Daniele Luttazzi - Per la Clinton e i Dem Usa, se Israele perde consensi è tutta colpa di Tik Tok
di Daniele Luttazzi - Fatto Quotidiano, nonc'èdiche
Durante l’Israel Hayom Summit a New York, un evento organizzato dalla miliardaria israeliano-americana Miriam Adelson, grande sostenitrice di Trump (per finanziarne le due campagne elettorali ha speso 400 milioni di dollari, purché Trump sostenesse l’annessione israeliana della Cisgiordania), Hillary Clinton ha espresso preoccupazione perché l’opinione pubblica americana critica Israele, e ha indicato come causa principale i social media, in particolare TikTok. Il problema non sono l’occupazione, l’annessione e i 70.000 palestinesi assassinati, ma i giovani “che ricevono le informazioni dai social media senza contesto, dove ciò che vedono non è solo unilaterale, ma pura propaganda”.
Da che pulpito! Ricordo il suo sostegno pubblico al documentario-hasbara Screams Before Silence, prodotto dall’ex capa di Facebook Sheryl Sandberg, che raccontava di fantomatici stupri di massa di Hamas durante l’attacco del 7 ottobre 2023 come fossero davvero accaduti (t.ly/JN8l7). Anche Haaretz, quotidiano progressista israeliano, ha deplorato l’ipocrisia della Clinton: come Segretario di Stato non può dimenticare le sue responsabilità nel fallimento dei negoziati tra Israele e Palestina. Incolpando TikTok e i giovani, scrive Haaretz, la Clinton sposta l’attenzione dai crimini israeliani, vere cause del giudizio negativo dell’opinione pubblica Usa su Israele. La Clinton critica i giovani che condividono informazioni su Gaza, ma non chiede a Israele di consentire ai giornalisti di entrare nella Striscia per riportare dati verificabili. Riduce insomma a un problema di disinformazione la vibrata protesta internazionale contro il genocidio in corso a Gaza, oggi sostenuto dai veti all’Onu e dalle forniture militari dell’amministrazione Trump. È un insulto all’intelligenza ed è immorale, dunque inaccettabile, interpretare le immagini dei bambini gazawi feriti o uccisi come frutto di una campagna contro Israele, senza riconoscere la responsabilità di Israele e degli Usa in quei crimini.
La Clinton non è l’unica voce Dem, del resto, a incolpare i social per la diffusa condanna di Israele e del suo modus operandi, che non è inferiore, per crudeltà, a quello nazista (basti pensare al double tap strike, il secondo bombardamento a ridosso del primo quando, sullo stesso luogo, accorrono i soccorritori, medici o civili: l’ennesimo crimine di guerra. Viene da sperare che il Dio di Israele, in cui dicono di credere, esista davvero e punisca i responsabili di questa e altre atrocità, visto che la giustizia terrena pare impotente a farlo, mentre gli Usa di Trump sanzionano i giudici internazionali e le relatrici Onu che ci provano).
L’ex speechwriter di Obama, Sarah Hurwitz, ha detto che oggi è impossibile discutere coi giovani: “Se tutto il giorno il tuo cervello è bombardato da TikTok con immagini sconvolgenti di Gaza, sto parlando attraverso un muro di bambini morti”. Dunque la colpa non sarebbe dei carnefici, ma dei video sulle vittime (“un muro di bambini morti”): maledetta. Anche Van Jones, ex consigliere di Obama, se l’è presa con quei video di TikTok, che ha attribuito a una campagna di disinformazione di Iran e Qatar. La contraddizione è ironica, commenta Haaretz: politici che sfruttarono i social per la loro propaganda elettorale ora li dipingono come nemici di Israele per sostenere l’hasbara. L’International Holocaust Remembrance Alliance (Ihra) definisce antisemitismo ogni critica a Israele: non sorprende che, per arginare le proteste dei cittadini informati, negli Usa 37 Stati e parecchie università abbiano adottato le sue capziose “linee guida”. E neppure che in Italia, dopo Gasparri, Scalfarotto e la Lega, anche i pidini Delrio, Casini, Sensi, con altri 10 sciagurati (in totale, un terzo del gruppo Pd al Senato), vogliano tramutarle in legge. Elly, cosa aspetti a stracciare la tessera?

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