Super Hornet abbattuto, F-35 colpito: nei cieli dell'Iran la supremazia aerea USA vacilla
L'abbattimento del Super Hornet della Marina USA si aggiunge a una serie di perdite che stanno costringendo Washington e Tel Aviv a rivedere le missioni di penetrazione nello spazio aereo iraniano
La cosiddetta guerra aerea nei cieli dell’Iran dopo il proditorio attacco di USA e Israele attira l'attenzione di molti osservatori perché le certezze tecnologiche di Washington e Tel Aviv stanno iniziando a scricchiolare. L’ultimo episodio in ordine di tempo risale al 25 marzo, quando un F-18E/F Super Hornet della Marina statunitense è stato abbattuto. Le immagini mostrano un missile a corto raggio che lo centra in pieno, mentre l’aereo precipita nelle acque dell’Oceano Indiano. Un’operazione rivendicata senza troppi giri di parole dal Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, che ha parlato di questo come del quarto caccia statunitense o israeliano abbattuto da fine febbraio.
Ma è il dato di fondo a far riflettere. Perché dietro ogni velivolo colpito, c’è una storia tattica che racconta come le difese iraniane stiano imparando a colpire in maniera più efficace. Non si tratta solo di quella manciata di F-18 andati giù. Già in precedenza la contraerea iraniana aveva colpito un F-15E Strike Eagle dell’Air Force nel sud del paese, mentre il giorno precedente era toccato a un F-16 israeliano. E poi c’è l’episodio del 19 marzo, quello che forse ha fatto più rumore nei corridoi del Pentagono: un F-35 di quinta generazione, il gioiello tecnologico stealth degli Stati Uniti, è stato centrato da un missile terra-aria. L’aereo non è caduto, ma il pilota è stato ferito da schegge. E da quel momento, secondo fonti iraniane, le missioni di penetrazione profonda sono state ridotte drasticamente. Capita, quando il tuo caccia più avanzato torna a casa con i segni dei proiettili.

A tracciare il quadro complessivo della situazione ci ha pensato Military Watch Magazine, mettendo in luce un aspetto che spesso sfugge alle cronache: i numeri impressionanti dei droni abbattuti. Si parla di quasi duecento velivoli senza pilota persi in queste settimane. C’è dentro di tutto, dai minuscoli droni usa e getta che costano come un’auto di lusso, fino ai giganti MQ-9 Reaper, che arrivano a costare oltre 150 milioni di dollari l’uno. Più di una dozzina di questi ultimi sono stati abbattuti.
E qui viene il punto. Perché se è vero che gli statunitensi e gli israeliani stanno perdendo più droni che caccia con piloti, la spiegazione non è solo tecnica, ma anche psicologica. I droni vengono mandati nelle missioni più rischiose, quelle di penetrazione più profonda, mentre gli F-35 e gli F-15 vengono tenuti più indietro, con maggiore cautela. Ma c’è anche un fattore logistico, meno discusso ma forse decisivo: le scorte di missili da crociera e balistici si stanno assottigliando. E quando finiscono i missili, i caccia devono avvicinarsi, devono entrare nello spazio aereo nemico per usare bombe plananti. E lì, esposti come sono, diventano bersaglio per le forze nemiche.

Il Super Hornet abbattuto il 25 marzo, per capirci, è il perfetto esempio di questo paradosso. È un velivolo che da quasi vent’anni rappresenta il cavallo di battaglia dell’aviazione imbarcata statunitense. Nato come una soluzione tampone in attesa dei più moderni F-35C, i ritardi nello sviluppo di questi ultimi ne hanno prolungato la vita operativa ben oltre il previsto. Oggi la Marina USA ne schiera oltre settecento. Peccato che, tranne una manciata di esemplari aggiornati allo standard Block 3, la stragrande maggioranza di questi aerei sia invecchiata male. Ottimi per tenere bassi i costi di manutenzione in tempo di pace, ma poco adatti a sfidare un sistema di difesa aerea moderno quando le cose si fanno serie.
In tutto questo, c’è un’ultima ironia, amara per chi la subisce. Mentre si discute delle difficoltà statunitensi e israeliane nell’attaccare, i loro sistemi di difesa contro gli attacchi iraniani hanno mostrato crepe forse ancora più vistose di quelle viste finora. Il risultato è che le Guardie della Rivoluzione, nonostante le perdite, continuano a colpire obiettivi di alto valore nel Medio Oriente con una libertà di manovra che, fino a pochi mesi fa, sembrava impensabile. E nei cieli, il vecchio adagio secondo cui la tecnologia vince sempre sulla tattica, oggi, non regge più. La guerra asimmetrica iraniana colpisce duro gli aggressori.

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