Il primo Papa sudamericano

L'Argentina festeggia una decisione epocale per la Chiesa. Una grave ombra sul nuovo Pontefice.

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Dopo le dimissioni inaspettate di Benedetto XVI, giovedì è stato nominato il nuovo Papa, Francesco I,  Jorge Mario Bergoglio, da 15 anni arcivescovo di Buenos Aires.
L'elezione del primo Papa latinoamericano, una novità epocale per la Chiesa cattolica, ha generato sorpresa nei quotidiani di tutto il mondo. Toni di festa dall'Argentina. "Il Papa è argentino", titola a caratteri cubitali La Nacion, mentre Clarin, "Un giorno storico". Il quotidiano argentino ricorda i arpporti anche tumultuosi, aspri con il potere: il presidente Nestor Kirchner nel 2007 perse la pazienza e lo definì un vero rappresentante dell'opposizione. La Casa Rosada, anche sotto la guida di Cristina Kirchner, si è lamentata spesso del fatto che la Chiesa non riconoscesse tutto ciò che era stato fatto dal presidente per far uscire il paese da una delle peggiori crisi della sua storia, ricorda Clarin. Quest'ultimo scrive anche delle prese di posizioni su aborto, matrimoni gay, eutanasia, che lasciano poche speranze a grandi riforme su questi temi. Nel 2009 un tribunale ordinò la registrazione civile dell'unione di due omosessuali e l'allora vescovo di Buenos Aires definì il provvedimento "assolutamente illegale".
Per i rapporti tesi in passato, la presidentessa argentina Cristina Kirchner ha commentato in modo fredda la storica nomina. "Noi gli auguriamo, come capo e guida della Chiesa, un incarico pastorale fruttuoso nell'esercizio di responsabilità così grandi e nella ricerca della giustizia, dell'uguaglianza, della fraternità e della pace dell'umanità”. 
L'ombra che grava sul neo pontefice argentino riguarda l'atteggiamento controverso verso la dittatura militare in Argentina. Dopo la nomina sono circolate vecchie foto che lo ritraggono accanto a Jorge Rafael Videla, l'autore del golpe del 1976. Mentre diversi media hanno riproposto le tesi sul ruolo giocato da Bergoglio a partire dal 24 marzo 1976, racchiuse nel libro “L'isola del Silenzio” del giornalista Horacio Verbitsky, che analizza il ruolo della Chiesa nel periodo più tragico del Paese sudamericano. Nel febbraio del ’76, un mese prima del drammatico colpo di stato, Bergoglio chiese a due dei gesuiti impegnati nelle comunità di andarsene. Erano Orlando Yorio e Francisco Jalics si rifiutarono di abbandonare la comunità che faceva affidamento su di loro. Pochi giorni dopo il golpe furono rapiti. Secondo quanto sostenuto dai due sacerdoti, quella revoca fu il segnale per i militari, il via libera ad agire: la protezione della Chiesa era ormai venuta meno. Il cardinal Bergoglio si difende spiegando che la richiesta di lasciare la baraccopoli era un modo per metterli in guardia di fronte a un imminente pericolo.
 

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