Cuba e Italia, un amore corrisposto

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di Fabrizio Casari - Altrenotizie
 

I cancelli dell’ambasciata di Cuba in Italia sono stati teatro di una manifestazione della solidarietà italiana con l’isola socialista. La manifestazione, che si è svolta nella 53esima ricorrenza della caduta del Comandante Ernesto “Che” Guevara, ha contato anche con la presenza di cubani residenti in Italia ed ha avuto come obiettivo il festeggiamento per la candidatura al Nobel per la pace della brigata medica cubana Henry Reeve, che nel nord Italia come anche in altri paesi d’Europa, ha fornito un contributo straordinario nell’affrontare la fase più critica della battaglia contro il Covid-19.


Quando si parla di solidarietà si deve aver presente anche di cosa sia il suo opposto, ovvero l’egoismo ed il cinismo, l’odio e la ferocia. In questo caso, per meglio spiegare, può essere utile ricordare che proprio nel momento più critico dell’emergenza sanitaria, Trump inasprì con ulteriori misure il blocco verso l’isola, dispose alcune ulteriori sanzioni al Nicaragua ed ordinò al Fondo Monetario di rifiutare un prestito di 5 miliardi di dollari al Venezuela.


Nulla di nuovo, purtroppo. L’Amministrazione Trump si è caratterizzata e si caratterizza tutt’ora per il grado più basso di rispetto della sovranità di Cuba, dei diritti umani (dei quali si erge a paladina quando gli conviene) e del comune senso della decenza, arrivando ad impedire attraverso minacce e sanzioni nei confronti delle imprese straniere, l’arrivo a Cuba dei dispositivi di sicurezza anti-Covid.


La politica criminale della Casa Bianca è il risultato della delega in bianco che Donald Trump ha firmato alle associazioni terroristiche e mafiose dei fuoriusciti cubani in Florida. Sono infatti loro, rifiuti di Cuba riparati a Miami e le cui gesta terroristiche sono state lo sfondo dell’attività di lobby anticubana, a garantire i voti necessari al tycoon per sopravvivere e tentare di vincere.


L’incremento incessante del blocco contro Cuba racconta sia del cinismo politicante della nidiata nazi-evangelica seduta nello studio ovale, sia della storia di accanita resistenza di un isola che, quanto a orgoglio, non teme confronti. Il blocco più lungo della storia, contro il Paese che insegna solidarietà e muove i suoi figli migliori a sostegno di chi non ha le risorse e le conoscenze per potersi difendere da ogni tipo di pandemie, è non solo quanto di più anacronistico ed ingiusto, ma si rivela certamente come inutile allo scopo che si prefigge e funzionale solo al business che politicanti e lobby terroristico-mafiose della Florida (stato elettorale chiave ndr).


Certo, sessanta anni di blocco economico, politico e commerciale verso Cuba, hanno reso impossibile lo sviluppo imperioso che, per la qualità del suo popolo e del suo gruppo dirigente, Cuba avrebbe potuto raggiungere. Ma nonostante il blocco, l’isola socialista ha comunque raggiunto un livello di qualità straordinaria nella bio-ingegneria medica, nella medicina e chirurgia e nel trattamento dei peggiori flagelli virali come nelle malattie neurodegenerative.

 

Eppure questo non diventano occasione di business, bensì di fratellanza. Cuba, come già fatto con l’Africa ed il Centro e Sud America, mette a disposizione di chiunque si trovi in difficoltà la sua rinomata qualità medico-scientifica con il suo riconosciuto spirito solidaristico.


Sotto quei camici bianchi della Brigata Henry Revee c’è lo spirito solidaristico ed umanista della Rivoluzione cubana, opera di alta ingegneria etico-politica, fatta di materiale resistente e per molti aspetti inossidabile. Cuba è palestra dei giusti, territorio ostile all’arroganza imperiale, luogo nel quale tutto è di tutti, soprattutto il sapere. E un Nobel alla Brigata Henry Revee sarebbe, prima che un premio, un atto dovuto, una sorta di riconoscimento obbligato della comunità internazionale verso chi, ogni giorno e in tanti luoghi del mondo, sceglie la via impervia della solidarietà in luogo di quella comoda dell’egoismo.

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