Mediterraneo: fallito il tentativo libico di salvataggio della metaniera russa Arctic Metagaz

A causa della tempesta in corso si è spezzato il cavo di rimorchio. La nave, carica di GNL e e petrolio, danneggiata dall'attacco di droni ucraini, vaga senza controllo tra onde di sette metri

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di Francesco Fustaneo

 

Il peggioramento delle condizioni meteorologiche nel bacino del Mediterraneo ha trasformato una delicata operazione di rimorchio in un incubo. Una fonte della National Oil Corporation (NOC) libica ha confermato che la metaniera russa Arctic Metagaz è nuovamente alla deriva dopo la rottura del cavo che la collegava al rimorchiatore.

Secondo quanto riportato dal giornale libico Al-Wasat, la perdita di controllo è avvenuta a causa delle avverse condizioni meteorologiche e delle onde che hanno superato i sette metri di altezza. Il rimorchiatore stava tentando di allontanare l'unità russa dalle coste, dagli impianti petroliferi e dai porti libici, ma lo sforzo causato dal mare in tempesta ha spezzato il collegamento.

La situazione è critica. Con la profonda depressione che sconvolge il meteo marittimo, nessuno può ora prevedere il destino di questa petroliera (tecnicamente una metaniera) alla deriva tra le onde, né determinare la direzione in cui i venti la spingeranno.

"La questione richiede un intervento urgente da parte delle autorità competenti dei Paesi chhe si affacciano sul Mar Mediterraneo", ha sottolineato la fonte, paragonando la situazione agli sforzi già compiuti dalle autorità libiche, che "hanno cercato con tutte le loro forze di controllare la petroliera e di allontanare il pericolo dalle coste libiche".

Il fallimento è stato certificato nella mattinata di oggi dal Centro di coordinamento per la ricerca e il salvataggio della Guardia Costiera libica. In una nota ufficiale, il centro ha annunciato che l'operazione di salvataggio è fallita esattamente alle quattro di giovedì.

La causa ufficiale del fallimento risiede nelle "difficili condizioni meteorologiche" provocate dalla tempesta in corso, che sta generando raffiche di vento tra i 40 e i 50 nodi. Le autorità descrivono la metaniera come "completamente fuori controllo in mare".

Tutto è cominciato nelle prime ore del 3 marzo, quando la nave, proveniente da Murmansk e diretta probabilmente verso il Canale di Suez, è stata raggiunta da una violenta esplosione mentre si trovava nel tratto di mare tra Malta e la Libia. Il relitto poi in balia delle correnti e dei venti si era avvicinato a Linosa e successivamente di nuovo a Malta, per poi essere trascinato dal moto ondoso verso le coste libiche: a questo punto le autorità di Tripoli avevano preso la decisione di intervenire.

Se inizialmente si era parlato di un incidente, la realtà emersa nei giorni successivi, delineava un quadro più inquietante. Le autorità russe hanno infatti apertamente accusato Kiev di aver condotto un "atto di terrorismo internazionale" utilizzando droni navali. L'attacco ha squarciato lo scafo, provocato un incendio devastante e costretto l'equipaggio a fuggire precipitosamente.

Il suo carico di Gas Naturale Liquefatto (GNL) e petrolio, rappresenta un potenziale rischio ambientale catastrofico in caso di affondamento, collisione con altre navi, con le piattaforme (come quella di Eni a Bouri) o con le coste.

Sul caso della nave tra i vari paesi europei e le autorità marittime internazionali e come se si fosse innestata la classica dinamica scaricabarile. Fa specie,poi, che né il governo italiano né l’Unione Europea abbiano mosso le loro rimostranze a Kiev nonostante l’evidenza dei fatti.

Francesco Fustaneo

Francesco Fustaneo

Laureato in Scienze Economiche e Finanziarie presso l'Università degli Studi di Palermo.
Giornalista pubblicista dal 2014, ha scritto su diverse testate giornalistiche e riviste tra cui l'AntiDiplomatico, Contropiano, Marx21, Quotidiano online del Giornale di Sicilia. 
Si interessa di geopolitica, politica italiana, economia e mondo sindacale

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