Cuba: morto Oswaldo Payà

La dissidenza cubana perde il suo uomo simbolo. Ombre sulla dinamica dell'incidente

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Cuba: morto Oswaldo Payà

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Oswaldo Payà, da trent’anni alla guida del Movimento Cristiano di Liberazione, in prima linea contro il regime castrista e per la democrazia, è morto domenica in un incidente d’auto nel Sud dell’isola.  La prima a dare la notizia è stata la blogger Yoanì Sanchez: “Ho appena parlato con la moglie di Oswaldo Payà. Mi conferma che suo marito ha avuto un incidente”. Mezz’ora dopo il tam tam della rete è confermato dalla Cnn spagnola: Payà è morto in un incidente automobilistico a Bayamo, il capoluogo della provincia di Granma. Ombre e scetticismo restano sulla dinamica dell'incidente.
Oswaldo Paya, vincitore del premio Sakharov per i diritti umani, ha trascorso la sua vita a sfidare il regime comunista dell'isola e nel 1988 è stato fra i fondatori del Movimento cristiano di liberazione. Il suo impegno è proseguito nel «Varela Project», un progetto che si proponeva di introdurre alcune modifiche legislative (in primis libertà d’associazione e di stampa) attraverso la via referendaria e che portò davanti all’Assemblea Nazionale cubana 40 mila firme per il cambiamento. Il suo primo gesto di ribellione, però, risale agli anni giovanili, quando finì tre anni in riformatorio perché si ostinava a fare il chierichetto. Nel 1993 ricominciò il suo progetto di raccolta firme per chiedere libere elezioni in Cuba. Nel 1996 elaborò il Progetto Varela, ovvero la richiesta di referendum per convertire in legge: il diritto alla libertà di espressione, la libertà di stampa, la libertà di associazione, il diritto dei cittadini cubani a fare impresa (attualmente previlegio degli stranieri) modifica della legge elettorale e amnistia per i prigionieri politici. Sulla base del Progetto Varela, Paya riunì la maggioranza delle organizzazioni dissidenti dentro l'isola, pubblicando il manifesto Tutti uniti. Nel 2006, in un’intervista alla Stampa, spiegava così le sue posizioni: «Sul piano economico sono per la liberalizzazione, ma non per la privatizzazione cieca: è la persona che deve avere la libertà, non il mercato che deve dominare sulla persona. Altrimenti passeremmo dal fondamentalismo comunista a quello capitalista».
Anticastrista, ma allo stesso tempo contrario all’embargo americano, ha sempre polemizzato anche con i dissidenti cubani emigrati negli Usa. 

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