Mondo Cina: economia aperta e condivisione delle opportunità
Ogni primavera, la “Doppia Sessione” di Pechino rappresenta uno dei momenti più rilevanti della vita politica ed economica cinese. Con la riunione annuale della Conferenza Consultiva Politica del Popolo Cinese e dell’Assemblea Popolare Nazionale, la leadership del Paese definisce priorità, indirizzi e strumenti di medio-lungo periodo che vanno ben oltre i confini nazionali.
L’edizione di quest’anno si apre in un contesto internazionale segnato da una crescente incertezza strutturale: rallentamento della crescita economica globale, tensioni geopolitiche persistenti, guerre, frammentazione delle catene del valore, politiche di “de-risking” e rilocalizzazione selettiva – è il ritorno esplicito, oramai prolungato, a politiche industriali e tecnologiche difensive, soprattutto nelle economie avanzate. Processi che, nel loro insieme, stanno ridefinendo le modalità stesse dell’integrazione economica globale.

È proprio in questo quadro che Pechino continua a ribadire un messaggio chiave: lo sviluppo va perseguito attraverso l’apertura, la cooperazione e la condivisione delle opportunità.
Negli ultimi anni, la Cina ha insistito su un concetto centrale: la modernizzazione cinese è anche un percorso di integrazione crescente nell'economia mondiale, che, per mezzo delle politiche di riforma ed apertura dei mercati, contribuisce a stabilizzare i cicli economici ed orientare lo sviluppo di qualità. L’apertura cinese, dunque, viene intesa come costruzione di un ecosistema economico più stabile, prevedibile e orientato al lungo periodo, e non semplicisticamente come accesso ai mercati. Stiamo parlando di governo dello sviluppo, non di imposizioni di un unico modello, né di formule prestabilite. È una logica che richiama l’idea secondo cui l’armonia nasce dalla capacità di tenere insieme le differenze, evitando i rischi di uniformizzazione.
In questo senso, la Doppia Sessione è attesa per confermare una linea di continuità: sostegno alla domanda interna – anche attraverso politiche di redistribuzione e rafforzamento del consumo urbano, in un quadro di politiche fiscali più proattive e orientate alla stabilizzazione della crescita – e accelerazione dell’innovazione tecnologica nei settori strategici, dall’intelligenza artificiale alla transizione energetica, oltre all’attrazione di investimenti esteri di qualità e alla difesa del multilateralismo economico. Ciò avviene in un passaggio particolarmente rilevante per la Repubblica popolare, che coincide con l’avvio del nuovo ciclo di pianificazione legato al 15° Piano Quinquennale (2026–2030). In questo contesto, è atteso un ulteriore miglioramento dell’ambiente per gli investitori, con ulteriori aperture mirate nei servizi, nella finanza e nell’industria avanzata. Al riguardo, possiamo ricordare il Piano d’azione 2025 per la stabilizzazione degli investimenti esteri, che prevede maggiore accesso ai servizi, semplificazioni regolatorie e incentive alla presenza di multinazionali e headquarter globali, nonché nuove iniziative che puntano ad ampliare l’apertura nei servizi ad alto valore aggiunto – telecomunicazioni, sanità, digitale – e a rafforzare l’integrazione finanziaria, anche attraverso la liberalizzazione parziale dei mercati dei capitali e programmi dedicati agli investitori esteri.
Si tratta di una risposta strutturale a un mondo sempre più segnato da blocchi contrapposti e da politiche industriali aggressive, a cui la Cina non è disponibile ad aderire. Le indicazioni emerse recentemente suggeriscono un rafforzamento di quattro direttrici: innovazione tecnologica, stabilità macroeconomica, controllo dei rischi e sviluppo di nuovi motori di crescita.

Uno dei temi ricorrenti nel discorso cinese, inoltre, è quello della “condivisione delle opportunità di sviluppo”. In termini concreti, questo si traduce nella disponibilità a mantenere aperti i canali commerciali, industriali e finanziari con il Sud globale, ma anche con l’Europa e con quei partner disposti a muoversi fuori da una logica puramente conflittuale. Molto probabilmente Pechino punterà ancor di più su co-sviluppo industriale e infrastrutturale, in cui la cooperazione tende a privilegiare la creazione di capacità produttive locali, piuttosto che relazioni puramente “estrattive”. In altre parole, siamo di fronte a un’impostazione che riflette una diversa concezione dello sviluppo, meno centrata sulla dipendenza e più sulla costruzione di capacità autonome. Mentre molte economie stanno ridefinendo le proprie strategie in chiave difensiva, la Cina cerca di proporsi come fattore di stabilizzazione, come un grande mercato di sbocco, come un nodo centrale delle catene industriali e come un attore disposto a sostenere infrastrutture, investimenti produttivi e cooperazione tecnologica.
La Doppia Sessione diventa pertanto un momento di allineamento tra gli obiettivi interni e il ruolo internazionale della Cina, in cui la narrazione dell’economia aperta è parte di una visione di lungo periodo che mira a conciliare la sicurezza economica e la crescita di qualità con l’integrazione globale. A differenza delle declinazioni occidentali, sempre più orientate alla riduzione delle interdipendenze, la sicurezza economica cinese implica una maggiore capacità di gestirle e stabilizzarle – in una parola “governarle”. Per Pechino apertura e sicurezza non sono in contrapposizione, in quanto l’interdipendenza può essere regolata per il bene comune.
In un sistema internazionale sempre più segnato da logiche di blocco e che sembra avviarsi verso una nuova fase di competizione sistemica, la Doppia Sessione offre un’indicazione solo apparentemente controcorrente: la crescita è sempre il risultato di un processo negoziato e condiviso, e mai un gioco a somma zero.
Implicitamente, emerge un’idea di ordine internazionale meno fondata sulla contrapposizione tra blocchi e più su una configurazione policentrica, in cui l’interdipendenza viene sostenuta e governata. Ed è proprio su questa idea – sviluppo condiviso, apertura regolata, cooperazione pragmatica – che la Doppia Sessione di marzo offrirà indicazioni utili per l’economia globale nel suo complesso. Resta da vedere quanto il resto del mondo sia disposto – e soprattutto capace – a muoversi in questa direzione.
L'autore Fabio Massimo Parenti è professore associato di studi internazionali e Ph.D. in Geopolitica e Geoeconomia

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