Il mestiere della guerra
di Giuseppe Giannini
Trump e Netanyahu hanno bombardato l'Iran ed ucciso l'ayatollah Khamenei. L'Iran ha risposto lanciando missili su Israele e sugli Emirati Arabi (staterelli con cui commerciamo e dove l'opulenza convive con la repressione, che facciamo finta di non vedere). Il mondo arabo attraversa una crisi di rappresentanza, preso di mira dagli interessi del fanatismo islamico e del capitalismo neoliberale.
La guerra di liberazione, che nessuno ha chiesto, viene descritta da TeleMeloni ed affini come possibilità per una svolta democratica. Tutti sanno che rimuovere il tiranno non equivale a cambiare il regime. La svolta democratica abbisogna di tempo, di confronto e riconoscimento tra le parti maggioritarie e le minoranze. E nei Paesi in cui la presenza religiosa è talmente onnipresente da farsi Stato la secolarizzazione richiede pazienza. Negli ultimi decenni ci siamo abituati ad assorbire il racconto politico-mediatico che parlava, ed ancora insiste a farlo, di esportazione della democrazia.
Diventato il mezzo attraverso cui veicolare i supposti valori occidentali di libertà, nei fatti esso è sinonimo di imposizione coatta di un modello produttivo-economico che conosce solo la legge del più forte. Versione aggiornata del secolare colonialismo occidentale, che fonda la sua supremazia sulle armi, le guerre, la presa di possesso delle risorse, lo sfruttamento del capitale umano. Alla devastazione dei territori che interessano per scopi predatori segue la ricostruzione sempre per mano degli stessi autori. Ci dicono che vogliono liberare i popoli dai despoti, che magari, in alcuni casi, essi stessi hanno contribuito a rafforzare, ma della sorte degli oppressi interessa poco. Siamo onesti, questa narrazione non regge più.
Smentita da ricostruzioni inventate (l'utilizzo di armi chimiche come pretesto per scatenare conflitti) o da evidenze che a stento le tengono in piedi (il ritorno dei Talebani al potere dove vent'anni di guerra) le vicende belliche promosse dall'Occidente "democratico", con in prima linea i soliti USA, sono avvenute, spesso, al di fuori di qualsiasi mandato legale. Il diritto internazionale scavalcato dalle esigenze del momento (la crisi di consenso dei leader politici alla guida dei rispettivi Paesi, le inchieste giudiziarie, gli scandali sessuali – da Clinton a Trump) e dalle pressioni (le lobby, in specie quelle militari, che finanziano le campagne elettorali e poi bussano alla porta per chiedere il conto) non fa indignare più nessuno. Se, fino a qualche tempo fa, oltre alle manifestazioni di protesta e per il cessate il fuoco, esisteva una parte consistente dell'opposizione politica e dei media, che erano, sostanzialmente disallineate dalle intenzioni belligeranti, è palese che, di recente – l'Ucraina e Gaza, il Venezuela ed ora l'Iran (chi sarà il prossimo?) - tutti vogliono essere protagonisti nella visione suprematista dell'uomo bianco. Non esistono più regole da far rispettare: l'ONU viene sbeffeggiato da un bullo e dai suoi complici; è saltato il dialogo tra opposti e la diplomazia è relegata ai libri di storia.
Quindi, dovremmo guardare con apprensione alla sorte dei popoli al centro dei conflitti, oppressi prima dalle dittature e dopo dalle mire occidentali, ma è doveroso interrogarsi su cosa ne sarà di noi. La democrazia è stata asportata dall'interno nei Paesi dell'Occidente. Gli Stati Uniti d'America e l'Italia sono i campioni dell'autoritarismo: caccia ai migranti; attacchi al potere giudiziario; controllo dei media; militirazzazione delle vite. La questione sicurezza non viene più declinata in termini sociali ma solo come faccenda di ordine pubblico. Il potere preserva se stesso andando a caccia di nemici. Una escalation di odio, che utilizza la violenza e le guerre come mezzi per misurare la competizione con altri sistemi che non sono democratici (le autocrazie, le teocrazie). Attraverso le armi si ha la continuazione di quel rimane in vita della politica, avvalorando così la famosa frase di von Clausewitz secondo cui, appunto, la guerra è la prosecuzione della politica con altri mezzi. All'interno di questa sovrapposizione fra politica e guerra i provocatori e destabilizzatori si chiamano USA e Israele. Un connubio storico saldato dal genocidio in Palestina.
Adesso i criminali alla guida dei rispettivi Paesi hanno le mani libere ed il sostegno di gran parte della comunità internazionale, ricattata dalla dipendenza morale (l'Olocausto) ed economica. I dazi, le importazioni di gas e armi per andare avanti con la sporca guerra espansionistica ad Est, e che hanno reso l'Europa, come Unione e come Stati, succube ed incapace di assumere una posizione autonoma. Gli americani vogliono tutto e pur di accaparrare ciò che serve e far fuori i competitor Cina e Russia ci stanno trascinando verso il baratro. Da un lato fingono accordi di spartizione con Putin, dall'altro attaccano le alleanze storiche dei russi con il Venezuela e l'Iran.
Più fronti rimangono aperti e Cuba è nel mirino! Il doppiopesismo visto in questi anni sulle sanzioni ed i mandati di cattura esentati ai leader israeliani è presente anche con riguardo alle illegittime pretese su altri territori sovrani come la Groenlandia "reclamata" da Trump. E che tanto scandalo non desta, mentre quando la Cina fa lo stesso con Taiwan ecco che tutti tirano in ballo il diritto internazionale e l'autodeterminazione dei popoli. Invece di essere rafforzato il diritto internazionale viene smembrato. Americani e sionisti compiono atti di terrorismo, crimini contro l'umanità e sconfinano negli altri Stati. La versione ufficiale è che gli altri, i nemici, rappresentano un pericolo.
Nel caso dell'Iran per la sopravvivenza di Israele, e perchè l'arricchimento dell'uranio per fini non civili potrebbe dotarlo dell'arma atomica, mentre lo Stato ebraico può permettersi di tenerle, visto che è tra i Paesi che non hano sottoscritto il TNP (Trattato di non proliferazione). Ed in questa eccezione è in compagnia, fra gli altri, degli Stati Uniti, come avviene anche in un altro caso: quello di non aver aderito alla CPI (Corte Penale Internazionale), il cui scopo è quello di costruire un ordine mondiale pacifico perseguendo i criminali di guerra. Allora, il potere preferisce raccontare ai sudditi la sua versione dei fatti. Dei diritti civili e politici, della coabitazione fra comunità e popoli, e della laicità e delle donne a Trump e Netanyahu non interessa nulla. Quello che avviene in America – la caccia ai migranti – e in Palestina – la pulizia etnica - , dimostrano una drammatica evidenza, che contraddice la retorica vuota delle parole di leader corresponsabili della deriva mondiale. Queste violenze e le guerre non hanno nessuna giustificazione.

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