Il Comitato di Affari dell’America Second

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Il Comitato di Affari dell’America Second

 

di Alessandra Ciattini

Già dai tempi delle famose e belle tasse lanciate entusiasticamente da Trump molti analisti avevano notato una costante relazione tra le sue dichiarazioni e l’andamento delle borse, alimentando il sospetto, più che ragionevole, che i componenti della sua stessa famiglia e della sua cerchia più stretta, tra cui stanno anche i donatori per le campagne elettorali, avessero accesso a informazioni privilegiate, del tutto illegali, per investire o disinvestire a seconda delle decisioni prese, accaparrandosi così straordinari guadagni. Del resto, un video registrato alla Casa Bianca circa un anno fa mostra il presidente, sulla cui salute mentale ormai si esprimono apertamente molti dubbi, che loda alcuni suoi amici per i loro recenti guadagni in borsa. In particolare, in questo video si riferisce a Charles Schwad e Roger Penske i quali, entrambi organizzatori di gare automobilistiche, si sarebbero messi in tasca il primo 2.500 milioni di dollari, il secondo solo 900 milioni.

Tutto ciò si sta ripetendo con quanto sta avvenendo in seguito all’imperialistica e folle guerra non provocata degli Usa e di Israele contro l’Iran, che si sta difendendo eroicamente e in maniera notevolmente abile, mirando a far sì che il conflitto diventi economicamente insostenibile per gli spietati nemici grazie, per esempio, all’uso dei droni Shahed. Questi costituiscono una delle armi più distruttive ed efficaci, per il fatto che sono droni d'attacco unidirezionali e costano assai poco, mentre i missili necessari per abbatterli costano milioni di dollari (per es. i famosi Patriot) e le grandi produttrici occidentali di armi non riescono a costruirli nella quantità necessaria per sostituire quelli abbattuti.

Dopo vari annunci di ultimatum all’Iran da parte di Trump, che ha chiesto a Pete Hegseth, capo del Dipartimento della guerra, di rimandare gli attacchi all’infrastruttura energetica del paese a maggioranza scita, in cambio della riapertura dello stretto di Hormuz, da cui passa circa il 20% delle risorse energetiche m mondiali si è visto che li ha già rinviati più volte, stabilendo ora la data del 6 aprile. In realtà, la chiusura dello stretto è parziale (sono esclusi i paesi non ostili che pagano il pedaggio in yuan), sta producendo, tuttavia, gravi danni all’economia mondiale, non solo per la riduzione dei rifornimenti di gas e petrolio ad alcuni paesi (Europa, Giappone, Corea del Sud), ma anche per quella dei derivati da queste materie prime (zolfo, fertilizzanti etc.). Secondo l’Agenzia internazionale dell’Energia la crisi energetica sarà peggiore di quella degli anni 1970 e toccherà tutti i paesi, che vedranno peggiorare spaventosamente le loro condizioni economiche.

In seguito al susseguirsi di queste minacce e rinvii molte fonti internazionali hanno comunicato che alcuni investitori avrebbero guadagnato milioni di dollari, essendo stati preventivamente informati delle mosse di Trump. In effetti, in seguito alla posticipazione di cinque giorni del bombardamento all’infrastruttura energetica iraniana, annunciato il 23 marzo i prezzi del petrolio sono crollati e i mercati si sono fatti più volatili. Appena un quarto d’ora prima della comunicazione del presidente gli scambi del petrolio sono aumentati in maniera esagerata. Si è registrata una crescita imprevista di questi trasferimenti, tanto che viene spontaneo pensare che chi ha operato in borsa aveva ottenuto informazioni su quanto sarebbe avvenuto. In soli due minuti sono stati venduti sei milioni di barili, nove volte di più rispetto ai 700.000 venduti in un'ora in condizioni normali.

Ciò significa che l’annuncio di Trump di posticipare l’ultimatum di cinque giorni ha permesso a certuni di mettersi in tasca milioni dollari, mentre i poveracci assistono ogni giorno all’aumento straordinario di tutti i prezzi. Bene sottolineare che le informazioni privilegiate sono illegali, ma è noto che le regole non vengono rispettate quasi mai in questo campo e che, senza palesarsi, alcuni sono in grado di generare impunemente milioni di profitti. Né bisogna credere che il cosiddetto insider trading avvenga sono nel settore petrolifero, dato che costituisce un aspetto imprescindibile del mercato borsistico, che si alimenta persino delle scommesse da 70.000 dollari sulla possibilità della pace tra Iran, Usa e Israele.

Il fatto più paradossale è che il nuovo Caligola, il quale si sta arrampicando sugli specchi, ha affermato di star intrattenendo colloqui costruttivi con i leader dell’Iran, i quali disperatamente vorrebbero la pace. Evento smentito clamorosamente dal grande paese islamico, che sembra sempre più convinto a continuare la guerra e che non ripone nessuna fiducia nell’amministrazione Usa, orma screditatasi agli occhi di tutto il mondo, dopo queste continue piroette e dichiarazioni del tutto insensate, come quella secondo cui l’Iran avrebbe inviato agli Usa “in dono” dieci navi cisterna cariche di petrolio.

