Come Montanelli: perché ho scelto di votare NO per legittima difesa democratica

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Come Montanelli: perché ho scelto di votare NO per legittima difesa democratica

 

Alla fine ho deciso. Ma non mi hanno convinto i pareri degli esperti, dei costituzionalisti e dei giuristi che si fronteggiano h24 in quest’incessante ping pong  che vuol farti cedere per sfinimento. Del resto, rationae materiae, e con buona pace dell’impegno profuso da ottime persone quali il dott. Nicola Gratteri (Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli) e il professor  Giovanni Bachelet (presidente del comitato “Società civile per il No nel referendum costituzionale”), il discorso sul merito del quesito referendario è fuori luogo e fuori contesto  in questo paese di analfabeti funzionali.

Quello che mi ha convinto definitivamente è stato l’ennesimo show di Salvini e compagnia cantante a ridosso dei fatti di Torino/Askatasuna. Una comparsata, manco a dirlo,  seguita a quella della Fratella d’Italia e per entrambe le quali vale al meglio un’icastica, quanto rodata e popolaresca espressione: “hanno la faccia come il co!

Ma francesismi a parte andiamo con calma e riavvolgiamo il filo del discorso. Dopo la manifestazione di 50.000 persone in favore del centro sociale torinese, alcuni (non altrimenti qualificabili) dementi si avventano contro un poliziotto a terra, infierendo con calci pugni e martellate. Il tutto viene ripreso e trasmesso urbi et orbi.

 Le immagini sono esplicite come poche altre e qualsiasi persona con un minimo di decenza non può che trarne le debite conclusioni, stigmatizzando  la ferocia e la vigliaccheria di chi in gruppo si accanisce contro un uomo indifeso. Chiaramente altrettanta decenza vuole che condanne per fatti del genere siano sempre senza se e senza ma, a prescindere dal fatto che chi è a terra indossi una divisa o meno.  

Come è noto dopo quei fatti il PM di Torino ha disposto l’arresto di 3 persone: il ragazzo dal giubbotto rosso (che nel video incriminato appare nelle retrovie del gruppo) e due altri manifestanti, identificati in altro contesto e denunciati per resistenza a pubblico ufficiale. Con poco ci si avvede che si tratta di un arresto civetta e due arresti di rincalzo in virtù del clamore mediatico generatosi dalla vicenda. Nei giorni seguenti il GIP dispone pilatescamente i domiciliari per il ragazzo dal giubbotto rosso e la scarcerazione con obbligo  di firma in questura per gli altri due. Una decisione, anche questa, un tanto al chilo, che cerca di salvare capra e cavoli.           

E Salvini e Meloni cosa fanno? La prima, da capo del governo, pretende di indirizzare le indagini chiedendo che per via dell’uso del martello si indaghi per tentato omicidio. Di rincalzo, il fu capitano retrocesso a sergente inscena l’ennesima comparsata contro le scarcerazioni facili e Pro-SI al referendum. A seguire il suo immancabile intervento sui social: “Votare si al referendum sulla Giustizia è un dovere morale”.

Insomma, qui c’è un Black Bloc del tutto anomalo che quasi volesse farsi riconoscere si mette un giubbotto rosso ed una scoppola verde e che in altre fasi della manifestazione viene ripreso a volto scoperto…Ma nell’attuale ordinamento il PM (che Ça va sans dir, nell’occasione ha presentato ricorso al tribunale del riesame contro le scarcerazioni disposte dal GIP) non dovrebbe valutare anche eventuali prove a favore dell’indagato? Come è di lampare evidenza per chiunque si approcci al caso sine ira ac studio, in quest’occasione entrambi i magistrati - sia il PM che il GIP - non hanno certo forzato la mano in favore dei contestatori ma semmai al contrario.

E ammesso e non concesso che un capo di governo voglia e possa interferire in vicende giudiziarie, non sarebbe consigliabile prepararsi un pò meglio prima di spararla grossa? Magari guardando più volte il video. Riguardo all’ipotesi di tentato omicidio cosa sono più gravi, le martellate sulla coscia o un  calcio a gamba tesa sulla schiena?

