Mostro d'Europa, Incubo della Palestina

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di Tariq Marzbaan – Al Mayadeen English

[Traduzione a cura di: Nora Hoppe]

"Israele": il progetto coloniale, la narrazione della vittima e la strumentalizzazione del linguaggio

Praticamente tutto ciò che deve essere detto, scritto e mostrato per comprendere le origini di "Israele" e la sofferenza dei palestinesi è già stato trattato. Eppure molti continuano a chiedersi: come si è arrivati a questo punto? Cosa è andato storto?

La risposta: nulla è andato storto – fin dall'inizio, tutto procedeva secondo il piano e la visione del mondo dei sionisti.

L'Olocausto come mito fondativo

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, la piena portata del genocidio europeo contro gli ebrei venne gradualmente alla luce. Quando lo Stato di "Israele" fu fondato nel 1948, i suoi fondatori elevarono l'Olocausto al mito fondativo dello "Stato ebraico": "Israele" doveva essere il luogo dove gli ebrei sarebbero stati protetti da future persecuzioni.

Eppure questo mito non è servito solo da facciata morale per nascondere e giustificare la natura coloniale e di appropriazione delle terre del sionismo europeo-ashkenazita. È diventato anche una fonte di indottrinamento dentitario e uno strumento di propaganda per contrastare qualsiasi critica a “Israele” – Norman Finkelstein lo definisce giustamente “l’industria dell’Olocausto”.[1]

La disponibilità del movimento sionista a cooperare con i cosiddetti "anti-semiti" quando gli conveniva era evidente anche prima della fondazione dello Stato. L'"Accordo Haavara" (1933–1939) tra l'Agenzia Ebraica e il regime nazista permise a 60.000 ebrei tedeschi di emigrare in Palestina – con parte dei loro beni – mentre organizzazioni ebraiche in tutto il mondo invocavano il boicottaggio della Germania nazista. [2]

L’ideologia sionista e le sue radici

La prima generazione di sionisti era composta per lo più da persone laiche di varie tendenze politiche. La loro epoca – la fine del XIX e l'inizio del XX secolo – fu l'epoca dei nazionalismi in crescita, che alimentarono guerre anticoloniali nelle regioni colonizzate e culminarono nel fascismo occidentale e nell'industrializzazione di omicidi di massa. Le figure fondatrici sioniste furono profondamente influenzate da queste ideologie razziste – e la credenza religiosa di lunga data nella supremazia ebraica rese molto più facile per loro adottare tali modi di pensare.

Sebbene Theodor Herzl e altri pensatori sionisti invochino gli "anti-semiti" europei, i pogrom e secoli di sofferenza, adottano la stessa mentalità razzista dei loro persecutori come modello per la loro agenda. La differenza è che il loro razzismo non è diretto contro gli ebrei, ma contro gli arabi e soprattutto contro i palestinesi musulmani e cristiani – coloro tra i quali gli ebrei vivevano in pace per secoli. Vogliono uno Stato per gli ebrei, ma si considerano europei bianchi, i loro alleati e un’estensione del loro potere.

Solo in questo contesto si può comprendere un'affermazione come quella del leader CDU Friedrich Merz (ora cancelliere tedesco): "Loro [gli israeliani] stanno facendo il lavoro sporco per noi." Questo spiega anche il razzismo diretto in "Israele" ancora oggi contro gli immigrati ebrei dall'Africa e dalle regioni non occidentali – contro gli ebrei sefarditi e mizrahi.

Che "Israele" fosse un progetto coloniale divenne evidente subito dopo la sua fondazione. "Piano Dalet" (marzo 1948), approvato da David Ben-Gurion, era un piano militare per l'espulsione sistematica dei palestinesi dalle aree strategiche. Tra dicembre 1947 e l'autunno 1948, 531 villaggi e città palestinesi furono distrutti o spopolati.[3] Fin dall'inizio, "Israele" fu pianificata come colonia occidentale – ma venduta esternamente come uno "Stato laico", l'unica "democrazia" della regione e "l'unico luogo sicuro per gli ebrei".

