Nuova guida a Teheran: Mojtaba Khamenei rilancia la resistenza contro USA e Israele
La nuova Guida Suprema della Rivoluzione Islamica iraniana, Mojtaba Khamenei, ha pronunciato il suo primo discorso ufficiale dopo la morte del padre, Ali Khamenei, segnando una fase cruciale per l’Iran nel pieno dello scontro con Stati Uniti e Israele. Nel messaggio rivolto alla nazione, la nuova guida suprema ha insistito sull’unità del popolo iraniano e sulla necessità di continuare una “difesa efficace e capace di far pentire il nemico”, ribadendo inoltre che lo stretto di Stretto di Hormuz deve rimanere chiuso. Khamenei ha definito “immenso” il peso della responsabilità di succedere a due figure storiche della Repubblica islamica, l’ayatollah Ruhollah Khomeini e il padre Ali Khamenei, entrambi considerati pilastri della rivoluzione. Nel suo discorso ha sottolineato che la forza dell’Iran risiede nel coinvolgimento diretto del popolo, la cui resilienza - ha affermato - ha sorpreso gli alleati e spiazzato i nemici anche nei giorni di transizione politica seguiti alla morte della guida suprema.
Il nuovo leader ha inoltre reso omaggio alle forze armate iraniane e al cosiddetto “fronte della resistenza”, citando in particolare Hezbollah, lo Yemen e l’Iraq come partner strategici nella lotta contro quello che ha definito il progetto sionista nella regione. Parallelamente ha promesso giustizia per i martiri della guerra in corso, assicurando che Teheran non rinuncerà alla vendetta per il sangue versato. Sul piano diplomatico, l’Iran mantiene una posizione inflessibile.
Il segretario del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale, Ali Larijani, ha dichiarato che il conflitto potrà terminare solo quando gli Stati Uniti riconosceranno il proprio errore e “pagheranno per esso”. Un messaggio diretto anche al presidente nordamericano Donald Trump, accusato di voler ottenere una vittoria rapida in un conflitto che, secondo Teheran, non potrà essere chiuso con semplici dichiarazioni.
Nel frattempo da Washington arrivano segnali di difficoltà operative. Il segretario all’Energia statunitense Chris Wright ha ammesso che la Marina USA non è ancora pronta a scortare le petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz, poiché le risorse militari sono attualmente concentrate sull’offensiva contro le capacità militari e industriali iraniane. La tensione nello snodo energetico più strategico del pianeta continua così ad alimentare forte volatilità nei mercati petroliferi. Con il traffico marittimo a rischio e lo spettro di un barile fino a 200 dollari, la crisi tra Iran e Stati Uniti rischia di trasformarsi non solo in uno scontro regionale, ma in uno shock geopolitico globale.
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