L’Iran nel mirino: tra retorica bellica USA-Israele e resistenza strategica di Teheran

1091
L’Iran nel mirino: tra retorica bellica USA-Israele e resistenza strategica di Teheran

I nostri articoli saranno gratuiti per sempre. Il tuo contributo fa la differenza: preserva la libera informazione. L'ANTIDIPLOMATICO SEI ANCHE TU!

OPPURE

L’incontro a Washington tra Donald Trump e Benjamin Netanyahu si è chiuso tra proteste di piazza e messaggi contrastanti. Fuori dalla Casa Bianca, attivisti palestinesi, ebrei antisionisti e movimenti pacifisti hanno denunciato quello che definiscono il consolidamento di un asse politico responsabile di guerre preventive e violazioni sistematiche del diritto internazionale. Dentro, invece, si è discusso apertamente - secondo diverse fonti - anche di Iran. La Casa Bianca ha ufficialmente escluso nuovi “avventurismi bellici”, parlando di negoziati. Ma il contesto racconta altro: mentre Trump e Netanyahu si incontravano, Gaza veniva nuovamente colpita, e l’ipotesi di allargare il fronte regionale tornava sul tavolo sotto forma di minaccia latente, anche con l’invio di una nuova portaerei USA verso l’Iran. Non è un dettaglio. La convergenza tra i due leader si basa su una visione muscolare dell’ordine internazionale, in cui la forza precede la diplomazia e la deterrenza si costruisce con l’escalation. Da Teheran, la lettura è esplicita.

Il presidente Masoud Pezeshkian ha accusato Stati Uniti e Israele di sfruttare le difficoltà interne dell’Iran senza alcun interesse reale per il benessere del Paese. Le recenti proteste di gennaio, iniziate per ragioni economiche e poi degenerate su impulso esterno in violenze armate, vengono descritte dalle autorità iraniane come infiltrate e sostenute da apparati di intelligence stranieri. Il bilancio ufficiale parla di oltre 3.000 morti, in gran parte civili e membri delle forze di sicurezza. Il messaggio politico di Pezeshkian è duplice: delegittimare la narrativa occidentale sui “diritti umani” e rafforzare l’idea di unità nazionale sotto pressione esterna.

Una posizione che trova sponda nelle parole dell’ammiraglio Ali Shamkhani, che ha avvertito come qualsiasi attacco contro l’Iran riceverà una risposta “forte, decisiva e appropriata”. Non una minaccia generica, ma un richiamo a precedenti recenti, come la risposta missilistica iraniana contro la base di Al Udeid dopo i raid su siti nucleari della Repubblica Islamica. Qui si inserisce il nodo centrale: mentre Trump evoca flotte e conseguenze “ben peggiori” in caso di mancato accordo, Teheran ribadisce che la diplomazia può funzionare solo senza ricatti.

I colloqui indiretti sul nucleare ripresi a Muscat vengono definiti un “buon inizio”, ma con paletti chiari: revoca verificabile delle sanzioni, diritto all’arricchimento dell’uranio e nessuna trattativa sui missili, considerati una linea rossa. In questo quadro, Netanyahu spinge per allargare il dossier iraniano alle capacità militari, confermando il ruolo israeliano come moltiplicatore di tensioni regionali con il sostegno diretto di Washington. Il risultato è un equilibrio instabile: da un lato negoziati che procedono a fatica, dall’altro una retorica incendiaria che riduce i margini di compromesso.


LA NOTIZIA CHE HAI LETTO FA PARTE DELLE "TRE PRINCIPALI NOTIZIE DELLA SETTIMANA" - LA NEWSLETTER CHE OGNI SABATO ALLE 7.00 DEL MATTINO ARRIVA NELLE EMAIL DEI NOSTRI ABBONATI. 

SCOPRI COME ABBONARTI A L'ANTIDIPLOMATICO E SOSTENERE LA NOSTRA LUNGA MARCIA

CLICCA QUI

La Redazione de l'AntiDiplomatico

La Redazione de l'AntiDiplomatico

L'AntiDiplomatico è una testata registrata in data 08/09/2015 presso il Tribunale civile di Roma al n° 162/2015 del registro di stampa. Per ogni informazione, richiesta, consiglio e critica: info@lantidiplomatico.it

ATTENZIONE!

Abbiamo poco tempo per reagire alla dittatura degli algoritmi.
La censura imposta a l'AntiDiplomatico lede un tuo diritto fondamentale.
Rivendica una vera informazione pluralista.
Partecipa alla nostra Lunga Marcia.

oppure effettua una donazione

CONTRO-STORIA DELLA TURCHIA 2016-2026 di Michelangelo Severgnini CONTRO-STORIA DELLA TURCHIA 2016-2026

CONTRO-STORIA DELLA TURCHIA 2016-2026

Tempesta perfetta: perché gli USA stanno per implodere di Alessandro Bartoloni Tempesta perfetta: perché gli USA stanno per implodere

Tempesta perfetta: perché gli USA stanno per implodere

Balle spaziali sui Nativi. Gli errori autorevoli di Raffaella Milandri Balle spaziali sui Nativi. Gli errori autorevoli

Balle spaziali sui Nativi. Gli errori autorevoli

Maduro, il New York Times e il colonialismo dei "buoni" di Francesco Erspamer  Maduro, il New York Times e il colonialismo dei "buoni"

Maduro, il New York Times e il colonialismo dei "buoni"

Il voto su AfD e le vecchie beghine di Alessandro Mariani Il voto su AfD e le vecchie beghine

Il voto su AfD e le vecchie beghine

Mentre la Francia brucia... Macron è occupato da tutt'altro di Marinella Mondaini Mentre la Francia brucia... Macron è occupato da tutt'altro

Mentre la Francia brucia... Macron è occupato da tutt'altro

Era già tutto previsto di Giuseppe Giannini Era già tutto previsto

Era già tutto previsto

Italia e vincolo esterno di Gilberto Trombetta Italia e vincolo esterno

Italia e vincolo esterno

FRIEDMAN HA VINTO di  Leo Essen FRIEDMAN HA VINTO

FRIEDMAN HA VINTO

ORA ALMENO RISPARMIATECI L’IPOCRISIA. GIUSTIZIA PER ANDREA! di Giorgio Cremaschi ORA ALMENO RISPARMIATECI L’IPOCRISIA. GIUSTIZIA PER ANDREA!

ORA ALMENO RISPARMIATECI L’IPOCRISIA. GIUSTIZIA PER ANDREA!

Registrati alla nostra newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti