Brasile: una crisi sempre più preoccupante

Gli ultimi dati pubblicati sull'economia dimostrano come il programma d'intervento di Rousseff non sia bastato

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Brasile: una crisi sempre più preoccupante

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Il Brasile entra in una fase di stagnazione economica sempre più pericolosa. Secondo gli ultimi dati pubblicati, venerdì, infatti, l'economia del colosso sud americano mostra un inaspettato rallentamento nel terzo quadrimestre dell'anno con la crescita che si è arenata allo 0,6% da settembre a dicembre, la metà di quello che gli esperti avevano ipotizzato. Inoltre, gli investimenti sono diminuiti del 2%, mentre la spesa in consumi è aumentata solo dello 0,9%. La debole spesa privata ha quindi controbilanciato il grande stimolo alla domanda con investimenti pubblici deciso dal governo. “E' orribile”, ha dichiarato Jankiel Santos, capo economista alla BES Investimento di Sao Paulo. "Il governo deve iniziare a preoccuparsi di tutto questo. La mia previsione è che decida di utilizzare ulteriori misure di stimolo alla crescita”.
Nello scorso settembre, il governo ha tagliato le previsioni di crescita per l'anno al 2%, un dato che è sembrato fin troppo ottimista dai mercati anche prima della pubblicazione degli ultimi dati. L'aumento del Pil per il 2010 dovrebbe attestarsi intorno all'1%, rispetto al 2.7% dello scorso anno ed il 7.5% del 2010. 
Il presidente Dilma Rousseff ha attuato un programma di sostegno alla domanda da 50 miliardi di dollari per i prossimi cinque anni ed aumentato il ruolo del settore privato nell'economia. Il piano prevede, tra l'altro, la privatizzazione di 14,000km di ferrovie e strade, oltre alla vendita di alcuni porti e l'erogazione di energia. I costi alti dell'energia, le infrastrutture carenti e gli alti costi del lavoro – che insieme vengono descritti dagli esperti economici come il “costo del Brasile” - hanno pesato sulla crescita. Nonostante le scelte riformiste del governo, gli ultimi dati dimostrano come le aziende brasiliane rimangano senza fiducia sulle prospettive di affari.

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