L'imbroglio neoliberista di Macri in Argentina

Mauricio Macri ha ingannato l’elettorato con premeditazione e faccia tosta

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L'imbroglio neoliberista di Macri in Argentina



di Alfredo Serrano Mancilla - Publico
 

Macri ha defraudato la cittadinanza argentina. E lo ha fatto in un piccolo lasso di tempo. In poco più di un anno e mezzo ha infranto tutto quanto aveva promesso. Se esistessero i contratti elettorali, quello di Macri già sarebbe stato rescisso a causa di diverse violazioni.

 

Di seguito vedremo come Macri ha imbrogliato l’elettorato in ognuna delle sue proposte economiche in campagna elettorale. 

 

Promessa 1. Ridurre l’inflazione… e i prezzi sono aumentati. L’inflazione ha raggiunto il 40% nel 2016, il punto più alto dal 2002. Sono più costosi tutti i servizi pubblici a causa dei continui rialzi (tarifazos). Sono aumentati i prezzi di medicinali, trasporti e cibo. E inoltre, quest’anno, continua ad essere altissima. Finora, è arrivata al 10,5%; con una media annua del 24%, ben oltre le previsioni del governo per quest’anno (17%). 

 

Promessa 2. Ripresa economica… e il PIL si è ridotto. Il paese ha chiuso il 2016 con una recessione del 2,3%, mentre nell’ultimo anno kirchnerista l’economia è cresciuta del 2,1%. Nell’era Macri, i consumi sono calati per 17 mesi consecutivi. La produzione industriale calata del 10%. L’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) ha rivisto al ribasso le sue stime di crescita per l’Argentina nel 2017 e 2018, a 2,5% e 3,1%, rispettivamente. 

 

Promessa 3. Povertà zero… e i poveri e l’indigenza sono aumentati. Nel primo anno di gestione, Macri ha creato 1,5 milioni di nuovi poveri e 600.000 nuovi indigenti. L’Università Cattolica Argentina sostiene che nel primo trimestre del 2017 vi è stato un aumento di 5,5 punti dell’indice di povertà. Cresce anche la disuguaglianza: la differenza di reddito tra i settori più ricchi e quelli più poveri è passata da 18,7 volte nel 2015 a 23,2 nel 2016. 

 

Promessa 4. Riduzione del deficit fiscale… ma i conti continuano a peggiorare. Il governo stesso ha riferito che il deficit fiscale dell’anno 2016 è stato di 4,6%, considerando le entrate straordinarie generate dalla politica che ha permesso il riciclaggio di capitali. La Banca Centrale ha emesso 96.500 milioni di pesos finora quest’anno per finanziare lo squilibrio fiscale. 

 

Promessa 5. Creare posti di lavoro… e aumenta la disoccupazione e la sottoccupazione. La disoccupazione è giunta al 9,2% nel primo trimestre di quest’anno, il suo livello più alto nel decennio, La sottoccupazione è prossima al 10%. Si registra un livello di disoccupazione tra i minori di 25 anni superiore alla media regionale (24,6% contro 16%) così come la percentuale riguardante la disoccupazione tra le donne che supera la media regionale (30,33% contro 16%). 

 

Promessa 6. Non più svalutazione… e il dollaro è salito. Il peso argentino si è deprezzato del 67% da quando Macri ha iniziato a governare.  E tutto fa pensare che la ‘presión sojera’ renderà la svalutazione molto più alta nei prossimi mesi. La Borsa dei Cereali ha già affermato che per settembre prevede un valore del dollaro a 17,5. 

 

Promessa 7. Più investimenti stranieri… e arrivano sempre meno. Gli investimenti diretti esteri nel 2016 sono stati la metà rispetto all’anno precedente. In termini comparativi, il valore di questa variabile si è ridotto nel 2016 il triplo rispetto al resto della regione. 

 

Promessa 8. Ridurre il debito… mentre il debito diventa sempre più grande ed eterno. Da quando è arrivato al governo, Macri ha collocato debito per quasi 100.000 milioni di dollari. Nel primo quadrimestre del 2017, gli interessi sul debito hanno raggiunto il 10,6% del bilancio pubblico, superando la doppia cifra per la prima volta dal 2001. 

 

Promessa 9. Abbassare le tasse ai lavoratori… tutti adesso pagano di più. Di fatto, in termini effettivi, il minimo imponibile è calato a dispetto di quanto era stato promesso in campagna elettorale. In totale e in termini netti, quasi 200.000 lavoratori in più saranno inclusi nel pagamento della tassa. 

 

Promessa 10. Ritornare al mondo… ci sono tornati, ma a modo loro. Non sono riusciti a raggiungere nemmeno la categoria di ‘emergente’, recentemente respinta da Morgan Stanley International. Ma hanno ricevuto il plauso dei fondi avvoltoio, del Fondo Monetario internazionale, di Merkel, Hollande e Rajoy. Tutti felici che con Macri è stato eletto un modo di inserirsi nel mondo con più debito e in termini di scambio ineguale contro l’Argentina. Crescono le importazioni al 12,4%; sarebbe ideale se l’economia fosse in crescita del 5-6%. Il deficit commerciale è sempre più pressante: 1.217 milioni di dollari per il primo quadrimestre dell’anno. Dal primo giorno di gestione Macri, 10 dicembre 2015, il saldo delle partite correnti ha accumulato un deficit che supera i 21.200 milioni di dollari. Quest’anno di prevede che 12.000 milioni di dollari escano dal paese in materia di risparmi privati in valuta estera. Questo è il modo in cui l’Argentina torna al mondo…

 

Ma non finisce qui. C’è molto di più in questa truffa economica di Cambiemos. Non hanno mai detto che l’Argentina sarebbe diventata un paradiso finanziario e nemmeno fiscale. Macri ha reso il paese un luogo ideale carry-trade; guadagnare senza necessità di produrre, solo mettendo il denaro in strumenti finanziari (Lebac, buoni del tesoro) con la garanzia di un elevato tasso di rendimento, superiore al 25%. Inoltre, l’Argentina ha effettuato un riciclaggio di denaro pari a 116.800 milioni di dollari. Senza che questo abbia comportato un rientro di tale importo nel paese. Solo il 20% è rientrato. 

 

Riassumendo, dopo tante cifre, possiamo affermare che Macri ha ingannato l’elettorato con premeditazione e faccia tosta. Le promesse sono sfumate allo stesso modo dei suoi palloncini gialli ad ogni comizio elettorale. Le aspettative svanite perché la realtà economica molto negativa comincia a imporsi sulla narrazione macrista. La soggettività economica già non è più così ottimista come si affermava all’inizio del suo mandato. Al contrario. Le evidenze non ingannano. 

 

(Traduzione dallo spagnolo per l’AntiDiplomatico di Fabrizio Verde)        

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