Dalle Rinnovabili ai Missili: Come i Fondi di Coesione UE finanziano il riarmo

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Dalle Rinnovabili ai Missili: Come i Fondi di Coesione UE finanziano il riarmo

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di Federico Giusti

Il Fondo di coesione  è stato pensato, e finanziato, dalla UE per promuovere il cosiddetto sviluppo sostenibile, trattasi di investimenti legati alle energie rinnovabili, incluse le reti transeuropee legate a nuove infrastrutture. Potremmo spaziare dai mezzi elettrici a interventi di risparmio ed efficientamento energetici, l'ammodernamento della economia dovrebbe passare anche da investimenti e tecnologie tali da salvaguardare l'ambiente, questo in teoria perchè nella pratica avviene invece ben altro.
 
L'Unione Europea  aveva promosso questi fondi per superare i divari esistenti tra i vari paesi ma già un anno fa scoprimmo di importanti somme distolte dal loro originale utilizzo e indirizzare al settore della difesa, a costruire infrastrutture a uso duale e per produrre munizioni e sistemi di arma. Si ebbe notizia di oltre 12 miliardi di euro destinati a ben altri scopi, ad esempio il potenziamento della mobilità militare,  per promuovere  sicurezza e capacità industriale e produttiva della difesa europea. E questa decisione, eccezion fatta per piccole minoranze, non ha prodotto sdegno e opposizione nei vari paesi aderenti all'Unione Europea.
 
Se nel Vecchio continente si parla con sempre maggiore enfasi di riconversione industriale a fini di guerra, non desterà scalpore  l'utilizzo di risorse economiche a fini militari. La tutela dell'ambiente può attendere insomma, il riarmo invece no.
Ma in tempi difficili con le elezioni politiche imminenti in alcuni paesi Ue, la preoccupazione di attribuire troppa rilevanza al complesso industrial militare ha avuto almeno l'effetto di aprire una discussione in seno alla Ue.
La riprogrammazione dei fondi di coesione, appena conclusasi, è nata dalla esigenza di rimodulare complessivamente il piano di aiuti cercando qualche equilibrio tra spese militari e civili, ripensando l'utilizzo dei fondi comunitari per obiettivi giudicati prioritari e strategici.
 
 E se tra gli obiettivi ci sono anche progetti di guerra, la parte civile doveva essere comunque valorizzata maggiormente sapendo che i paesi interessati erano soprattutto Polonia ed Italia ossia le due nazioni strategiche militarmente per il fronte nord est (in funzione anti russa) e per quello mediterraneo nel Sud Europa.
 
La Polonia riceve 8 miliardi, l'Italia oltre 7, a seguire, ma decisamente staccati, Spagna con 3,2 miliardi di Euro, Portogallo con 2,5 e Grecia e Germania con 2 miliardi. In percentuale l'Italia assorbe quasi il 17 per cento delle risorse complessive relative ai fondi di coesione per il periodo 20217.
 
Sarebbe troppo lungo soffermarsi sui programmi interessati, sia sufficiente comprendere come la revisione non sia casuale, le aree beneficiarie hanno dovuto presentare dei programmi capaci di mettere insieme Ricerca, innovazione e competitività.
 
Quanto siano utili questi fondi alle politiche di coesione è ancora più difficile da dimostrare, è sufficiente invece riflettere sulla necessità di non indirizzare tutte le risorse a scopi di guerra anche per esigenze di tenuta politica nei territori.
 
La revisione dei progetti, destinatari delle risorse vede in ogni caso primeggiare alcune voci: competitività (15,2 miliardi),  difesa (11,9), alloggi (3,3 ), acqua (3,1) ed energia (1,2).
 
Dubitiamo fortemente che certe riprogrammazioni siano invece avvenute su base volontarie, a spingerle sono un insieme di fattori che mettono insieme fabbisogni e richieste provenienti dai territori con la promessa di investimenti ulteriori da parte di importanti multinazionali.
 
Il fatto grave sta nell'utilizzo di quote rilevanti dei fondi comunitari per il riarmo quando il loro utilizzo originario avrebbe dovuto essere finalizzato alla coesione tra i vari paesi raggiungendo livelli di sviluppo analoghi con ampio ricorso ad energie alternative. 
Anche da questi elementi si evince il carattere strategico della guerra nei nuovi scenari economici e industriali del vecchio continente

Federico Giusti

Federico Giusti

Federico Giusti nasce a Pisa nel 1966, si laurea in letteratura italiana e subito dopo inizia a lavorare come precario per poi entrare in Comune nel 1999.

Delegato sindacale prima dei Cobas e oggi della Cub è stato attivo nei movimenti studenteschi e per il diritto all'abitare Oggi fa parte dell'ufficio stampa dell'Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e dell'università, ha dato vita a un gruppo di studio con Emiliano Gentili e Stefano Macera ed è tra gli animatori di Radio Grad. E' sposato con figli e nipoti.

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