Quello che non vi hanno detto sul matrimonio di Donnarumma
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di Antonio Di Siena
Donnarumma si sposa e un intero centro storico modifica orari, viabilità e parcheggi, programma pulizia straordinaria delle strade e regolamenta persino l’accesso al sagrato della chiesa, interdicendone l’accesso agli “estranei”. E tutto ciò per adattarsi - o per meglio dire per piegarsi supinamente nel modo più ossequioso possibile - alle esigenze di un evento privato. Il tutto annunciato in pompa magna con un comunicato stampa del Comune di Locorotondo, come se fosse la cosa più normale del mondo.
Di fronte a una notizia così grottesca, emerge con estrema chiarezza come il turismo non sia più soltanto un settore economico ma un principio regolatore che organizza e rimodella spazi, tempi e perfino i servizi pubblici in funzione dell’industria dell’accoglienza, fino a stravolgere la vita quotidiana di un’intera comunità. La quale, prima blandita e sedotta e poi direttamente comprata, finisce per assuefarsi all’idea di vendere non solo la propria città ma direttamente se stessa. Il tutto con l’entusiastica compiacenza dell’amministrazione comunale che gioisce parlando di una “ospitalità che rende Locorotondo protagonista di questo lieto evento”.
Per come la vedo io, il piccolo comune di una Valle d’Itria in cui la stragrande maggioranza delle proprietà dei trulli ormai parla inglese, più che protagonista è mera scenografia. L’unica vero protagonista è l’economia dell’evento, alla quale il paese affitta le proprie piazze, le proprie strade, la propria quotidianità e la propria identità senza riceverne nulla in cambio. Peggio, finendo per trasformare se stessa in una location che continuerà ad esistere non per chi la vive.
Ma solo per chi la prenota per tempo.
#turistiacasanostra



