Il PD resta il nemico numero uno del paese

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di Vito Petrocelli


L’intervista concessa ieri da Elly Schlein al Foglio ha almeno un merito: quello della chiarezza. Elly conferma la visione piddina del mondo e conferma anche quanto sia profonda la distanza tra questa visione e l’interesse nazionale italiano. 

Tale visione, mi permetto, si può sintetizzare in queste sue tre dichiarazioni:

“Abbiamo votato convintamente per aiutare l’Ucraina a difendersi con tutti i mezzo e lo rivendico”;
“Il PD non ha alcuna preclusione sul nucleare”;
“Quando parlo di avere un’Europa più forte parlo anche di avere un’Europa in grado di diventare più integrata, più unita, più sovrana”.

La Schlein rivendica “convintamente” il sostegno militare all’Ucraina, sottolineando che le armi sono ancora lo strumento necessario per arrivare a una “pace giusta dal punto di vista dell’Ucraina”. Una posizione ormai consolidata nel PD, che però continua a eludere la domanda fondamentale: dopo anni di guerra, decine di migliaia di vittime e un’escalation permanente, dov’è il percorso politico che dovrebbe accompagnare quello militare? La diplomazia viene solo evocata dalla Schlein, ma, come sempre per il PD, resta subordinata alla prosecuzione del conflitto. 

Che il PD non abbia preclusioni sul nucleare è arcinoto, ma mi mancava che la Schlein avesse preclusioni con ben due esiti referendari contrari al nucleare… Ah, la democrazia piddina!

Sarà anche per questo che Elly si scaglia contro la sovranità nazionale?

Schlein propone di superare il diritto di veto degli Stati membri in UE, rafforzare la difesa comune e trasferire ulteriori competenze a Bruxelles, il tutto presentato come una forma di maggiore “sovranità europea”. Il risultato concreto sarebbe l’opposto per gli Stati nazionali: meno capacità di decidere autonomamente sulle questioni strategiche, dalla politica estera alla sicurezza. 

Schlein quindi nega nei fatti che l’Italia abbia bisogno di una politica estera autonoma, capace di dialogare con tutti, senza trasformarsi nel ripetitore delle strategie elaborate altrove.

Nel ragionamento della leader del PD colpisce anche un altro elemento: la fiducia assoluta nelle strutture sovranazionali come soluzione ai problemi economici, geopolitici ed energetici. Ma proprio gli ultimi anni hanno dimostrato quanto le decisioni centralizzate possano produrre effetti pesanti sulle economie nazionali, dall’esplosione dei costi energetici alle difficoltà industriali che hanno colpito molti settori produttivi. 

In definitiva, dall’intervista emerge con chiarezza qual è la scelta del PD in politica estera, energetica, economica. Ed è una scelta che non meraviglia per niente.

Ma è legittimo domandarsi se questa scelta rafforzi davvero la pace, la sovranità e l’interesse degli italiani oppure li affidi, sempre di più, alle decisioni di altri. 

Domanda inutile per il partito che resta il nemico numero uno del paese.

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