Successivamente, il 29 marzo il solito Trump ha scritto su Truth Social che addirittura avrebbe aperto seri negoziati con “un nuovo e più ragionevole regime” per poner fine al conflitto in Iran, aggiungendo che stanno ottenendo grandi successi, giacché l’esercito statunitense continua a vincere in maniera imperterrita. Pertanto, soddisfatto ha comunicato che nel giro di due o tre settimane lascerà l’Iran, probabilmente accettando il suggerimento di chi afferma che l’unica via di uscita che gli Usa hanno dinanzi oggi, dopo questa deplorevole avventura, è quella di una “derrota maquillada” (sconfitta truccata da vittoria). Inoltre, ha persino dichiarato al The Telegraph che la Nato non lo ha mai convinto, perché è la solita “tigre di carta”, e che pertanto occorrerà valutare se ritirarsi da questo obsoleto organismo.

Ora, come se tutto ciò non bastasse, sembra che la stessa Casa Bianca sia coinvolta in questo tipo di traffici illeciti; infatti, esponenti del Partito democratico hanno espresso il sospetto che la famiglia Trump e i suoi compagni di merende abbiano tratto profitto dalle fluttuazioni dei prezzi delle materie prime, dall’annuncio di tasse poi magari cancellate; fluttuazioni cui -come si visto- contribuiscono, del resto le dichiarazioni dello stesso presidente, il quale proprio per la sua carica si sarebbe ulteriormente arricchito.

Il meccanismo sembra funzionare così: Trump pubblica un messaggio sui social media o viene intervistato e il prezzo del petrolio o di altre commodities sale o scende, mentre alcuni investitori privilegiati sono informati in precedenza degli annunci che verranno fatti e si comportano a seconda di ciò che per loro è più vantaggioso.

Chi ha indagato questi processi sostiene che con le sue varie attività la famiglia Trump, dopo l’insediamento del presidente, si sarebbe appropriata di circa 3,4 miliardi di dollari, ma non solo sfruttando ciò che avviene nel settore energetico. Una altra fonte di guadagno è rappresentata dal mercato delle criptovalute, nel quale questi personaggi sono arrivati a controllare sette miliardi di dollari. All’inizio della sua presidenza lo stesso Donald Trump aveva dichiarato che il suo obiettivo era "rendere gli Stati Uniti la capitale mondiale delle criptovalute e del Bitcoin".

Andiamo a vedere in quali altri settori economici sono coinvolti.  Soffermiamoci sui figli: Eric e Donald Trump Junior. Il primo fa il conduttore televisivo ed insieme al fratello amministra la Trump Organization, allo stesso tempo sono entrambi comproprietari di un'azienda ucraina produttrice di droni da combattimento e hanno cercato di cambiare il risultato delle elezioni del 2020, chiamando in causa le “teorie del complotto”.

Quanto al genero di Trump, il sionista Jared Kushner, inviato speciale del presidente senza avere nessuna carica ufficiale, questi è l’ideatore del piano della trasformazione di Gaza in un luogo turistico di lusso, in cui costruire resort, hotel e industrie del divertimento al posto degli edifici ora distrutti dagli attacchi israeliani. Avrebbe dichiarato che le proprietà costiere di Gaza, dove i palestinesi continuano a essere massacrati o a morire di fame, sono preziose e in 10 anni produrranno profitti per 100 milioni di dollari. Divenuto proprietario dell’azienda immobiliare della sua famiglia, dopo che suo padre è stato condannato per vari reati, tra cui l’evasione fiscale, ha fondato una nuova società Affinity Partners, che si dedica alla speculazione e che recentemente ha ricevuto svariati miliardi da investire dai paesi del Golfo persico e in particolare dal Fondo di investimento pubblico dell’Arabia saudita, che praticamente sta nelle mani del principe ereditario Mohammed bin Salman.

Per concludere esaminiamo un’altra figura importante della squadra dei parenti-consiglieri di Trump, l’attuale segretario alla guerra Pet Hegseth, che ha anche lui alle spalle un passato di conduttore televisivo. Tratto costante di questi personaggi, che mescolano abilmente la loro carriera politica con lo spettacolo, come ha fatto a suo tempo lo stesso presidente, partecipando per molti anni a partire dal 2004 al reality talk The Apprentice. The Apprentice. Alle origini di Trump è poi divenuto il titolo di un film diretto dal regista Ali Abasi, in cui si racconta come il presidente sia divenuto quell’assurdo personaggio che è oggi.

Ritornando a Hegseth, esponente dei cristiani conservatori e con esperienze militari in Iraq e in Afghanistan, sembra che abbia tentato di accumulare altri milioni, approfittando dell’aggressione all’Iran. Infatti, secondo un articolo del Financial Times un broker da lui incaricato avrebbe contattato un fondo, l’ETF iShares Defense Industrials Active, nelle mani di Black Rock, per effettuare un investimento multimilionario nel settore delle armi. Lockheed Martin, Northrop Grumman e RTX Corp sono le società che hanno partecipazioni finanziarie in questo gruppo. Sembrerebbe che l’operazione non si sia potuta completare, ma non è noto se egli abbia tentato di fare altri fruttuosi investimenti.

Ovviamente non si vuole qui sostenere che questo vero e proprio Comitato della borghesia, che usa lo Stato e le sue politiche a suo vantaggio, ha scatenato la guerra solo per arricchirsi ulteriormente. Sappiamo bene che gli Usa fronteggiano ben altri problemi: la crisi interna, la dedollarizzazione, la prospettiva ancora incerta del mondo multipolare, il confronto inevitabile con Cina e Russia. Ma certamente qualche miliardo di dollari in più non guasta nelle tasche della cosiddetta classe Epstein, che ora deve fare i conti con il declassamento dell’ambizioso progetto dell’America First alla più modesta e probabile prospettiva dell’America Second.

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