Il relitto della Arctic Metagaz alla deriva tra Lampedusa e Malta mentre l’esecutivo glissa sulle cause

Dall’attacco alla nave gasiera russa  all’attentato alla Seajewel: la lunga mano di Kiev continua colpire anche in Italia...

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Il relitto della Arctic Metagaz alla deriva tra Lampedusa e Malta mentre l’esecutivo glissa sulle cause

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di Francesco Fustaneo per l'AntiDiplomatico

 

 Nel cuore del Mediterraneo, a poche miglia dalle coste italiane, un’ombra nera e silenziosa si muove sospinta dalle correnti. È la Arctic Metagaz, una nave metaniera battente bandiera russa di 277 metri, carica di un potenziale disastro ambientale: 900 tonnellate di gasolio e due serbatoi di gas naturale liquefatto (GNL)

La nave non è un relitto qualunque. È il muto testimone di un attacco bellico avvenuto in alto mare, un’azione che ha riportato la guerra ibrida nel “Mare Nostrum”.

In una nota diramata oggi dalla Presidenza  del Consiglio, apprendiamo che  Giorgia Meloni ha riunito un vero e proprio comitato di crisi . Intorno al tavolo i ministri Antonio Tajani (Esteri), Guido Crosetto (Difesa), Gilberto Pichetto Fratin (Ambiente) e Nello Musumeci (Protezione Civile e Politiche del mare), insieme al sottosegretario Alfredo Mantovano e al capo della Protezione Civile Fabio Ciciliano.

L’oggetto del vertice è stato appunto la   Arctic Metagaz, alla deriva da giorni nel Mediterraneo centrale dopo un violento attacco avvenuto il 3 marzo . La riunione è servita a fare il punto sulla posizione del relitto e sulla strategia da adottare.

Secondo la nota in questione l’imbarcazione si trova attualmente all’interno della zona SAR (Search and Rescue) di competenza maltese. Per questo, l’Italia ha assicurato al governo de La Valletta la piena condivisione del monitoraggio e ha confermato la propria disponibilità a svolgere attività di supporto, in attesa delle determinazioni delle autorità dell’isola .

La nave, inclinata di circa 30 gradi a causa dei danni riportati, vaga senza equipaggio (i 30 membri russi sono stati tratti in salvo nei giorni scorsi) . Dopo essersi pericolosamente avvicinata all’isola di Linosa, sembra ora dirigersi verso Malta, ma la sua rotta è imprevedibile. Per questo, la Marina Militare italiana ha già posizionato nella zona un rimorchiatore e un mezzo antinquinamento, pronti a intervenire in caso di emergenza .

Tutto è cominciato nelle prime ore del 3 marzo, quando la nave, proveniente da Murmansk e diretta probabilmente verso il Canale di Suez, è stata raggiunta da una violenta esplosione mentre si trovava nel tratto di mare tra Malta e la Libia .

Se inizialmente si era parlato di un incidente, la realtà emersa nei giorni successivi è ben più preoccupante. Le autorità russe  hanno  accusato apertamente Kiev di aver condotto un “atto di terrorismo internazionale” utilizzando droni navali. L’attacco ha squarciato lo scafo, provocato un incendio devastante e costretto l’equipaggio a fuggire precipitosamente.

Il dato preoccupante è che a fronte di questo attacco effettuato a poca distanza dalle coste italiane, eseguito  verosimilmente da agenti di  Kiev o loro alleati, né dall’esecutivo italiano né dall’Unione Europea sia arrivate serie proteste o ferme prese di posizione.

 

Il precedente inquietante: il caso Seajewel a Savona

La vicenda della metaniera alla deriva tra Lampedusa e Malta riporta alla mente un altro episodio che, a febbraio, aveva scosso il Nord Italia: l’attentato alla petroliera Seajewel al largo di Savona.

La notte di San Valentino del 2025, la Seajewel, battente bandiera maltese, era stata squarciata da due ordigni mentre si trovava nelle acque liguri . Un’esplosione, poi un’altra. Solo il caso evitò un disastro ecologico, quando le lamiere della camera di sicurezza contenenti il petrolio resistettero allo scoppio.

La Procura di Genova , aveva in merito alerto un fascicolo per l’ipotesi di reato di “naufragio aggravato con finalità di terrorismo” . Le indagini, condotte dalla Digos e dalla Capitaneria di Porto, si sono concentrate sull’ipotesi di un sabotaggio commissionato da servizi segreti ucraini per colpire le navi utilizzate per aggirare l’embargo sul petrolio russo. Un’ipotesi rafforzata dalla moria di pesci nella zona e dalla deformazione delle lamiere verso l’interno, indizi tipici di un’esplosione avvenuta all’esterno dello scafo, forse con l’uso di mine “a patella” (Limpet mine) .

 

Ritornando alla Arctic Megataz, ulteriore fuoriuscita di GNL potrebbe causare incendi, nubi criogeniche letali per la fauna marina e un inquinamento duraturo. Le tonnellate residue di gasolio ancora a bordo, necessarie per la propulsione, rappresentano di per sé un rischio gravissimo di sversamento.

L’Ammiraglio Ispettore della Guardia Costiera, Aurelio Caligiore, in un’analisi pubblicata su  Greenreport, ha sottolineato la necessità di predisporre una task force internazionale antinquinamento: “Se invece di una nave gasiera fosse stato scelto di colpire una petroliera carica di greggio – scrive – quale scenario di disastro ambientale ci saremmo trovati di fronte? Le correnti marine avrebbero potuto fare arrivare la marea nera in pochi giorni sulle coste siciliane” .

Ciò che sta accadendo rappresenta un salto di qualità nel conflitto che si avvicina sempre più coinvolgendo i nostri porti e le nostre acque con tutte le implicazioni he ne derivano a iniziare da quelle ambientali . Da ultimo, appunto azioni militari condotte in alto mare, in una delle rotte commerciali più trafficate del mondo, a due passi dalle coste siciliane  e dalle isole di  Lampedusa e Linosa .

L’Italia, pur ribadendo la sovranità maltese sull’area SAR, si trova inevitabilmente in prima linea. Il relitto della Arctic Metagaz non è solo un problema di bandiera, ma è una bomba ecologica a orologeria che galleggia instabile nel cortile di casa nostra.

Francesco Fustaneo

Francesco Fustaneo

Laureato in Scienze Economiche e Finanziarie presso l'Università degli Studi di Palermo.
Giornalista pubblicista dal 2014, ha scritto su diverse testate giornalistiche e riviste tra cui l'AntiDiplomatico, Contropiano, Marx21, Quotidiano online del Giornale di Sicilia. 
Si interessa di geopolitica, politica italiana, economia e mondo sindacale

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