  “Generale queste cinque stelle…queste cinque lacrime sulla mia pelle che senso hanno…”

Ma bisogna capire. Certe delusioni pesano più di quelle amorose. E così se ben comprendiamo il dolore del segretario della Lega abbandonato da Vannacci e i conseguenti tentativi di recuperare terreno, dobbiamo tener presente anche l’overloading che grava sull’underdog della Garbatella, presa com’è tra schermaglie e sceneggiate diplomatiche con la Svizzera (per via dell’inchiesta sul rogo di Crans Montana) e lo sfiancante slalom tra la quadratura  degli equilibrismi europei e le spasmodiche convulsioni  della congrega di invasati d’oltreoceano.

Sarà forse per questo (magari per distrarsi) che, prevedibile come un algoritmo, non appena sente l’odore la madre y mujer esonda senza ritegno. O sarà forse un riflesso di tipo pavloviano a farle scattare la molla non appena le si presenta l’occasione. Non ci si stupisce allora che fiondandosi sulla vicenda abbia persino promesso giustizia alla mamma di un bimbo rimasto vittima di uno sconvolgente episodio di malasanità.

Del resto, come sempre  più spesso accade di questi tempi, lo stupro della logica e della verità procedono sempre appaiati. Quando poi in ballo ci sono giustizia e sicurezza  ormai vale una regola fissa; più è plateale la sconfessione, più si gioca al rilancio. Lo si era già visto con la vicenda di Ramy Elgami (il ragazzo di origini egiziane morto dopo esser stato speronato da una volante dei carabinieri) di fronte all’eloquenza di un video e alla criminale intimidazione dei testimoni. Anche in questo caso a livello politico si era difeso l’indifendibile, in modo non troppo dissimile (per lo meno nella sostanza) rispetto a quanto poi avrebbero fatto Trump ed accoliti in occasione dei mis-fatti di Minneapolis. Per non parlare poi degli inquietanti sviluppi che si prospettano sul più recente caso di Rogoredo.[1]

Ma non è solo una prerogativa della destra; logica e verità vengono rimaneggiate a tutto campo confidando nella narcosi della pubblica opinione, ammesso che quest’ultima possa dirsi ancora esistente. E così sul fronte del NO si attacca la revisione costituzionale, insistendo sull’unico punto che potrebbe…dico potrebbe, portare all’ effettivo miglioramento dell’operato di un istituto fondamentale dello stato di diritto, ma che dopo i fuochi fatui di tangentopoli ha visto crescere progressivamente il grado di sfiducia dei cittadini nei suoi confronti. Mi riferisco al meccanismo del sorteggio previsto per i futuri due CSM, soprattutto per quanto attiene la parte togata. Un sorteggio, che, mutatis mutandis, fosse per me estenderei anche a livello politico!

Stingendo i nodi, non vi è alcuna evidenza che una vittoria del SI ciò possa portare ad un miglioramento o ad un peggioramento del sistema Giustizia, ma vi sono tutti i presupposti affinchè in tal caso si verifichi una stretta autoritaria e ad un ulteriore riduzione degli spazi democratici. Per tutte queste ragioni non mi resta che cercare la scheda elettorale (da qualche parte l’avrò messa) tornare al seggio per votare NO, senza troppa convinzione e senza ripensamenti …montanellianamente…turandomi il naso, ma anche scaramanticamente incrociando le dita.

 

 

 

 

[1] 26 gennaio 2026, uccisione del pusher marocchino Abderrahim Mansouri da parte di un agente di polizia

Alessandro Mariani

Alessandro Mariani

Laurea magistrale in Scienza politiche e a seguire in Giurisprudenza. In  buen retiro dopo 40 anni di Guardia di Finanza. Con attività avventurose cerco di contrastare il fattore tempo e mantenere un livello stabile di endorfine che mi consenta di coltivare a tempo perso velleità saggistiche e letterarie. A tempo pieno gestisco l'eredità di una prole ormai oltre frontiera di cui alla foto.

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