World Affairs/L’ondata giudiziaria del 1992: così nacque l’euro

L’ondata giudiziaria del 1992: così nacque l’euro

 

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Per Bettino Craxi in esilio l’Europa della moneta unica non era un paradiso terrestre né un’opportunità irrinunciabile, bensì “un limbo nel migliore dei casi, e nel peggiore un inferno”


di Paolo Becchi e Cesare Sacchetti
 
Non siamo arrivati a questo punto per caso. Se l’Italia sta sprofondando in una recessione dalla quale ancora non si intravede una via d’uscita percorribile, lo si deve all’ accettazione  di quel “vincolo esterno”, che da Maastricht in poi ci ha segnato. Nel 1992 viene apposta la firma sul Trattato di Maastricht in un clima giudiziario di caccia alle streghe. La rinuncia alla sovranità monetaria fu presentata come la via per la purificazione dai mali endemici delle corruttele che affliggevano l’Italia, fino a scomodare la genetica comportamentale per giustificare quel carattere che secondo i retori dell’europeismo, apparteneva al dna della popolazione italiana. 

Questa narrativa è falsa e pericolosa, tanto nelle sue premesse quanto nelle sue dirette conseguenze, non solo perché gli scandali attuali della Volkswagen e della Siemens la smentiscono, ma perché fu il cavallo di Troia dei poteri esteri, della finanza speculativa internazionale per penetrare nelle istituzioni  italiane e piegarle agli interessi sovranazionali. I governi che si sono succeduti da allora, non hanno mai avuto la capacità di decidere in proprio perché limitati da accordi sovranazionali, che sono assurti al rango di tavole della legge e dettano un’agenda già scritta e redatta nelle sue parti principali. Resta pochissimo margine, e quegli esecutivi che hanno provato a respingere questa pressione sono saltati, perché l’apparato che sta sopra gli Stati aveva deciso così.
 
Qualcuno aveva previsto tutto questo, e cosa sarebbe diventata l’Europa della moneta unica molti anni fa, ben prima che l’Italia facesse il suo ingresso in essa. Non un paradiso terrestre né un’opportunità irrinunciabile, bensì “un limbo nel migliore dei casi, e nel peggiore un inferno”. Sono parole di Craxi. Era questo forse probabilmente il pensiero che più tormentava le sue giornate nella sua permanenza forzata ad Hammamet, dopo quel 1992 che aveva segnato indelebilmente la fine della sua carriera politica e l’inizio della fuga dalle aule di giustizia. Un sistema politico indebolito difficilmente poteva farsi interprete dei cambiamenti degli anni successivi, dalla globalizzazione alla deregolamentazione dei mercati finanziari, che nel giro di pochi anni ridisegnano completamente l’organizzazione sociale. La frattura istituzionale con i partiti della prima Repubblicasi consuma nel 1992, e lo tsunami che distrugge completamente un’intera classe dirigente avviene per mezzo delle inchieste giudiziarie che furono decisive per azzerare i vertici politici dell’epoca. Era il principio della stagione della magistratura che diventala protagonista indiscussa di ogni cambiamento intercorso in quel periodo e negli anni successivi.
 
La politica perde il suo primato, la sua capacità di interpretare i cambiamenti della societàe viene sostituita  dalla magistratura: “Mani Pulite” contro la corruzione dei partiti. La corruzione che era parte integrante del meccanismo di finanziamento dei partiti ed era un carattere peculiare del sistema che tutti conoscevano, diventala radice di ogni male, ma solo per alcuni rappresentati della vecchia classe politica.
 
