Finanza e ludopatia: sull'operazione Lottomatica-Cirsa (di Alessandro Volpi)
375
di Alessandro Volpi*
L’operazione di integrazione tra Lottomatica e Cirsa rappresenta un passaggio epocale per l’industria dell’intrattenimento globale poiché sancisce la nascita del secondo operatore quotato al mondo nel settore del gaming.
Tecnicamente l'operazione si è configurata come una fusione transfrontaliere per incorporazione di Cirsa in Lottomatica, un processo che ha visto la realtà spagnola cessare la propria autonomia giuridica per confluire in un’unica entità che mantiene il nome di Lottomatica Group S.p.A. e la doppia quotazione sulle piazze di Milano e Madrid.
Prima di questo terremoto societario, l’azionariato di Lottomatica era dominato dal fondo americano Apollo Global Management, che deteneva circa il sessanta per cento delle quote attraverso il veicolo Gamma Intermediate, mentre il restante quaranta per cento era distribuito sul mercato borsistico tra piccoli risparmiatori e grandi investitori istituzionali.
Cirsa, dal canto suo, era interamente controllata da un altro gigante del private equity, il fondo Blackstone, che l'aveva rilevata nel 2018.
Dopo la fusione, la geografia del potere è profondamente mutata: Apollo ha visto la sua quota diluirsi intorno al trentanove per cento, pur restando il socio di riferimento, mentre Blackstone è entrato con forza nel capitale di Lottomatica diventando il secondo azionista con circa il trentadue per cento delle azioni, lasciando al mercato una quota di circa il ventotto per cento.
Questa nuova struttura proprietaria mette nelle mani di due dei più potenti fondi d'investimento del pianeta un impero che in Italia genera numeri da capogiro, con un fatturato netto stimato tra i due miliardi e mezzo e i due miliardi e seicento milioni di euro annui. Tuttavia, la cifra che impressiona maggiormente è quella della raccolta complessiva, ovvero il volume totale delle giocate effettuate dai cittadini, che nel solo territorio italiano si attesta su una forchetta compresa tra i trentacinque e i quaranta miliardi di euro, rappresentando di fatto oltre un quarto dell'intero mercato nazionale del gioco legale.
In estrema sintesi, due colossi finanziari del private equity, con sede negli Stati Uniti, controllano direttamente gran parte del gioco in Italia.
E' facile immaginare che la loro gestione sarà interamente finanziaria volta a massimizzare utili e dividendi, al di là di ogni considerazione sulle ricadute sociali del gioco.
Il portafoglio di Lottomatica comprende infatti proprio quelle tipologie di gioco che la letteratura scientifica indica come a più alto rischio di dipendenza.
Sebbene il gruppo gestisca scommesse sportive tramite marchi come Better e GoldBet e agisca da distributore per lotterie storiche, il nucleo critico per la salute pubblica è rappresentato dalle Slot Machine (AWP), dalle Video Lottery (VLT) e soprattutto dal Casinò Online.
Questi giochi sono caratterizzati da un’altissima frequenza di giocata e da un feedback quasi istantaneo tra l’azione e l'esito, elementi che possono innescare circuiti compulsivi nel cervello del giocatore, portandolo a perdere la percezione del tempo e del denaro speso.
La fusione con Cirsa ha ulteriormente rafforzato la presenza del gruppo nelle sale fisiche e nei terminali di gioco stradali, aumentando i punti di contatto quotidiani con la popolazione e rendendo ancora più sottile il confine tra intrattenimento e patologia.
Ma la finanziarizzazione a stelle e strisce deve continuare senza alcun ostacolo.
*Commento Facebook del 2 settembre 2026


