Gli Emirati Arabi Uniti hanno fatto pressioni sui gruppi filo-israeliani affinché accusassero di antisemitismo l'Arabia Saudita

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Gli Emirati Arabi Uniti hanno fatto pressioni sui gruppi filo-israeliani affinché accusassero di antisemitismo l'Arabia Saudita

 

Gli Emirati Arabi Uniti hanno avviato azioni di lobbying mirate negli Stati Uniti per dipingere l'Arabia Saudita in modo sfavorevole, in particolare facendo pressione sulle organizzazioni filo-israeliane affinché denunciassero il presunto antisemitismo nel regno. Questa campagna emerge sullo sfondo della crescente rivalità tra le due potenze del Golfo, un tempo strette alleate nei conflitti regionali, ma ora divise sull'influenza in Yemen, Sudan e, più in generale, sugli affari mediorientali.

Recenti rapporti indicano che Abu Dhabi ha sfruttato i suoi legami con Israele, successivi agli Accordi di Abramo, per influenzare la percezione di Washington, con l'obiettivo di contrastare la crescente influenza diplomatica di Riad sotto la guida del principe ereditario Mohammed bin Salman.

La frattura tra Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti si è notevolmente aggravata negli ultimi anni, passando da una silenziosa competizione a scontri aperti. In Yemen, dove entrambe le nazioni un tempo intervennero congiuntamente contro le forze Houthi, le divergenze si sono accentuate con il sostegno degli Emirati Arabi Uniti a gruppi separatisti del sud come il Consiglio di Transizione Meridionale, mentre l'Arabia Saudita sosteneva il governo riconosciuto a livello internazionale per preservare l'unità. Ciò ha portato a incidenti militari diretti, tra cui attacchi aerei sauditi su spedizioni legate agli Emirati Arabi Uniti alla fine del 2025, giustificati da Riad come protezione degli interessi di sicurezza nazionale vicino ai propri confini.

A Washington, la strategia degli Emirati Arabi Uniti ha previsto il contatto con importanti gruppi di pressione filo-israeliani per sollevare preoccupazioni sull'antisemitismo nei media sauditi e nel discorso ufficiale. Fonti a conoscenza della questione hanno rivelato che almeno uno di questi gruppi ha subito pressioni affinché rilasciasse dichiarazioni di condanna di Riad, sfruttando la delicatezza delle accuse di antisemitismo negli ambienti politici americani. Questa mossa riflette il tentativo di Abu Dhabi di sfruttare la normalizzazione dei rapporti con Israele per ottenere un vantaggio nei dibattiti politici statunitensi, soprattutto ora che entrambe le nazioni si contendono il favore dell'amministrazione Trump.

La competizione si estende oltre lo Yemen, ad altre zone di conflitto, tra cui il Sudan, dove gli Emirati Arabi Uniti sono stati accusati di sostenere il gruppo paramilitare Rapid Support Forces nel contesto della guerra civile in corso, mentre l'Arabia Saudita si è schierata con le Forze Armate sudanesi. Modelli simili si riscontrano in Libia e Somalia, dove i due Stati sostengono fazioni contrapposte, mettendo ulteriormente a dura prova la coesione del Consiglio di Cooperazione del Golfo. Gli analisti osservano che queste divergenze derivano da visioni contrastanti: l'Arabia Saudita dà priorità alla stabilità regionale per le riforme economiche interne, mentre gli Emirati Arabi Uniti perseguono un approccio più interventista, spesso allineato agli interessi israeliani.

Il lobbying è da tempo uno strumento a disposizione degli stati del Golfo nella capitale statunitense, con entrambe le nazioni che spendono milioni di dollari ogni anno in aziende per influenzare il Congresso, l'esecutivo e le narrazioni dei media. Gli sforzi degli Emirati Arabi Uniti in questo caso sembrano mirati a indebolire la posizione dell'Arabia Saudita, soprattutto perché Riad cerca partnership internazionali più ampie dopo la reintegrazione post-Khashoggi. I rapporti evidenziano frenetiche manovre dietro le quinte da entrambe le parti per influenzare le preferenze degli Stati Uniti, con gli Emirati Arabi Uniti che beneficiano di legami più stretti con le reti filo-israeliane.

Le implicazioni per la politica statunitense sono significative, poiché Washington gestisce le relazioni con due alleati chiave nel mezzo della loro faida. L'amministrazione Trump ha mantenuto una posizione cauta, evitando interventi diretti e sottolineando che le tensioni bilaterali non dovrebbero compromettere interessi comuni come la lotta all'Iran o la sicurezza del Mar Rosso. Tuttavia, la spinta del lobbying rischia di complicare le vendite di armi, i patti di difesa e la più ampia strategia mediorientale, dove il sostegno unificato del Golfo ha storicamente rafforzato gli obiettivi americani.

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Ha spazzato via la pace dal mio cuore, ha frantumato la stabilità della mia mente e mi ha contagiato con una strana sindrome dell’anima. "

Potrebbero benissimo essere parole di un sopravvissuto alla Shoah… 
In realtà sono parole di Wasim Said, sopravvissuto al genocidio a Gaza autore di questa testimonianza esclusiva:

https://www.ladedizioni.it/prodotto/linferno-del-genocidio-a-gaza/

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