Fulvio Scaglione - Catalexit, i benefici non sono scontati

5293
Fulvio Scaglione - Catalexit, i benefici non sono scontati

I nostri articoli saranno gratuiti per sempre. Il tuo contributo fa la differenza: preserva la libera informazione. L'ANTIDIPLOMATICO SEI ANCHE TU!

OPPURE

 



di Fulvio Scaglione* - Ipocrisis


È difficile capire, in queste ore, se la svolta drammatica impressa dal Governo centrale di Madrid alla lunghissima polemica con la Catalogna, con gli arresti e le perquisizioni tesi a impedire il referendum popolare del 1° ottobre, finirà per stroncare le ambizioni indipendentiste della regione ribelle o, al contrario, otterrà solo di rinforzarle e accelerarle. Non bisogna dimenticare, infatti, che le imponenti manifestazioni di piazza dei catalani pro-indipendenza nascondono una realtà assai più sfumata.
 

Il più recente sondaggio sul tema, svolto alla fine di luglio, mostrava che il 49,4% dei catalani era contrario all’indipendenza mentre il 41,1% la sosteneva, con un 9,5% di indecisi. E nel novembre 2014, quando si andò effettivamente alle urne per un referendum analogo a quello così contrastato di quest’anno, l’80% delle schede portava il «sì» all’indipendenza. Ma i votanti furono solo il 37% degli aventi diritto, a causa dell’efficace boicottaggio del voto da parte dei sostenitori del «no».



 

Resta quindi da capire se il premier spagnolo Mariano Rajoy abbia deciso di mandare la Guardia Civil nei palazzi del Governo regionale catalano perché sicuro di vincere oppure timoroso di perdere. Al di là però dell’attuale accelerazione, resta la sensazione che quella tanto minacciata sia in realtà una Catalexit. Ovvero: l’Europa ha avuto la Brexit, la Spagna potrebbe avere la fuga della Catalogna.
 

Ad autorizzare il paragone c’è il confine sottile tra consenso e dissenso, e la lunga serie di ragioni storiche e ideali che i popoli non fanno mai fatica a rintracciare quando decidono di non andare più d’accordo. Nel caso dei catalani, il forte senso di autonomia e identità nazionale che cominciò a svilupparsi nell’epoca carolingia e che fu soffocato, nel 1714, dalla vittoria nelle guerre di successione spagnola di Filippo IV, che entro il 1716 si sbrigò a promulgare i Decretos de Nueva Planta con cui venivano abolite le autonomie locali e imposto il castigliano come lingua ufficiale.
 

Resta però il fatto che dal 2003 la Catalogna è governata da coalizioni di partiti che hanno fatto dell’indipendenza la loro bandiera e che la passione separatista è andata crescendo in rispondenza a precisi fattori economici. I catalani sono convinti (o sono stati convinti) che recidere il legame con il centro avrà due conseguenze: pagare meno tasse a «Madrid ladrona» e godere di maggior benessere. Gli inglesi avevano Bruxelles nel mirino ma pensavano la stessa cosa. È l’idea fissa di chi sta meglio degli altri. Gli inglesi, all’epoca in cui votarono la Brexit, godevano dell’economia più dinamica e prospera della Ue. E la Catalogna, con solo il 16% della popolazione, produce quasi il 25% di tutte le esportazioni di Spagna e detiene circa il 23% del potenziale industriale del Paese.
 

Perché non tenersi tutto e fare da soli? La risposta non è molto complicata: perché governare non è produrre. L’ambizione autonomista è rapidamente cresciuta dopo il deflagrare della crisi economica mondiale del 2008, e non per caso. Come tutti gli spagnoli, anche i catalani arrivavano dal più lungo periodo di espansione economica (1994-2008) della storia moderna del Paese e di colpo si sono ritrovati nel più lungo periodo di recessione. Stante la struttura federale dello Stato spagnolo, le regioni erano state le prime a beneficiare del boom grazie alle tasse locali ma sono state poi le prime a soffrire della crisi, che ha imposto ovunque tagli drammatici alla spesa pubblica. I Governi catalani sono stati meno bravi o meno severi degli altri, così il livello di indebitamento della Catalogna è rimasto di circa il 50% più alto del livello medio di indebitamento delle altre regioni autonome.


