Egitto. La strategia americana sotto accusa

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Egitto. La strategia americana sotto accusa

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Con l'attenzione mondiale focalizzata sulla crisi in Siria e la possibilità di una distensione USA-Iran, la crisi in Egitto è sparita dalle cronache internazionali. Questa scarsa attenzione per le sorti dell'Egitto sta permettendo agli Stati Uniti di non prendere posizione nei confronti delle nuove autorità transitorie de Il Cairo.
Come di fronte alle rivolte arabe del 2011, commentano Shadi Hamid del Brookings Doha Center e Peter Mandaville dell'Ali Vural Ak Center for Global Islamic Studies della George Mason University, anche in quest'occasione la risposta politica americana è stata incerta. 
Obama, nel suo discorso alle Nazioni Unite la scorsa settimana, ha però chiarito la realtà della politica americana, riconoscendo in termini insolitamente espliciti che i problemi di sicurezza e gli "interessi fondamentali" hanno la precedenza sulla democrazia nella strategia Usa per il Medio Oriente. Ciò che gli Usa dovrebbero fare è cambiare radicalmente questa politica, sospendere gli aiuti militari, in coordinamento con gli altri partner, subordinando qualsiasi accordo a progressi politici tangibili.
Nel lungo periodo, gli interessi strategici degli Stati Uniti possono essere difesi solo attraverso il sostegno alla nascita di una vera democrazia in Egitto.

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