Consoli o vassalli? This is the question!

5299
Consoli o vassalli? This is the question!

I nostri articoli saranno gratuiti per sempre. Il tuo contributo fa la differenza: preserva la libera informazione. L'ANTIDIPLOMATICO SEI ANCHE TU!

OPPURE



di Patrizia Cecconi
 

Il potere della carta stampata e, soprattutto, quello del più grande imbonitore del secolo, la TV, sulla formazione dell’opinione pubblica è fuori discussione. Tuttavia, sottovalutare i social sarebbe un grosso errore e ormai ogni comunicatore, sia di professione che per passione, lo sa bene e sa che la “verità mediatica” può essere smentita solo grazie ad essi. Il caso specifico che stiamo affrontando, e che abbiamo conosciuto, appunto, grazie ai social, riguarda la sistematica mancata tutela dei cittadini italiani di fronte all’arbitrio di uno Stato straniero, quando questo Stato è Israele.


Così, per rimbalzi nella rete e non già grazie alla magica TV, capita di scoprire che in un’intervista rilasciata a 'Fanpage.it' circa il respingimento di un ragazzo italiano alla frontiera israeliana, il console italiano a Tel Aviv, Nicola Manniello, dichiara candidamente e senza alcun percepibile disappunto, che la polizia di frontiera israeliana respinge ogni anno un alto numero di italiani e di questi una cinquantina sono solo quelli che si rivolgono al consolato pensando – ingenuamente – di poter essere tutelati.


Ma “la nostra rappresentanza diplomatica può ben poco di fronte a tali respingimenti “ dice il console e quindi aggiunge, come se la cosa fosse normale, che questo ragazzo non è un’eccezione e che “E’ capitato anche a politici, giornalisti o amministratori delegati…”. “Certo, lo sappiamo che le persone fermate vengono messe in una saletta, una sorta di limbo, assieme ad altri che verranno respinti” e che gli interrogatori “possono essere anche lunghi, effettuati con modalità poco cortesi” e per questo “noi consigliamo sempre di visitare la pagina Viaggiare Sicuri disponibile sul sito del ministero degli esteri in cui ci sono tutte le informazioni utili”. Con candore giustificazionista aggiunge che “Israele è un Paese che sconta delle particolari esigenze di sicurezza e va valutato in un quadro più amplio…. in alcune circostanze, i controlli possono includere lunghi interrogatori e perquisizioni e concludersi – per motivazioni anche non esplicitate all'interessato – con un diniego di ingresso nel Paese” (cfr. www.fanpage.it/esteri/il-caso-khalid-18enne-italiano-respinto-da-israele-il-console-succede-a-50-italiani-ogni-anno/)


Tutto normale, no? E’ tutto così burocraticamente normale che il console Manniello afferma di poter dire per esperienza diretta “che Israele vuole risolvere quanto prima la pratica di espulsione proprio per evitare l’intervento delle ambasciate o l’accusa di violare i diritti umani”.


Il bravo console non aggiunge che Israele li viola eccome i diritti umani, e non si accorge che le sue risposte danno l’impressione che sia più spinto a tutelare il Paese in cui ha trovato lavoro, sebbene pagato dall’Italia, che non i cittadini italiani discriminati proprio da quel Paese che occupa militarmente la Palestina e costringe chiunque a passare sotto le sue forche caudine avendo illegalmente chiuso ogni accesso libero. Ma per lui è tutto così normale che specifica che “Di solito per quanto riguarda gli italiani (respinti) sono attivisti di Ong soprattutto quelle legate al movimento Bds”.


Insomma il console sembra aver dimenticato la sua funzione di tutela dei suoi concittadini e sembra invece garbatamente intento a mantenere un rapporto di rispettosa accettazione degli abusi commessi dal paese in cui hanno sede i suoi uffici consolari. Il tutto esposto con garbo – ovviamente – diplomatico, al punto che sembra impossibile porre Israele di fronte alla gravità delle sue continue violazioni e dei suoi abusi, accettati come un vassallo accetterebbe i capricci del suo signore.


