"Se Cuba lo chiede": il Messico offre un corridoio aereo umanitario mentre le navi scaricano rifornimenti

La presidente Sheinbaum mette a disposizione infrastrutture e carburante per consentire ad altre nazioni di inviare soccorsi, mentre due navi messicane consegnano oltre 800 tonnellate di aiuti tra cui latte e generi alimentari

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Città del Messico si propone come hub logistico e mediatore diplomatico mentre l'isola affonda in una crisi energetica causata dal blocco energetico imposto da Trump. Due navi messicane sono già arrivate a L'Avana con oltre 800 tonnellate di aiuti.

Cuba arranca sotto il peso di un blocco criminale, il Messico tende la mano e si offre come porta d'ingresso per la solidarietà internazionale. La presidente Claudia Sheinbaum ha lanciato un'offerta destinata a fare rumore: la disponibilità del suo paese a stabilire un ponte aereo umanitario verso Cuba, un corridoio che permetterebbe ad altre nazioni di far arrivare rifornimenti all'isola sfruttando la vicinanza geografica e le infrastrutture messicane.

"Se lo chiede Cuba, ci sarebbero queste condizioni, naturalmente", ha dichiarato Sheinbaum nel corso della consueta conferenza stampa mattutina. La presidente ha voluto fugare ogni dubbio sulla praticabilità dell'operazione, chiarendo che i voli tra i due paesi non sono mai stati sospesi. "Possono caricare, possono venire in Messico", ha spiegato. "I voli delle compagnie aeree messicane verso Cuba non sono chiusi, perché qui c'è il carburante e siamo molto vicini".

Un'apertura che arriva a stretto giro di posta da un gesto concreto: due giorni fa, le navi della Marina messicana Papaloapan e Isla Holbox sono attraccate nel porto dell'Avana con un carico di oltre 814 tonnellate di aiuti umanitari. Riso, fagioli, olio, carne, prodotti per l'igiene e 277 tonnellate di latte in polvere destinate ad alleviare le sofferenze di una popolazione stremata dal blocco. E non sarà l'ultima volta: la stessa Sheinbaum ha confermato che un secondo carico è già in preparazione, al quale potrebbero aggiungersi le donazioni raccolte dalle organizzazioni della società civile messicana.

Ma l'iniziativa di Città del Messico non si ferma all'assistenza materiale. Il governo federale ha infatti formalizzato al Dipartimento di Stato USA e all'ambasciata di Washington una proposta ben più ambiziosa: offrirsi come mediatore per un dialogo diretto tra Stati Uniti e Cuba. "Stiamo insistendo sul fatto che il Messico può funzionare come lo Stato, la nazione, che apra le porte perché si sviluppi questo dialogo", ha ribadito Sheinbaum. "Dipende dalle parti che si mettano d'accordo".

Una presa di posizione coraggiosa, che arriva in un momento di particolare tensione. Le recenti misure annunciate dall'amministrazione Trump hanno inasprito ulteriormente l’assedio attorno all'isola, con la minaccia di dazi verso quei paesi che continueranno a rifornire di carburante L'Avana. Proprio il presidente statunitense, poche settimane fa, aveva dichiarato l'emergenza nazionale per la presunta minaccia rappresentata da Cuba, accusata di ospitare gruppi terroristi e di collaborare militarmente con Russia e Cina.

La risposta della presidente messicana è stata netta: misure definite "molto ingiuste" quelle di Washington, che aggravano una situazione già difficile. I numeri parlano chiaro: tra il marzo 2024 e il febbraio 2025, i danni provocati dal blocco dell'economia cubana sono stati stimati in circa 7.556 miliardi di dollari, con un aumento del 49% rispetto al periodo precedente. Colpi durissimi per settori nevralgici come la sanità, che ha perso quasi 300 milioni di dollari, e l'energia, con oltre 496 milioni di danni causati dalle limitazioni all'importazione di combustibili.

Ed è proprio la crisi energetica a rappresentare oggi l'emergenza più grave per l'isola. Il governo cubano è stato costretto a varare piani di emergenza che limitano i servizi pubblici, il trasporto e persino le modalità lavorative, pur di garantire il consumo minimo alle famiglie e l'energia ai settori economici strategici. Una situazione di soffocamento progressivo che ha spinto la comunità internazionale a mobilitarsi.

Accanto al Messico, hanno espresso solidarietà e annunciato l'invio di aiuti paesi come Russia, Cina e Cile. E proprio in questi giorni è stata annunciata l'organizzazione di una flottiglia umanitaria ispirata alle iniziative internazionaliste che tentarono di rompere l'assedio su Gaza, battezzata con il nome suggestivo di "Nuestra América". Un segnale che, mentre Washington stringe la morsa, dal Sud del continente si prova a tessere una tela diversa, fatta di ponti e non di muri o misure criminali.

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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