Ad altri inspiegabilmente non viene riservata nessuna gogna giudiziaria o mediatica, ed è questo il cruccio che non dava pace a Craxi, che nella sua ultima opera Io parlo, e continuerò a parlare curata da Andrea Spiri, denuncia la “falsa rivoluzione” di Mani Pulite e dei suoi eroi che non avevano portato nessun reale cambiamento nel sistema politico, peggiorato nei suoi vizi di un tempo e spogliato dei suoi antichi pregi. Beninteso, nonsi vuole quicompiere una difesa delle ruberie che certamente esistevano e gravavano sui costi della politica , ma è singolare che tutto ciò che prima era tollerato e ben accetto dalle istituzioni e che sembra arduo immaginare fosse sconosciuto agli organi giudiziari, divenga d’un tratto il pretesto per far crollare quegli stessi partiti, che seppur macchiatisi di gravi colpe, avevano permesso all’Italia di diventare una delle prime potenze industriali al mondo.  
 
La logica del capro espiatorio è sempre la maniera più semplice per addossare le colpe e le falle di un sistema su di una sola causa, che in questo caso ha assunto le fattezze dell’ex segretario del PSI, il cui nome ancora oggi per molti  ipocriti risulta impronunciabile. Dopo molti anni, la storia fa il suo corso, gli eventi si manifestano sotto altre forme da quelle prospettate decenni addietro e lo scorrere del tempo porta a riflessioni più pacate sul nostro recente passato.

Ripercorrere la travagliata storia del vincolo esterno oggi è probabilmente il modo migliore per rendere giustizia a chi ne ha denunciato le storture originarie e le false rappresentazioni di un Paese affetto da mali incurabili, che aveva bisogno della mano sovranazionale per guadagnarsi l’accesso all’eden di Maastricht. La globalizzazione affrettata che ha rimosso le prerogative essenziali degli Stati nazione, è stato un processo che in Italia si è innescato grazie al 1992, rimuovendo  quell’insieme di partiti che non ne avrebbero accettato le sue derive antidemocratiche. 
 
Cosa ha permesso all’euro di vedere la luce? L’opportunità di entrare nella moneta unica non fu mai discussa né valutata dalla nuova classe politica che prese il posto di quella precedente, ma fu semplicemente accettata come qualcosa di buono e di  inevitabile. Senza Mani Pulite e la fine di quasi tutti i partiti della Prima Repubblica, non sarebbe stato possibile probabilmente premere il pedale dell’acceleratore sulla globalizzazione e sull’integrazione europea. Fu la stessa Ilda Boccassini, uno dei simboli del nuovo corso della procura di Milano a riconoscere che “l’Italia ha reagito con orgoglio” grazie a Mani Pulite e alla fine “ con sacrificio il Paese si è rimesso in piedi, è riuscito ad entrare nell’Europa della moneta unica”. Chi ha deciso che questa fosse la migliore soluzione politica da seguire, e perché mai un magistrato deve rivendicare con orgoglio il raggiungimento di un obbiettivo politico che esula dalle sue funzioni? La magistratura, o meglio la sua corrente più politica, in questo modo si è fattainterprete di un cambiamento politico ed economico che non è mai stato democraticamente legittimato, ha rimosso  dalla scena politica tutti i partiti e salvaguardato il vecchio Pci, divenuto Pds, che negli anni successivi ha imposto l’entrata nell’euro senza condizioni.

La porta della sovranità nazionale era ormai spalancata a quei poteri finanziari che misero in atto quelle speculazioni finanziarie sulla lira, mai finite sotto la lente della magistratura. Nessuno tantomeno pensò di mettere sotto inchiesta la svendita delle partecipazioni statali, l’assassinio dell’IRI che era uno dei primi gruppi industriali al mondo. Tutti erano impegnati nella celebrazione del rogo dei colpevoli, mentre i vincitori indossavano la veste dei salvatori della patria, quando in realtà la stavano tradendo.

Con un'intervista inedita a Gianni De Michelis, l'ex ministro degli esteri che firmò il Trattato di Maastricht ("Nel 1992 la magistratura ha attentato alla sovranità nazionale, cancellando un'intera classe dirigente") e un saggio di Cesare Sacchetti dal titolo "Storia e protagonisti del 'vincolo esterno': il 1992 giudiziario, la fine della sovranità e il pericolo di di un ordine sovranazionale", su "Oltre l'euro" (Arianna edizioni) vedete sviluppata questa tesi e alcune riflessioni per possibili conclusione da trarre:

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