Strage di Dacca: perché nessuno si mette la bandierina su Facebook?

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Strage di Dacca: perché nessuno si mette la bandierina su Facebook?

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Chissà perché nessuno in Italia, di fronte alla strage di Dacca (20 morti, tra cui 9 italiani) si è sentito obbligato a mettere sul proprio account Facebook la bandierina nazionale. Forse per la difficoltà ad identificarsi con le vittime (non gli incolpevoli “ragazzi del Bataclan” ma “imprenditori” impegnati a sfruttare una manodopera ridotta in schiavitù) o forse perché il confuso identikit  degli attentatori (tutti figli di papà, benestanti, “jihadisti” mai entrati in una scuola coranica) non ha fatto scattare campagne alla “Je suis…” imperniate sullo “scontro di civiltà”. O, forse, più semplicemente, perché questa volta Facebook non ha attivato la sua famigerata applicazione.  Così come non l’ha fatto - ça va sans dire – per l’attentato di Bagdad di questi giorni (oltre 230 morti, tra cui 32 bambini). E per la strage di Dacca, insieme all’indignazione azionata dai click, si spegne anche quella ufficiale.
Era già successo per i turisti uccisi al museo Bardo, a Tunisi nel marzo 2015, per i quali, a differenza dei funerali di  Valeria Solesin (la ricercatrice italiana rimasta uccisa a novembre scorso negli attacchi di Parigi) non c’erano stati velenosi discorsi ufficiali
È successo anche per il rientro delle salme dei nove italiani uccisi.
Accolte a Ciampino, sì, dal Presidente della Repubblica, ma senza una parola che non fosse di mero cordoglio. Anche perché, con un Bangladesh ancora Regno incontrastato della Benetton, per il momento, non c’è da imbastire nessuna crociata a favore di una nuova guerra.

Francesco Santoianni

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