L'Iran seppellisce 165 bambini fatti a pezzi dalle bombe: questa è la guerra di USA e Israele
Il corteo funebre ha attraversato Minab tra urla di dolore e preghiere. Centoquaranta corpi già identificati, 25 talmente sfigurati dall'esplosione che servirà il Dna per dare loro un nome
L'Iran ha salutato oggi i suoi 165 figli uccisi tre giorni fa nel bombardamento che ha distrutto la scuola elementare Shajareh Tayyebeh di Minab, nella provincia meridionale di Hormozgan.
Un attacco criminale condotto da Israele e Stati Uniti nel quadro della nuova aggressione alla Repubblica Islamica. Ma al di là delle bandiere e delle rivendicazioni, oggi a Minab – come evidenzia Press Tv - c'erano madri in lacrime, padri distrutti, compagni di classe sopravvissuti che non capiscono perché quel banco resterà vuoto per sempre.
Le strade si sono riempite all'alba. I soccorritori, ancora sporchi di polvere e sangue, portavano a spalla le bare dei piccoli. Alcune così leggere da sembrare vuote. Invece dentro c'era tutto quello che resta di un bambino di sette, otto, dieci anni.
Centosessantacinque bambini. Quasi cento feriti. E poi insegnanti, personale scolastico, genitori che quel giorno erano lì per un colloquio o per accompagnare i figli. Il procuratore di Minab non ha usato mezzi termini: "Criminale", "selvaggio". Parole che suonano come un pugno allo stomaco davanti a quello che resta di una scuola di periferia, due piani costruiti per accogliere ragazzi e ragazze: i maschi al piano terra, le femmine al primo.
I medici legali lavorano senza sosta. Centoquaranta corpi sono già stati identificati e restituiti alle famiglie. Altri 25 no. Per loro servirà il Dna. L'esplosione è stata così violenta da cancellare i tratti del viso, da rendere irriconoscibile ciò che fino a poche ore prima era un bambino che giocava a pallone, una bambina con i fiocchi tra i capelli.
Another perspective of the funeral procession for the martyrs of the US and Israeli regime’s terrorist attack on Minab Elementary School.
— Press TV ???? (@PressTV) March 3, 2026
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Sul luogo della strage, tra le macerie ancora fumanti, gli investigatori hanno recuperato i resti delle armi utilizzate nell'attacco. "Prove che verranno portate davanti ai tribunali nazionali e internazionali", ha promesso il capo della giustizia della provincia, Mojtaba Qahremani.
Il presidente Masoud Pezeshkian ha parlato di "tragedia straziante", di "cuori infranti". Parole necessarie ma insufficienti, come sempre quando si contano i morti. E qui si contano bambini.
La Mezzaluna Rossa iraniana aggiorna intanto il bilancio complessivo dell'aggressione iniziata sabato: oltre 550 vittime. Ma il numero che pesa di più, oggi, è quello che arriva da Minab. Perché quando si colpisce una scuola, quando si uccidono 165 bambini, non c'è giustificazione che tenga, non c'è strategia che regga. C'è solo l'orrore.
E mentre il corteo funebre si snoda lentamente, mentre le madri stringono al petto le fotografie dei loro figli, mentre gli uomini del posto scavano ancora tra le macerie, una domanda resta sospesa nell'aria pesante del sud dell'Iran: come si fa a spiegare a un bambino che il suo compagno di banco non tornerà più? Come si fa a spiegare a una madre che suo figlio è morto dentro un'aula, mentre imparava a leggere e scrivere?
Non si può. Si può solo seppellire, piangere, e chiedersi fino a quando statunitensi e sionisti israeliani continueranno a fare la guerra sui corpi dei bambini, come avviene a Gaza Fino a quando gli alleati – come Giorgia Meloni - di chi sgancia bombe sulle scuole continueranno a chiamarlo "difesa". Fino a quando il sangue dei piccoli di Minab varrà meno di quello di altri bambini, in altre parti del mondo.
Questa è la verità: davanti a una strage di innocenti non esistono schieramenti. Esistono solo i carnefici e le vittime. E oggi, a Minab, i carnefici hanno nome e cognome: USA e Israele.

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