Gli intellettuali ebrei più perspicaci se ne accorsero fin dall’inzio. In una lettera aperta del 1948 firmata da Hannah Arendt, Albert Einstein e altri, pubblicata sul New York Times, avvertivano del "fascismo" all'interno del movimento sionista e descrivevano il partito Cherut di Menachem Begin come "terrorista" e "simile a un nazismo nella sua struttura."[4]

La funzione di "Israele" per l'Occidente

Per le potenze coloniali in declino, Gran Bretagna e Francia, l'istituzione di "Israele" offrì un'opportunità per ritirarsi dalla regione senza perdere potere o influenza. Per gli eredi dell'Impero britannico, gli USA, "Israele" è il loro braccio esteso e la più grande base militare della regione – o, come hanno ripetutamente sottolineato i funzionari statunitensi, "la portaerei americana inaffondabile in Medio Oriente".

"Israele" è l'unica potenza nucleare nella regione, con una stima di 90-400 testate nucleari. Gli Stati Uniti e la Francia contribuirono a costruire questo arsenale.[5] La Germania fornì sottomarini classe Dolphin, presumibilmente capaci di trasportare missili da crociera capaci di armamento nucleare – un coinvolgimento diretto della Germania nella deterrenza nucleare israeliana. Solo nel 2024, il governo tedesco ha approvato le esportazioni di armi verso "Israele" per un valore superiore a 300 milioni di euro – nel pieno della guerra di Gaza.[6]

Per i tedeschi e tutte le altre nazioni occidentali che parteciparono attivamente alla giudeofobia, alla persecuzione e, in ultima analisi, al massacro sistematico degli ebrei sotto la guida tedesca, "Israele" era un sollievo morale – per i tedeschi, il miglior detersivo per la loro coscienza sporca.

Per gli stati circostanti, "Israele" divenne una spada di Damocle. Per i palestinesi, è diventata la Nakba – la catastrofe che è continuata senza sosta dall'arrivo dei primi sionisti europei e che continua ancora oggi. In questo momento stiamo tutti assistendo al suo culmine in corso: il genocidio a Gaza.

La narrazione dell'autodifesa e della legittimazione religiosa

Considerando le atrocità subite durante i pogrom razzisti nell'Europa cristiana – in particolare i crimini dei nazisti tedeschi e dei loro alleati fascisti – è comprensibile che i sopravvissuti fossero traumatizzati e diffidenti. Questo vale anche per coloro che andarono in Palestina per stabilire quella che credevano una patria sicura.

Da questo trauma è nata la leggenda: tutto ciò che fanno gli israeliani è un loro diritto naturale all'autodifesa. Questa narrazione è stata trasmessa con successo alla popolazione mondiale e la maggior parte delle persone l'ha accettata ancora oggi.

A questo si aggiunge la narrazione religiosa: Dio scelse gli ebrei e promise loro quella terra. Così, "Israele" possiede non solo legittimità laica, legale, storica e morale – derivata dall'"anti-semitismo" e dall'Olocausto – ma anche legittimità divina. Il quadro di questo pensiero è paragonabile all'ideologia del "sangue e terra", al "superuomo ariano" e alla convinzione di Hitler di essere stato scelto dalla "Provvidenza" – il sostituto nazista di Dio.

Può sembrare rozzo e ingenuo. Eppure è esattamente così che i sionisti rappresentano "Israele": ricordiamo Netanyahu alle Nazioni Unite, mentre utilizzava l’illustrazione di una bomba d’altri tempi tratta da un fumetto per illustrare la presunta minaccia nucleare iraniana; ricordiamo l’ex cancelliere Scholz, il quale, anche quando si confrontava con il massacro genocida di Gaza, invocava ancora "il diritto di Israele all'autodifesa". Nel giorno della memoria dell'Olocausto 2023, ha scritto su Die Zeit che "'Mai più' è ogni giorno", anche mentre gli israeliani continuavano il loro Olocausto a Gaza. Questa frase viene usata dai politici tedeschi ogni volta che si parla di "Israele"; quando si trovano di fronte al genocidio di Gaza, o restano in silenzio  ricorrono al cliché della "legittima difesa" – mettendo a nudo la loro disonestà, ipocrisia e doppi standard.