La risposta più facile al rebus economico è stato promuovere l’indipendenza e l’affrancamento da «Madrid ladrona» come la panacea di tutti i mali. E anche in questo si nota la Catalexit. Nessuno davvero sa se il Regno Unito andrà meglio lontano dalla Ue, o viceversa. La stessa cosa accade in Spagna, dove le certezze appartengono solo alle opposte propagande. E l’inasprimento attuale, tutto muscoli e polizia e niente politica, ne è la migliore dimostrazione.


*Pubblichiamo su gentile concessione dell'Autore 

ATTENZIONE!

Abbiamo poco tempo per reagire alla dittatura degli algoritmi.
La censura imposta a l'AntiDiplomatico lede un tuo diritto fondamentale.
Rivendica una vera informazione pluralista.
Partecipa alla nostra Lunga Marcia.

oppure effettua una donazione

Potrebbe anche interessarti

L'inutile vittoria dell'AfD in Sassonia di Giuseppe Masala L'inutile vittoria dell'AfD in Sassonia

L'inutile vittoria dell'AfD in Sassonia

CONTRO-STORIA DELLA TURCHIA 2016-2026 di Michelangelo Severgnini CONTRO-STORIA DELLA TURCHIA 2016-2026

CONTRO-STORIA DELLA TURCHIA 2016-2026

Lo spirito di Yan’an e il turismo rosso: un viaggio tra generazioni   Una finestra aperta Lo spirito di Yan’an e il turismo rosso: un viaggio tra generazioni

Lo spirito di Yan’an e il turismo rosso: un viaggio tra generazioni

Siete proprio sicuri di vivere in democrazia? di Fabio Massimo Paernti Siete proprio sicuri di vivere in democrazia?

Siete proprio sicuri di vivere in democrazia?

Una falsa false-flag? di Francesco Santoianni Una falsa false-flag?

Una falsa false-flag?

La vera ragione del viaggio del direttore della CIA a Mosca di Alessandro Bartoloni La vera ragione del viaggio del direttore della CIA a Mosca

La vera ragione del viaggio del direttore della CIA a Mosca

Balle spaziali sui Nativi. Gli errori autorevoli di Raffaella Milandri Balle spaziali sui Nativi. Gli errori autorevoli

Balle spaziali sui Nativi. Gli errori autorevoli

Woke, l'obsolescenza che fa PIL (di Francesco Erspamer) di Francesco Erspamer  Woke, l'obsolescenza che fa PIL (di Francesco Erspamer)

Woke, l'obsolescenza che fa PIL (di Francesco Erspamer)

Cosa ci insegna la storia dei due registi ebrei di Naza di Paolo Desogus Cosa ci insegna la storia dei due registi ebrei di Naza

Cosa ci insegna la storia dei due registi ebrei di Naza

Carlos, storia di un rivoluzionario scomodo di Geraldina Colotti Carlos, storia di un rivoluzionario scomodo

Carlos, storia di un rivoluzionario scomodo

Il voto su AfD e le vecchie beghine di Alessandro Mariani Il voto su AfD e le vecchie beghine

Il voto su AfD e le vecchie beghine

L'ultima "perla" di Crosetto a Varsavia di Marinella Mondaini L'ultima "perla" di Crosetto a Varsavia

L'ultima "perla" di Crosetto a Varsavia

Apparecchiano i monumenti! Il turismo che svende la Puglia di Antonio Di Siena Apparecchiano i monumenti! Il turismo che svende la Puglia

Apparecchiano i monumenti! Il turismo che svende la Puglia

Italia e vincolo esterno di Gilberto Trombetta Italia e vincolo esterno

Italia e vincolo esterno

FRIEDMAN HA VINTO di  Leo Essen FRIEDMAN HA VINTO

FRIEDMAN HA VINTO

Meloni, Schlein e l'irrinunciabile guerra in Ucraina di Giorgio Cremaschi Meloni, Schlein e l'irrinunciabile guerra in Ucraina

Meloni, Schlein e l'irrinunciabile guerra in Ucraina

Registrati alla nostra newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti