Un vaccino per i bambini del Sud globale: Fabrizio Chiodo (CNR) e la lezione di Cuba contro l'imperialismo sanitario
di Francesco Fustaneo
Mentre nel mondo muoiono ancora centinaia di migliaia di bambini ogni anno per infezioni prevenibili, un’isola nel Mar dei Caraibi, Cuba, ha scelto di rispondere a questa emergenza con un atto di sovranità sanitaria: sviluppare un proprio vaccino contro lo Streptococcus pneumoniae, aggirando le barriere del mercato e le sanzioni internazionali. A illustrare le implicazioni di questa scelta, in un articolo pubblicato su R&P, è Fabrizio Chiodo, ricercatore del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) , che analizza il caso del vaccino cubano QuimiVio come paradigma delle disuguaglianze globali e della resistenza all’imperialismo sanitario.
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Un killer prevenibile e una geografia iniqua
Nel suo contributo, Chiodo parte da un dato drammatico e paradossale: Streptococcus pneumoniae continua a essere il principale killer infettivo nei bambini sotto i cinque anni a livello globale, causando ogni anno tra le 200.000 e le 250.000 morti per polmoniti invasive, meningiti e sepsi. Si tratta di morti che, sottolinea il ricercatore, sono in larga parte prevenibili grazie alla vaccinazione.
La distribuzione geografica di questa strage, osserva Chiodo, è profondamente iniqua. I tassi di mortalità più alti si registrano nell’Africa subsahariana e nell’Asia meridionale, mentre sono molto più bassi in Europa e Nord America. Questo squilibrio, spiega, rispecchia direttamente l’asimmetria nell’accesso ai vaccini pneumococcici coniugati. Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel 2021 solo il 50% dei bambini al primo anno d’età aveva ricevuto il ciclo completo di vaccinazione. Questa disuguaglianza vaccinale – scrive Chiodo – riproduce e amplifica la negazione dei diritti (anche) di salute a livello globale: le popolazioni più colpite dall’infezione e dagli esiti sono quelle con la minore copertura vaccinale».
Il prezzo della salute e il blocco economico
In questo scenario si inserisce la vicenda di QuimiVio, il vaccino pneumococcico coniugato sviluppato dall’Instituto Finlay de Vacunas a Cuba. Chiodo spiega che i vaccini commerciali disponibili sul mercato internazionale sono tra i prodotti più costosi del calendario pediatrico, con prezzi che possono raggiungere i 500-600 dollari a dose, una cifra insostenibile per molti Paesi a basso reddito.
Per Cuba, però, l’ostacolo non è solo economico ma anche politico. Il ricercatore del CNR sottolinea come il blocco economico imposto dagli Stati Uniti dal 1962 renda di fatto impossibile per l’isola acquistare questi vaccini o accedere stabilmente a canali di approvvigionamento indiretti. Le conseguenze, evidenzia Chiodo, sono sistemiche e radicate: “Regole extraterritoriali, per esempio, vietano la vendita a Cuba di apparecchiature che contengano il 10% o più di componentistica statunitense, escludendo Cuba dai fornitori globali delle strumentazioni di cromatografia, spettrometria, bioreattori e sistemi di filtrazione”..
Non solo strumenti, ma anche reagenti, licenze di esportazione, servizi di manutenzione e persino le transazioni bancarie internazionali sono soggetti a restrizioni che, di fatto, violano costantemente il diritto internazionale. «Trovare partner commerciali in questo contesto – scrive Chiodo – è seriamente complesso».
Una risposta di sovranità scientifica
Di fronte a queste barriere, Cuba ha scelto la via dell’innovazione autonoma. Chiodo descrive il percorso di sviluppo di QuimiVio, partito come vaccino eptavalente (7 sierotipi) e oggi candidato 11-valente, calibrato sull’epidemiologia regionale. Un’impresa scientifica resa possibile grazie a un ingegno che ha saputo sopperire alle carenze di forniture mediante sostituzioni, ingegneria inversa di materiali e adattamento dei protocolli.
I risultati, riporta il ricercatore, sono tangibili: circa 40.000 bambini sono stati vaccinati durante gli studi clinici e, dopo l’autorizzazione nel 2024 da parte dell’ente regolatorio cubano CECMED, oltre 150.000 bambini hanno ricevuto il vaccino secondo il calendario nazionale. L’impatto è stato drastico: nei bambini di 1-4 anni, il tasso di incidenza per meningiti e malattie respiratorie invasive causate da pneumococco, che era di 3,1-9,1 ogni 10.000 bambini, è stato ridotto a zero.
Oltre il filantrocapitalismo
L’analisi di Chiodo si fa più ampia, criticando il modello dominante di accesso ai vaccini, che definisce come una forma di imperialismo sanitario. Anche attori come la Fondazione Gates e la GAVI Alliance, pur avendo ampliato la copertura in molti Paesi, operano – secondo il ricercatore – all’interno di un assetto in cui «i mezzi di produzione dell’innovazione vaccinale sono concentrati in pochi attori privati e i prezzi riflettono i rapporti di forza del mercato più che i bisogni sanitari delle popolazioni».
La scelta cubana, al contrario, risponde a una logica di equità. Chiodo richiama le parole di Agustín Lage, uno degli artefici della biotecnologia cubana, secondo cui «la conoscenza è oggi la principale forza produttiva» e nei Paesi del Sud «la scienza deve essere orientata ai bisogni sociali, non ai mercati».
Diritti violati e bene comune
Nelle sue conclusioni, il ricercatore del CNR lega indissolubilmente il tema dell’accesso ai vaccini a quello dei diritti umani. Da un lato, l’impossibilità per molti Paesi poveri di accedere ai vaccini commerciali a causa dei prezzi e delle logiche di mercato costituisce una negazione del diritto alla salute dell’infanzia.
Dall’altro, il blocco economico contro Cuba viene descritto come una «costante lesione e violazione sistemica dei diritti umani», che ostacola non solo la disponibilità di vaccini, ma l’intera filiera della conoscenza scientifica.
La sfida, conclude Chiodo, è che vaccini come QuimiVio possano essere resi disponibili senza ostracismo politico ed economico, nell’interesse del bene comune. «Le infezioni da S. pneumoniae – ricorda – continuano a causare circa 200.000 decessi annui tra i bambini prima del raggiungimento del quinto anno d’età, sebbene siano disponibili efficaci e sicuri vaccini». La loro distribuzione, però, resta subordinata a scelte politiche e di mercato internazionali, mentre l’esperienza cubana dimostra che un’innovazione vaccinale pubblica, efficace e sovrana è possibile, persino in condizioni di emergenza umanitaria prolungata.

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