Siria: ONU condanna attacco contro la Turchia

La crisi siriana minaccia la stabilità regionale, si legge nella Risoluzione

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Siria: ONU condanna attacco contro la Turchia

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Le Nazioni Unite hanno condannato i colpi di mortaio esplosi dalla Siria sul villaggio turco di Akcakar, nella provincia sudorientale di Sanliurfa, che hanno causato cinque morti e tredici feriti. In una Risoluzione adottata dal Consiglio di Sicurezza, i membri del Consiglio hanno chiesto che tali violazioni del diritto internazionale cessino immediatamente e non si ripetano.  Nel documento si invita il governo siriano a rispettare pienamente la sovranità e l'integrità territoriale dei suoi vicini,   sottolineando come l'incidente evidenzi le gravi ripercussioni che la crisi in Siria può avere sulla sicurezza dei Paesi vicini e la pace e stabilità nella regione. Il Segretario Generale dell’ONU ha invitato tutte le parti alla moderazione e ha aggiunto che l’Inviato Speciale di ONU e Lega Araba per la Siria, Lakhdar Brahimi, è in comunicazione con i funzionari  turchi e siriani per favorire un allentamento delle tensioni. Una precedente bozza di Risoluzione era stata bloccata dai delegati russi e cinesi poiché si condannava l’attacco in riferimento alla “pace e alla stabilità internazionali”.
In risposta all’attacco, le Forze armate turche avevano colpito diversi obiettivi in Siria, tra cui una postazione dell'Esercito di Assad, causando una crescente tensione lungo il confine. La Turchia aveva richiesto una riunione d’emergenza  della NATO che, esprimendo solidarietà all’alleato turco, aveva condannato gli attacchi in quanto rappresentano “una flagrante violazione della legge internazionale” e  ne ha  chiesto l'immediata cessazione.  Anders Fogh Rasmussen, Segretario della NATO, ha però ribadito che l’Alleanza non interverrà militarmente data la complessità della società siriana.
Nella giornata di giovedì, il Parlamento turco ha anche approvato una mozione che autorizza operazioni militari all’estero, Siria compresa. Le autorità turche, pressate anche dalle manifestazioni contro un’eventuale guerra in Siria, hanno dichiarato che si trattava di un “deterrente difensivo e non di una dichiarazione di guerra”, ma che lo Stato turco avrebbe difeso i suoi cittadini.
 
 

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