Cinema e censura: una storia italiana

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Cinema e censura: una storia italiana

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di Michele Diomà - Blog di Beppe Grillo
 

Alcuni anni fa ebbi la fortuna di realizzare un progetto al quale prese parte Francesco Rosi, che ancora oggi grazie a film come “Il caso Mattei” resta nella storia della Settima Arte il regista che meglio di chiunque altro ha saputo coniugare indagine giornalistica e qualità cinematografica, in quell’incontro ebbi anche modo di chiedere al Maestro Rosi, per quali ragioni i produttori, a parte rarissimi casi, soltanto negli anni ’60 e ‘70 scommettevano su film che toccavano temi oscuri come la misteriosa morte dell’Ingegner Enrico Mattei. La risposta di Francesco Rosi fu: “chi tocca i fili muore!” come viene anche riportato nel documentario che realizzammo.


Su quella frase ho riflettuto a lungo e mi sono chiesto spesso quanto un autore deve esser prudente nello scrivere una sceneggiatura, ma ogni volta la sola idea di autocensurarmi mi faceva sentire come un traditore di quel cinema che aveva saputo raccontare le ombre più torbide di alcuni poteri occulti che hanno forse determinato il destino di molti fatti tragici accaduti in Italia. Film che per anni sono stati censurati dalla TV di stato, questione che denunciò anche Marcello Mastroianni a proposito di “Todo modo”, opera firmata da Elio Petri nel 1976, che profeticamente anticipava l’omicidio di Aldo Moro.


Ma quali effetti collaterali un regista rischia oggi se riesce nell’ardua impresa di girare un film di vera indagine civile? Cosa dovrà affrontare un produttore pronto ad investire su un un’opera che non si limita ad avere “la locandina da film impegnato”?


Domande che trovano poche risposte, dato che molti demordono.


Fortunatamente qualcuno però ci riesce, ma cosa gli accade?


Si ritrova contro una specie di “plotone” parola un po’ forte, ma che credo renda l’idea, una schiera di censori, una folla di funzionari che impediscono la messa in onda presso la TV di Stato di un film “miracolosamente” nato.


E’ il caso del film “La trattativa” che per 5 anni non è stato trasmesso dalla RAI, opera dedicata al tema del rapporto di collaborazione tra lo Stato e la Mafia e che sarà finalmente possibile vedere.


Un piccolo segnale di buona salute del servizio pubblico televisivo, perché tra non mandare in onda un film e trasmetterlo, chi crede davvero nella libertà espressiva ed è pronto a battersi per difenderla, dovrà sempre essere a favore della seconda soluzione per ambire ad uno straccio di credibilità.


Il tal modo verranno rispettati anche i cittadini italiani, co-finanziatori della RAI, che avendo la possibilità di vedere un film, avranno poi il diritto di esprimersi in merito.

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