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Lo Stato Islamico vende il petrolio a 20 dollari al barile sul mercato nero. Il Ministero delle Finanze iracheno

 

Gli Stati Uniti stanno lavorando con il Governo regionale del Kurdistan iracheno per bloccarne il traffico

 
 
I militanti islamici dello Stato islamico, che hanno sequestrato i campi petroliferi e le raffinerie nella provincia di Kirkuk, nel nord dell'Iraq, stanno vendendo il petrolio sul mercato nero ad un prezzo di partenza di 20 dollari al barile, secondo un dirigente del Ministero delle Finanze iracheno, Muwafaq Taha Izz al-Din Al-Houri, che ha parlato con l’agenzia RIA Novosti a margine di una riunione di esperti sul finanziamento del terrorismo in Bahrain. Il prezzo è quattro volte inferiore a quello sul mercato ufficiale.
 
"Il Ministro degli Esteri e quello del petrolio stanno lavorando attivamente per trovare coloro che comprano il greggio dal gruppo e informare la comunità internazionale affinché intraprenda azioni appropriate", ha detto il rappresentante del Ministero delle Finanze.
 
La lotta contro il finanziamento di militanti, come il gruppo Stato islamico "è metà della battaglia per sconfiggerli", ha spiegato il ministro degli Esteri del Bahrain, lo Sheik Khalid bin Ahmed Al Khalifa, in una riunione di delegati provenienti da 30 paesi alla conferenza Domenica, come riporta AP.
 
All'inizio di questa settimana, il governo regionale del Kurdistan iracheno ha ordinato l'arresto di 360 persone con con l'accusa di coinvolgimento nel contrabbando di petrolio con i miliziani dell'Isis, riporta  BasNews.
 
L'indagine coinvolgerebbe impiegati pubblici, ufficiali della polizia e dell'esercito e qualche funzionario del governo regionale curdo.
 
Tutti coloro che sono implicati saranno processati sulla base delle leggi antiterrorismo che, come spiega l'agenzia di stampa con sede ad Erbil, prevede la pena di morte.
 
Le agenzie di intelligence internazionali dicono che gli affari illeciti dello Stato islamico sono difficili da monitorare, con il petrolio che viene svenduto a paesi che confinano con il territorio controllato dall’Isis e poi ri-venduto.
 
In una conferenza sull'energia a fine ottobre, un alto funzionario degli Stati Uniti ha detto a Reuters che gli Stati Uniti stavano lavorando con il KRG per identificare le rotte del petrolio, i mezzi e gli operatori coinvolti, nel tentativo di bloccarne il traffico, che è una fonte primaria di finanziamento per lo Stato islamico.
 
Nel mese di settembre, i jihadisti stavano guadagnando più di 3 milioni di dollari al giorno solo dalla vendita di petrolio, secondo i funzionari dei servizi segreti degli Stati Uniti e gli esperti, facendo dell’Isis il più ricco di qualsiasi altro gruppo terroristico nella storia.
I militanti vendevano poi il petrolio sul mercato nero a prezzi scontati dai 25 ai 60 dollari al barile.
 
Secondo gli analisti americani, undici giacimenti petroliferi in Iraq e la Siria sono sotto il controllo del gruppo di militanti, che vendono petrolio e altri prodotti attraverso vecchie reti istituite sotto il naso delle autorità curde, turche e giordane.
 
Questa settimana i media tedeschi hanno riferito che da allora la capacità di produzione di petrolio del gruppo è nettamente diminuita, secondo le stime dei servizi segreti tedeschi (BND). La produzione di petrolio nelle zone controllate dall’Isis si è ridotta di sei volte nel corso degli ultimi tre mesi, e le transazioni portano ai militanti un guadagno giornaliero di 270.000 dollari, riporta il quotidiano Sueddeutsche Zeitung, che cita il BND.
 
 
 
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