Maria De Filippi, Gramsci e la disarmante idiozia di Repubblica

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Maria De Filippi, Gramsci e la disarmante idiozia di Repubblica

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Non occorrono grandi sforzi interpretativi per smentire questa solenne idiozia. Ma è forse proprio la sua banalità a lasciarmi disarmato.
 
 
 
Il bello è che proprio Gramsci ha promosso nei suoi Quaderni l'idea che i prodotti culturali debbano concorre a costruire una nuova civiltà attraverso la sintesi tra le grandi tradizioni e le emergenti istanze popolari. Tutto il contrario di quanto fatto da Maria De Filippi e dalla sua ributtante televisione.
 
L'idea di Gramsci era quella di elevare le classi popolari a soggetto della storia erede del passato, ma capace di saper stare dentro i grandi conflitti del presente per costruire un futuro di progressiva emancipazione. Non era quella di imbarbarirle e spingerle verso modelli culturali meschini, individualistici e fintamente provocatori.
 
Lasciatemi però dire che l'imbarbarimento non è dovuto solo al lento logoramento promosso dalla tv berlusconiana. A questa regressione hanno contribuito largamente anche quei soggetti appartenenti a quella che è stata definita la "sinistra intellettuale benestante". Mi riferisco agli appartenenti a quei settori politici e culturali che si sono auto intestati la patente di progressisti e che in buona parte fanno capo proprio al quotidiano la Repubblica.
 
Questa parte di società si auto rappresenta spesso come la parte più avanzata del paese: come la più moderna, civile, europea, colta e rispettabile. Si tratta in realtà di una soggettività politica estremamente conformista e classista, che sul piano politico si è assunta il compiuto di mediare l'adesione all'immaginario neoliberale delle classi medie e medio basse. A quest'area appartiene una parte non piccola dell'intellettualità nostrana afferente all'accademia, ai giornali, alle case editrici e ai centri studi. Al suo interno anche Gramsci deve essere normalizzato, depurato degli elementi critici, adattato al contesto e alle finalità politiche dominanti. Il pensatore sardo è del resto troppo grande per essere messo ai margini, ma anche troppo pericoloso per lasciare che il suo pensiero si diffonda liberamente. Non resta allora che banalizzarlo e disinnescare il portato critico delle sue categorie attraverso un'idiozia come quella di questo articolo.

Paolo Desogus

Paolo Desogus

Professore associato di letteratura italiana contemporanea alla Sorbonne Université, autore di Laboratorio Pasolini. Teoria del segno e del cinema per Quodlibet.

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