Neanche di fronte a un altro illecito, quello della non restituzione del bagaglio allo studente italiano espulso, il console mostra l’habitus di tutore dei cittadini del Paese che avrebbe il compito di rappresentare e far rispettare, ma confida al suo intervistatore che “Con Khalid (il giovane respinto ndr) siamo stati in contatto per mesi dopo il suo ritorno in Italia per cercare di risolvere il problema legato al bagaglio” e conclude con un consiglio che poco ha da spartire con la dignità e molto con l’accettazione di un potere considerato superiore, al quale ci si rivolge umilmente chiedendo clemenza e comprensione, ponendosi in stato di inferiorità e contando sulla benevolenza di chi elargisce favori a coloro che ne accettano la superiorità. Col diritto non ha niente da spartire, mentre ha molto da condividere col vassallaggio che consente a Israele di porsi uber alles rispetto a chiunque. Il suggerimento del console Manniello ne è inconfutabile prova. Ecco le sue parole: “L’unico consiglio che mi sento di dargli (allo studente padovano) è di rivolgersi all'ambasciata israeliana in Italia e sono sicuro che faranno il possibile per trovare una soluzione”.


Ma, ci chiediamo, l’Italia è un paese sovrano o è un vassallo di Israele e, di conseguenza, il console svolge correttamente il suo lavoro considerando normale che i cittadini italiani subiscano un trattamento del tutto opposto a quello riservato in Italia ai cittadini israeliani, correttamente accolti e rispettati dalla nostra polizia di frontiera?


Ci piacerebbe che il console Manniello desse la sua risposta alla luce di quella normalità che a noi sembra una mortificazione della nostra sovranità nazionale oltre che un abuso verso il giovane Khalid e tutti gli altri che subiscono lo stesso trattamento.

ATTENZIONE!

Abbiamo poco tempo per reagire alla dittatura degli algoritmi.
La censura imposta a l'AntiDiplomatico lede un tuo diritto fondamentale.
Rivendica una vera informazione pluralista.
Partecipa alla nostra Lunga Marcia.

oppure effettua una donazione

Potrebbe anche interessarti

Cento Anni di Fidel: il Coraggio e la Coerenza di Fabrizio Verde Cento Anni di Fidel: il Coraggio e la Coerenza

Cento Anni di Fidel: il Coraggio e la Coerenza

Cina, il viaggio non è più quello di una volta (e meno male)   Una finestra aperta Cina, il viaggio non è più quello di una volta (e meno male)

Cina, il viaggio non è più quello di una volta (e meno male)

In Campania una fabbrica di droni destinati a colpire la Russia? di Francesco Santoianni In Campania una fabbrica di droni destinati a colpire la Russia?

In Campania una fabbrica di droni destinati a colpire la Russia?

RUSSELL MEANS, IL NATIVO CHE L’AMERICA NON RIUSCÌ A IGNORARE di Raffaella Milandri RUSSELL MEANS, IL NATIVO CHE L’AMERICA NON RIUSCÌ A IGNORARE

RUSSELL MEANS, IL NATIVO CHE L’AMERICA NON RIUSCÌ A IGNORARE

Woke, l'obsolescenza che fa PIL (di Francesco Erspamer) di Francesco Erspamer  Woke, l'obsolescenza che fa PIL (di Francesco Erspamer)

Woke, l'obsolescenza che fa PIL (di Francesco Erspamer)

Gli errori (da non ripetere) della "cultura woke" di Paolo Desogus Gli errori (da non ripetere) della "cultura woke"

Gli errori (da non ripetere) della "cultura woke"

Complottista a chi? La legge di Gresham per l’informazione di Alessandro Mariani Complottista a chi? La legge di Gresham per l’informazione

Complottista a chi? La legge di Gresham per l’informazione

La nuova provocazione della NATO nei pressi di Kaliningrad di Marinella Mondaini La nuova provocazione della NATO nei pressi di Kaliningrad

La nuova provocazione della NATO nei pressi di Kaliningrad

Succubi e complici di americani ed israeliani di Giuseppe Giannini Succubi e complici di americani ed israeliani

Succubi e complici di americani ed israeliani

Il caro prezzo della Bari "attrattiva" di Antonio Di Siena Il caro prezzo della Bari "attrattiva"

Il caro prezzo della Bari "attrattiva"

Italia e vincolo esterno di Gilberto Trombetta Italia e vincolo esterno

Italia e vincolo esterno

FRIEDMAN HA VINTO di  Leo Essen FRIEDMAN HA VINTO

FRIEDMAN HA VINTO

ZELENSKY SI INCHINA A UN NAZISTA (di Giorgio Cremaschi) di Giorgio Cremaschi ZELENSKY SI INCHINA A UN NAZISTA (di Giorgio Cremaschi)

ZELENSKY SI INCHINA A UN NAZISTA (di Giorgio Cremaschi)

Registrati alla nostra newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti