Iraq: I sunniti protestano contro il governo di al-Maliki

L'Iraq stretto tra attentati, proteste e instabilità politica

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Iraq: I sunniti protestano contro il governo di al-Maliki

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Il bilancio di una nuova ondata di attentati che il 31 dicembre ha colpito le città di Mussayib e Hilla, a sud di Baghdad, la capitale stessa e la città di Kirkuk è di almeno 22 persone e diverse decine di feriti. 
Le nuove violenze, le ultime di una lunga scia di attentati che hanno colpito obiettivi civili, militari e religiosi in quasi ogni zona del Paese, giungono in un momento di profonda instabilità politica che mette in luce la fragilità del governo di unità nazionale guidato dal premier sciita Maliki. Da una decine di giorni si susseguono, infatti, le proteste di centinaia di migliaia di musulmani sunniti contro il governo del primo ministro sciita Nouri al-Maliki che chiedono la fine delle leggi anti-terrorismo – spesso utilizzate per perseguire i rivali politici come Tareq al-Hashemi - una maggiore partecipazione alla vita politica del paese e le dimissioni del premier. Per decenni i sunniti – minoranza del paese - sono stati la fazione dominate dell'Iraq di Saddam Hussein. Dopo la caduta del dittatore nel 2003, le forze internazionali hanno favorito la presa di potere da parte della fazione sciita, accusata però di portare avanti politiche di marginalizzazione nei confronti dei sunniti
Il culmine delle proteste si è raggiunto a Ramadi, dove almeno 100mila persone hanno bloccato la strada statale che porta verso il confine con la Siria e la Giordania e hanno tentato di linciare il vice premier sunnita Saleh Al-Mutlak, giunto sul posto per mediare con i manifestanti, ma accusato di tradimento in quanto membro del governo del premier sciita Nuri al-Maliki. 
Ad innescare le rivolte è stato l'arresto, il 20 dicembre nella provincia di Anbar, nell’Iraq occidentale, di dieci guardie del corpo di  Rafia al-Issawi, ministro delle Finanze, fra i principali leader della fazione sunnita del governo con l’accusa di terrorismo.
I manifestanti godono dell’appoggio del leader religioso sciita Moqtada al-Sadr che ha messo in guardia il governo “da una primavera araba in Iraq”  e accusato il primo ministro al-Maliki di avere “la totale responsabilità" per il malcontento dei cittadini che chiedono un cambiamento.
Nel tentativo di sedare le proteste, Maliki ha annunciato la liberazione di 700 donne detenute nelle carceri irachene. Il premier ha anche messo in guardia da ogni tentativo di politicizzare le manifestazioni “per servire agende straniere, minacciando la sicurezza delle persone e l’integrità del paese”.

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