Tutti, ormai, dovremmo sapere che nella società statunitense è da sempre presente un tasso di violenza veramente eccessivo, con poco rispetto per i diritti degli stessi cittadini, soprattutto a quelli non appartenenti ai gruppi etnici discendenti dagli anglosassoni, tedeschi e similari. Le forze dell’ordine negli USA hanno spesso e volentieri avuto la mano pesante sulle persone indifese, soprattutto se questi erano afroamericani (come accaduto nel caso di George Floyd). Eppure quello che è successo a Renee Nicole Good, donna bianca, cristiana e madre di tre figli, è qualcosa che probabilmentenon era mai accaduto prima. La povera Renee è stata uccisa, senza motivo, a sangue freddo nella città di Minneapolis da una pattuglia dell’Ice (Immigration and Customs Enforcement).
Questo episodio vergognoso fa veramente mettere in dubbio che gli USA siano effettivamente una democrazia. Non è possibile che nel 2026 possa esistere legalmente una "polizia" statale che abbia il potere, concessogli da uno Stato che si autodefinisce democratico, di esercitare atti di squadrismo nei confronti di persone “immigrate”, o presunte tali; ma, in questo caso, è sconcertante soprattutto perché, si tratta di un omicidio intenzionale nei confronti di una signora, madre di famiglia, disarmata, che si trovava seduta immobile nella propria auto. Infatti, per fortuna, nei giorni successivi anche molti repubblicani filo-Trump hanno commentato il tragico evento con parole di grande sdegno e assoluta preoccupazione. Giustamente ci sono stati oltre mille eventi e manifestazioni in tutti gli Stati Uniti che hanno visto grandi proteste al grido: “Ice, Out for Good” (Ice, fuori per sempre).
Ma purtroppo a farci capire l'assoluta gravità dell’accaduto, della pericolità del sistema politico statunitense, sono arrivati immediatamente i commenti, assurdi e triviali di esponenti del governo statunitense, come il vicepresidente J. D. Vance, il quale ha dichiarato che si è trattato di un “attacco alle forze dell’ordine”. In poche parole — secondo Vance — l’agente dell'agenzia federale dell’Ice avrebbe agito da criminale assassino a sangue freddo, per legittima difesa, visto e considerato che, sue testuali parole, la signora Good è da considerarsi semplicemente “una vittima dell’ideologia di sinistra”.
In sostanza, la tesi assurda e estremista del governo Trump-Vance-Rubio è questa: Renee se l’è cercata perché era un’attivista di sinistra. Penso che se fosse stata di destra sarebbe stata uccisa allo stessomodo ovviamente. Ma la gravità, assurdità di queste ignobili dichiarazioni ci deve far riflettere, oltre a farci indignare. In primo luogo si tratta di un precedente politico e culturale che queste giustificazioni vergognose, farlocche e estremiste “di parte". L’escalation di violenza da guerra civile, dopo questo tragico fatto, non è più un’ipotesi politologica. È esattamente la realtà tremenda di oggi. Continuare a denunciare questa deriva assassina e barbara dello stato di diritto nelle cosiddette democrazie occidentali, è un compito politico, civile e spirituale trasversale, che dovrebbe essere percepito come tale da chiunque creda che sia arrivato il momento di mettere da parte ogni forma di assurda ideologia divisiva e inutilmente bellicista.
Certo che l’accettazione della violenza all'interno della società fa parte della storia degli Stati Uniti d’America fin dall’inizio. Ed è, purtroppo una loro caratteristica inconfutabile. Anche con i Democratici al governo abbiamo sempre assistito ininterrottamente a episodi razzisti da parte delle forze di polizia di una ferocia intollerabile. Quindi non si tratta di criminalizzare solo l’operato suprematista di Trump, che ovviamente é assolutamente da condannare, per assolvere l’ipocrisia di Biden o della Harris.
Anzi, è tutto l’opposto. Per questo mi fa veramente irritare leggere che i MAGA sarebbero migliori perché almeno esplicitano la loro violenza colonialista apertamente e non sono dei falsi perbenisti come quei sepolcri imbiancati Democratici, solo di nome, difensori del diritto internazionale solo quando gli fa comodo a loro. È ridicolo sentire commenti, così superficiali, che se critichi la politica di Trump allora vuol dire che sei automaticamente a favore della cancel culture o di qualsiasi altra esagerazione del politicamente corretto. Come se dentro questo bipolarismo decadente una terza via da percorrere non sia possibile.
