Sondaggio: oltre 1 israeliano su 4 sta pensando di emigrare

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Sondaggio: oltre 1 israeliano su 4 sta pensando di emigrare

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Un nuovo studio dell'Israel Democracy Institute, pubblicato il 23 novembre e rilanciato anche dai media israeliani, rha rivelato che il 27 percento degli israeliani sta prendendo in considerazione l'idea di lasciare il Paese, anche se la maggior parte degli intervistati ritiene che un'emigrazione su larga scala metterebbe a repentaglio il futuro dello Stato. 

Il sondaggio, condotto ad aprile tra 720 ebrei israeliani e 187 palestinesi con cittadinanza israeliana, è il riflesso di una popolazione sconvolta da oltre 18 mesi di guerra su più fronti.

È precedente sia allo scontro tra Israele e l'Iran di giugno sia all'ultimo cessate il fuoco di Gaza, lasciando incerto se gli eventi successivi avrebbero potuto modificare questi atteggiamenti. 

Gli intervistati hanno citato in modo oreminente le pressioni legate al costo della vita, l'insicurezza, l'instabilità politica e la preoccupazione per il futuro dei propri figli come motivazioni principali per voler andarsene, e molti hanno descritto la direzione generale del Paese come "cattiva".

I dati rivelano un quadro dettagliato di chi è più propenso a prendere in considerazione l'idea di emigrare. Il 30% dei cittadini palestinesi di Israele ha dichiarato di star pensando di andarsene, rispetto al 26% dei cittadini ebrei. 

Tra gli ebrei, la quota maggiore era costituita da israeliani non religiosi (39%), seguiti da tradizionalisti ma non religiosi (24%), religiosi tradizionali (19%), ortodossi (14%) e ultraortodossi (4%). 

I più giovani ebrei laici israeliani erano i più propensi a prendere in considerazione l'idea di andarsene, con il 60%, mentre la percentuale saliva all'80% tra gli ebrei israeliani ad alto reddito in possesso di passaporto straniero. 

Sia tra gli ebrei che tra i palestinesi con cittadinanza israeliana, un livello di istruzione più elevato e un reddito più elevato sono correlati a maggiori intenzioni di emigrazione, in particolare nelle professioni che richiedono mobilità globale, come l'alta tecnologia, la medicina e la finanza. 

Anche la seconda cittadinanza ha aumentato la probabilità di andarsene e i cittadini nati in Israele erano più propensi a prendere in considerazione l'emigrazione (33%) rispetto a coloro che erano immigrati in Israele (22%). 

Tra gli ebrei nati in Israele con doppia cittadinanza, la probabilità di voler partire è aumentata significativamente per coloro che avevano vissuto all'estero. 

La maggior parte degli intervistati che stavano pensando di andarsene (il 69% degli ebrei e il 62,5% dei palestinesi) ha affermato di non essere attratto da nessun paese specifico, ma solo da Israele. 

L'UE è stata indicata come la destinazione più ambita dal 43 percento degli intervistati, seguita da Stati Uniti e Canada con il 27 percento.

L'inchiesta ha evidenziato che i legami familiari rappresentano il principale ostacolo all'emigrazione sia per i cittadini ebrei che per quelli palestinesi; molti di loro hanno dichiarato che se i parenti stretti si fossero trasferiti all'estero, sarebbero già partiti.

Una serie di dati ufficiali pubblicati tra ottobre e novembre indicano un deflusso demografico sostenuto, durato anni, che il governo israeliano non è riuscito a invertire.

Un rapporto Ynet dell'ottobre 2025 , basato sui risultati del Centro di ricerca e informazione della Knesset, ha evidenziato un  saldo migratorio fortemente negativo tra il 2020 e il 2024, con 145.900 israeliani in più in partenza rispetto al ritorno e flussi annuali record che hanno raggiunto 82.800 nel 2023 e 49.000 nei primi otto mesi del 2024. 

Il membro della Knesset Gilad Kariv ha descritto il fenomeno come "uno tsunami", avvertendo che le azioni del governo precedenti alla guerra e la negligenza del fronte civile avevano fratturato la società e creato quella che lui ha definito "una vera minaccia strategica". 

Tali preoccupazioni hanno sostenuto l'annuncio del 6 novembre da parte del ministro delle finanze israeliano Bezalel Smotrich di un incentivo biennale a zero imposte sul reddito per gli immigrati e i residenti di ritorno in arrivo nel 2026, una misura che i funzionari hanno definito essenziale per contrastare un esodo di coloni senza precedenti e attrarre lavoratori altamente qualificati, investitori e imprenditori. 

I dati governativi mostrano che, nonostante i 54.000 nuovi immigrati dall'inizio del genocidio israeliano a Gaza, le partenze hanno superato di gran lunga gli arrivi; sia i dati del ministero che i legislatori avvertono che otto israeliani su 10 all'estero non hanno alcuna intenzione di tornare.

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