazionali e quello europeo, una ipotesi tecnocratica che alla occorrenza potrebbe anche far comodo ma con indubbie ripercussioni negative sula stabilità politica e su quanto resta della democrazia europea. L’accesso al Mes è consentito agli stati membri della zona euro ma non a paesi legati all’area della moneta europea ma formalmente fuori dalla alleanza comunitaria. E qui subentrerebbero considerazioni varie specie rispetto alle pretese egemoniche della Ue e al bisogno di controllare processi decisionali in campo militare ed economico di alleati vicini.

La assenza di un controllo diretto della Ue desta crescente preoccupazione, se l'obiettivo era quello di costruire un polo industriale militare europeo, questo polo sta presentando difficoltà nella fase di realizzazione e tra le difficoltà segnaliamo la debole crescita economica, l'incertezza derivante dalle guerre che alimentano la spirale inflazionistica. E in questi contesti i processi finanziari non sempre attecchiscono.

Federico Giusti

Federico Giusti

Federico Giusti nasce a Pisa nel 1966, si laurea in letteratura italiana e subito dopo inizia a lavorare come precario per poi entrare in Comune nel 1999.

Delegato sindacale prima dei Cobas e oggi della Cub è stato attivo nei movimenti studenteschi e per il diritto all'abitare Oggi fa parte dell'ufficio stampa dell'Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e dell'università, ha dato vita a un gruppo di studio con Emiliano Gentili e Stefano Macera ed è tra gli animatori di Radio Grad. E' sposato con figli e nipoti.

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