Da vittima a colpevole

È comprensibile che i sopravvissuti all'Olocausto si siano identificati come vittime e siano stati visti come tali da altri. La diffidenza, la vittimizzazione e persino la paranoia possono essere intese come conseguenze psicologiche di un Olocausto. Tuttavia, un'altra conseguenza altrettanto logica sarebbe stata il rifiuto di tutta la violenza, persecuzione e oppressione contro tutte le persone – espressa in un sincero "Mai più", come alcuni sopravvissuti e veri antifascisti hanno sempre sostenuto. Ma per "Israele" la prima opzione è stata sfruttata.

Come poteva un popolo che aveva sofferto così tanto trasformarsi, in così poco tempo, in uno Stato che adottava e praticava l'ideologia e i metodi dei suoi aguzzini? Anche gli ex sionisti ora si chiedono: "Cosa è andato storto?"

La risposta: Niente. I padri e le madri fondatori si sono considerati fin dall’inizio come occupanti colonialisti in un territorio straniero. "Una terra senza popolo per un popolo senza terra" e "Non esistono palestinesi"[7] – questi erano i loro principi guida.

L'espulsione, la privazione dei diritti e lo sterminio fisico della popolazione locale erano dati per scontati. Per realizzarlo, il loro stesso popolo doveva essere indottrinato in fascisti incalliti, mentre i palestinesi venivano dichiarati subumani. Qualsiasi menzione dei palestinesi era in gran parte tabù; se venivano nominati di loro, era come arabi, terroristi, o da ottobre 2023, "animali simili agli umani" e Amalek.

Indottrinamento e razzismo – nella società e nel diritto

L'immagine che lo Stato israeliano trasmette dei palestinesi nei suoi libri di testo scolastici differisce poco da ciò che i nazisti insegnarono ai tedeschi sugli ebrei. La studiosa israeliana Nurit Peled-Elhanan ha documentato come i palestinesi vengano sistematicamente rappresentati come "primitivi", "ostili" e "culturalmente inferiori" – se vengono riconosciuti come esistenti e non rappresentati esclusivamente come una minaccia terroristica.[8] Le vittime di un tempo hanno sempre nutrito una sinistra affinità nei confronti dei loro aguzzini razzisti.

Nella logica di questo indottrinamento, il mondo fuori da "Israele" è composto interamente da "anti-semiti" in attesa di annientare gli ebrei. I principali nemici non sono gli storicamente radicati "anti-semiti" dell'Europa cristiana, ma principalmente palestinesi, arabi e musulmani.

Così, in oltre 70 anni di lavaggio del cervello, si è formata una società fascista in cui fino all'80 per cento della popolazione sostiene lo sterminio totale dei palestinesi.

Il razzismo è anche legalmente istituzionalizzato. La "Legge dello Stato-Nazione del 2018" dichiara "Israele" "Stato-nazione del popolo ebraico", declassifica l'arabo da lingua ufficiale a una di "status speciale" e dichiara gli insediamenti ebraici un "bene nazionale".[9] Oltre 65 leggi israeliane discriminano direttamente o indirettamente i cittadini palestinesi.[10]

Eppure "Israele" e i suoi protettori occidentali – i veri anti-semiti! – fanno di tutto per mantenere vivo l'anti-semitismo nel mondo e persino incoraggiarlo. Perché nessun altro mezzo soffoca le critiche a "Israele" o alle dichiarazioni pro-palestinesi con la stessa affidabilità dell'accusa di anti-semitismo usata come arma.

La distorsione del concetto di anti-semitismo

Come un termine già discutibile sia stato ulteriormente distorto e riutilizzato come arma contro la critica a "Israele".