Questa assurda e inutile logica polarizzante, nonostante abbia una certa presa sull’opinione pubblica, esattamente come il tifo calcistico o televisivo, ad un’analisi ponderata e più seria resta comunque assurda e facilmente smontabile. La violenza, quella fatta da organi dello Stato è sempre la peggiore, infatti, è violenza punto e basta. E chiunque eserciti questa prepotenza antidemocratica su qualsiasi altro, peggio ancora se lo fa in modo spudorato e disinvolto, è assolutamente da condannare senza nessuna possibilità d'appello. Non esistono scusanti di fronte all’uso della violenza; e questo, soprattutto per chi si impegna nel costruire un mondo più pacifico e disarmato, dovrebbe essere il punto fondamentale da cui partire.
Nel mondo contemporaneo, in particolare in questi ultimissimi anni, avvertiamo una continua e forte sensazione di accelerazione della storia con grandi e continui mutamenti che sembrano travolgerci già mentre li stiamo osservando senza riuscire nemmeno a capirli, nella loro velocità e grande complessità. Ma la cosa veramente triste è che questi cambiamenti sono peggiorativi della realtà, continue guerre sparse per l’intero pianeta e tantissime violazioni del diritto internazionale, fino ad arrivare al terribile Genocidio dei palestinesi; con moltissime e complesse crisi economiche, ambientali, epidemiche e finanziarie che ci hanno fatto capire di essere molto più vulnerabili di quanto pensavamo.
Con Trump ci tocca subire un’ondata di inaudita brutalità disumana, fino all’ incredibile rapimento di un capo di Stato eletto democraticamente dal suo popolo. Questa brutalità trumpiana sembra essere irrefrenabile: “Voglio la Groelandia, voglio il petrolio, voglio i minerali delle terre rare” e nessuno lo contraddice. Quindi assistiamo ad un’assenza spaventosa di visione politica democratica innovativa, nuova, inedita, coraggiosa e realmente pacifica, che abbia davvero l’ardire di mettere in discussione l’intero teatrino della politica bellica contemporanea. Se per eccesso di realismo cadiamo anche noi nella retorica che dice sostanzialmente che in politica esistono solo i “rapporti di forza” e nient’altro, allora possiamo dare le chiavi del nostro futuro in mano a tutti coloro che stanno già dimostrando d’essere i più cinici e i più spietati (vedi, per esempio, i nostri leader europei).
Allora invertiamo immediatamente questa rotta suicidaria, che ci mantiene costantemente nel “rischio di un imminente catastrofe”, come scriveva profeticamente il sociologo Ulrich Beck. La scelta che dobbiamo fare non è fra la maschera dell’orrore (Dem) e l’orrore in sé (Rep); altrimenti saremmo comunque spacciati. Esiste sempre una terza via quando la polarizzazione diventa così esasperante. Intanto non dobbiamo piegarci alla legge del più forte. Dobbiamo tornare a usare la ragione umana per provare a inaugurare un nuovo mondo democratico e inclusivo non violento che parta dalla partecipazione politica informata di tutti i cittadini del nostro pianeta.
L’inferno del genocidio a Gaza: la testimonianza che pretende responsabilità
Il libro di Wasim Said, pubblicato da LAD edizioni, non è un racconto da compatire ma un atto di accusa che spezza la neutralità e chiama alla lotta politica.
LA PRESENTAZIONE DEL CURATORE DELLA VERSIONE ITALIANA
Pasquale Liguori
Non è un libro “su Gaza”, non è l’ennesimo titolo che si aggiunge allo scaffale del dolore mediorientale. L’inferno del genocidio a Gaza è un documento che arriva in Italia con il peso preciso di una prova, non con la leggerezza di un prodotto culturale. Il fatto che a pubblicarlo sia LAD edizioni con la mia curatela non è un dettaglio editoriale, ma una scelta di campo: portare qui una voce che non si presta né alla retorica umanitaria né alla commozione di consumo, ma esige di essere ascoltata come atto di accusa, come frammento di verità che non intende integrarsi nella normalità del discorso pubblico, bensì incrinarla.
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