La competizione tra potenze oggi è lotta per le rinnovabili (di Francesco Sylos Labini)

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La competizione tra potenze oggi è lotta per le rinnovabili (di Francesco Sylos Labini)

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di Francesco Sylos Labini*

Negli ultimi 15 anni il solare è cresciuto rapidamente nel mondo, ma con ritmi molto diversi. Il caso più evidente è la Cina: da capacità quasi nulla all’inizio degli anni 2010, oggi ha circa mille Gigawatt installati, tre volte l’Ue e quasi cinque volte gli Usa. Il ritmo della crescita e la riduzione dei costi sono altrettanto sorprendenti. Il risultato è che oggi un singolo pannello fotovoltaico da 400 W può produrre in un anno una quantità di elettricità comparabile a quella ottenuta dalla combustione di un barile di petrolio. Sebbene il costo iniziale di un pannello e quello di un barile sono dello stesso ordine di grandezza, la differenza è che il petrolio fornisce energia una sola volta, mentre il pannello continua a produrre elettricità per decenni, modificando radicalmente il confronto economico tra le due fonti.

Questa divergenza riflette la strategia industriale cinese, che punta a dominare le filiere tecnologiche delle energie rinnovabili, e la capacità di pianificazione e investimento su larga scala. Il risultato è che la Cina non è soltanto il maggiore installatore di capacità solare, ma anche il paese che sta determinando la transizione energetica. La potenza 1000 Gw di capacità solare cinese installata corrisponde a circa il 15–17% della produzione elettrica totale del paese.

L’impatto climatico è altrettanto rilevante: se questa elettricità sostituisce produzione da centrali a carbone, le emissioni evitate possono raggiungere circa 1,2–1,5 Gigatonnellate di CO? all’anno, un valore paragonabile alle emissioni annuali di un grande paese industriale. Lo sviluppo massiccio del solare non è soltanto una questione climatica o tecnologica. Per oltre un secolo il potere economico e militare delle grandi potenze è stato legato al controllo delle risorse fossili e delle rotte energetiche: dal petrolio del Medio Oriente ai gasdotti euroasiatici, fino agli stretti marittimi strategici come Hormuz o Suez. La diffusione delle energie rinnovabili introduce un elemento nuovo. A differenza dei combustibili fossili, concentrati in poche regioni del pianeta, l’energia solare può essere prodotta ovunque. Il sogno degli “scienziati atomici”, fin dagli anni Quaranta, era che l’energia nucleare potesse offrire all’umanità una fonte di energia praticamente illimitata. Oggi, paradossalmente, quel sogno sembra realizzarsi attraverso una tecnologia completamente diversa: l’energia solare. A differenza del nucleare, il fotovoltaico può essere installato rapidamente, su scala molto ampia e con costi sempre più bassi, senza i rischi legati alla sicurezza e alla gestione delle scorie radioattive.

Nel sistema energetico che sta emergendo il fattore decisivo non è più il controllo dei giacimenti di petrolio o gas, ma il controllo delle catene industriali e tecnologiche che rendono possibile la produzione di energia. È proprio in questo contesto che la posizione della Cina appare particolarmente significativa. Il paese controlla gran parte della filiera industriale del fotovoltaico, dalla raffinazione del polisilicio alla produzione di wafer, celle e moduli. Oggi circa l’80% dei pannelli solari installati nel mondo è prodotto in Cina. Pechino non sta semplicemente costruendo più impianti solari degli altri paesi: sta costruendo l’infrastruttura industriale globale del fotovoltaico. Per questa ragione la transizione energetica non sarà soltanto una trasformazione tecnologica o ambientale, ma anche una transizione di potere nel sistema internazionale. Il nuovo sistema energetico sarà sempre più definito dal controllo delle tecnologie che produrranno l’energia del futuro. La lotta contro il cambiamento climatico e la competizione tra grandi potenze stanno diventando due aspetti dello stesso processo storico.

*Fatto Quotidiano, 21 marzo 2026

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