Herzl scrisse nel suo Lo Stato ebraico: "Gli anti-semiti saranno i nostri amici più stretti ... perché formeremo un baluardo contro i barbari [gli arabi] con lo Stato ebraico..." Per "anti-semiti" intendeva i veri: i razzisti cristiano-europei che, nella sua epoca, stavano plasmando il destino dell'umanità. In questo senso, il sionismo può essere inteso come un'estensione del razzismo cristiano-europeo – e i suoi sostenitori, da Herzl a Netanyahu, come razzisti. Considerano i palestinesi in particolare, e arabi e musulmani in generale, come barbari ed esseri inferiori.

Questo pensiero fu plasmato in uno strumento politico. La "Definizione operativa di anti-semitismo" dell'IHRA del 2016 elenca 11 esempi – 7 dei quali riguardano l'"anti-semitismo" diretto contro "Israele", incluso il "mettere in discussione il diritto di Israele a esistere". Eminenti studiosi ebrei, tra cui lo storico israeliano Moshe Zimmermann, hanno avvertito che questa definizione criminalizza la critica legittima a "Israele" e sopprime l'espressione pro-palestinese.[11]

Come funziona questa censura è stato mostrato nel 2012, quando lo scrittore tedesco Günter Grass, nella sua poesia "Quello che deve essere detto", ha descritto "Israele" come una minaccia alla pace mondiale. "Israele" impose immediatamente un divieto di ingresso al premio Nobel; in Germania, fu diffamato come "anti-semita."[12]

"Mai più" – Una frase pervertita

Lo slogan "Mai più" si affermò nella Germania del dopoguerra come principio guida della classe politica "denazificata", dei suoi sostenitori e della popolazione "liberata". Con il movimento studentesco del 1968, divenne un grido di battaglia politica e parte dell'identità nazionale danneggiata delle generazioni del dopoguerra.

Pur essendo sinceramente inteso subito dopo che le atrocità tedesche sono venute alla luce, col tempo è stato reinterpretato e trasformato in uno strumento che può essere usato a piacimento. Nel 2008, Angela Merkel ha dichiarato davanti alla Knesset che la sicurezza di "Israele" faccia “parte integrante della ragion di Stato della Germania” – una formula mai adottata dal parlamento né definita legalmente, ma che da allora ha vincolato incondizionatamente la politica tedesca agli interessi israeliani. Nel 2023, Olaf Scholz ha ribadito ciò nel contesto della guerra di Gaza – mentre i ministri israeliani hanno parlato pubblicamente del "reinsediamento volontario" dei palestinesi da Gaza. 13] Già nel 1999, il ministro degli Esteri del Partito I Verdi Joschka Fischer aveva ridotto la frase all'assurdità quando la abusava per giustificare l'invasione tedesca della Jugoslavia.

La popolazione tedesca, in particolare, dovrà prima o poi fare i conti con la dolorosa realtà di essere stata complice di un genocidio per la seconda volta nel giro di un secolo.

Oggi, di fronte al genocidio in corso contro i palestinesi e i libanesi, il significato di questa frase è più chiaro che mai: “Mai più” vale solo per gli ebrei sionisti. Tutti gli altri possono essere massacrati e sterminati impunemente.

Fonti:

[1]: Norman Finkelstein: The Holocaust Industry (2000)

[2]: Yad Vashem: The Haavara Agreement; United States Holocaust Memorial Museum: The Haavara Agreement https://www.yadvashem.org/odot_pdf/Microsoft%20Word%20-%206190.pdf +

 https://encyclopedia.ushmm.org/content/en/article/the-haavara-agreement

[3]: Ilan Pappé: The Ethnic Cleansing of Palestine (2006) https://www.simonandschuster.com/books/The-Ethnic-Cleansing-of-Palestine/Ilan-Pappe/9781851685554; Zochrot: Documentation of Destroyed Palestinian Villages https://www.zochrot.org/en/site/index

