Susan Rice ritira la sua candidatura

La sconfitta personale di Obama deve essere letta in chiave dell'accordo sul fiscal cliff

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Susan Rice ritira la sua candidatura

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L' ambasciatrice degli Stati Uniti alle Nazioni Unite e designata dal presidente Obama come successore  di Hillary Clinton, Susan Rice, ha ritirato la sua candidatura al ruolo di segretario di Stato. Nel criticare gli attacchi ritenuti pretestuosi da parte del partito repubblicano sulle dichiarazioni dopo l'attacco di Bengasi, Obama ha accettato la sua decisione e dichiarato di ammirare l'impegno della Rice a mettere l’interesse nazionale prima della politica.
Susan Rice, la prima scelta di Obama per la guida del Dipartimento di Stato, si è dunque arresa all'intransigenza dei repubblicani del Congresso alla sua nomina. Gli attacchi del partito dell'elefantino sono iniziati dopo l’11 settembre 2012, quando un attacco al consolato statunitense di Bengasi portò alla morte dell’ambasciatore Chris Stevens. Susan Rice accusò della vicenda la protesta spontanea diventata violenta contro un video blasfemo prodotto negli Stati Uniti e non parlò invece di un attacco terroristico organizzato, come poi dovette ammettere la Casa Bianca e lo stesso presidente Obama. Negli ultimi giorni le critiche a Susan Rice sono divenute sempre più intense e come sottolinea i lNew York Times chiaramente pretestuose – la Rice è stata accusata di detenere azioni di aziende come l'Eni che fa affari con l'Iran o per la mancata protezione delle ambasciate americane in Kenya e in Tanzania nel 1998, quando era tra i responsabili della politica estera di Clinton in Africa. 
 Dato che tutti i membri del governo americano per insediarsi devono ottenere un voto di fiducia del Congresso, la sua nomina implicava una lunghissima battaglia politica, che avrebbe tenuto a lungo in sospeso l’incarico più importante e delicato tra quelli che Obama si troverà ad assegnare o confermare con l’inizio del suo secondo mandato, il prossimo 20 gennaio. Il passo indietro di Rice, una chiara sconfitta politica e personale del presidente, potrebbe avere conseguenze politiche molto importanti: arriva infatti a poche ore dall'ennesimo faccia a faccia tra Obama e lo speaker John Boehner, alla Casa Bianca, impegnati a cercare un'intesa sul fiscal cliff, cioe' il modo per evitare il precipizio fiscale che potrebbe costare senza un accordo bipartisan 4 punti di Pil il prossimo anno.
Dopo la rinuncia di Susan Rice, il candidato favorito alla successione a Hillary Clinton torna a essere John Kerry, senatore di lungo corso, capo della commissione Esteri del Senato e già candidato alla presidenza degli Stati Uniti (fu sconfitto da George W. Bush nel 2004). Molti repubblicani critici con Rice hanno detto in queste settimane di essere invece disposti a votare una nomina di Kerry. Ma contro la sua nomina pesa un semplice calcolo politico da parte dei democratici: se dovesse andare al Dipartimento di Stato dovrebbe dimettersi dalla carica di senatore del Massachusetts. E a quel punto si dovrebbe tenere un'elezione suppletiva assai insidiosa per il partito democratico, visto che l'elefantino ha alla Camera Alta una maggioranza risicata.

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