[4]: New York Times, December 4, 1948: Letter to the Editor, signed by Albert Einstein, Hannah Arendt, et al https://archive.nytimes.com/www.nytimes.com/books/00/12/17/specials/arendt-letter.html

discussion of the Letter: https://www.history.com/news/albert-einstein-letter-israel-fascism

[5]: Nuclear Threat Initiative: Israel – Nuclear https://www.nti.org/analysis/articles/israel-nuclear/; Federation of American Scientists: Israeli Nuclear Weapons Program https://nuke.fas.org/guide/israel/nuke/

[6]: Tagesschau / Deutsche Welle: Reports on German arms exports to Israel and Dolphin-class submarines (2023/2024) https://www.tagesschau.de/investigativ/dolphin-u-boote-israel-deutschland-101.html

[7]: infamous quote of Golda Meir

[8]: Nurit Peled-Elhanan: Palestine in Israeli School Books: Ideology and Propaganda in Education (2012) https://www.academia.edu/76499683/Palestine_in_Israeli_School_Books_Ideology_and_Propaganda_in_Education;

Adalah: Schulbuchstudie (2017)

https://www.adalah.org/en/content/view/8772 Adalah: Textbook study (2017).

[9]: Knesset: Basic Law: Israel – The Nation State of the Jewish People (2018) https://knesset.gov.il/laws/special/eng/BasicLawNationState.pdf

[10]: Adalah: Discriminatory Laws Database https://www.adalah.org/en/content/view/7771

[11]: IHRA: Working Definition of Anti-Semitism https://www.holocaustremembrance.com/resources/working-definitions-charters/working-definition-antisemitism; Geoffrey Bindman: "Legal Opinion on the IHRA Definition" (2018) https://pij.org/articles/1831/the-ihra-working-definition-of-antisemitism-a-legal-perspective; The Guardian: "EU urged to drop IHRA anti-Semitism definition over free speech concerns" (2020) https://www.theguardian.com/news/2020/dec/14/eu-urged-to-drop-ihra-antisemitism-definition-over-free-speech-concerns

[12]: Spiegel (2012): "Israel erklärt Günter Grass zur Persona non grata" https://www.spiegel.de/kultur/gesellschaft/israel-erklaert-guenter-grass-zur-persona-non-grata-a-826467.html; BBC (2012): "Israel bars German Nobel laureate Günter Grass" https://www.bbc.com/news/world-europe-17656276

[13]: Angela Merkel: Speech before the Knesset, March 18, 2008 https://www.bundesregierung.de/breg-de/service/newsletter-und-abos/bulletin/rede-von-bundeskanzlerin-dr-angela-merkel-796170; Olaf Scholz: Government statement, October 12, 2023 https://www.bundesregierung.de/breg-de/suche/regierungserklaerung-von-bundeskanzler-olaf-scholz-2230150

 

 

 

Tariq Marzbaan

Tariq Marzbaan

 

Nato a Kabul nel 1959, dove ha vissuto fino al 1982 quando si è rifugiato con parte della sua famiglia a Peshawar in Pakistan, poi in Germania dove ha ottenuto la cittadinanza anni dopo. Attualmente risiede nell'Asia sudorientale. Ha conseguito un master in letteratura persiana e filologia tedesca, oltre a continui studi indipendenti sulla geopolitica, la storia e il colonialismo. Ha lavorato come fumettista politico, artista, ricercatore e traduttore di notizie, montatore cinematografico, sceneggiatore. Ha prodotto e diretto il suo film documentario-saggio sull'esilio "The Storm Bird", che è stato presentato nei festival internazionali. Editorialista per Al Mayadeen English.

"Il Waste Land è la terra del non-spazio e del non-tempo, la visione di un luogo di nessuno, che con la sua oscurità infrange ogni speranza, in cui gli abitanti si dibattono in un clima di disperazione e soffocamento."

- Angelo De Sio, nella sua analisi de 'La terra desolata', poema di T.S. Eliot

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