Trump ha aperto il vaso di Pandora mediorientale

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Il conflitto in corso nel Golfo Persico è di natura diversa rispetto alla guerra dei 12 giorni del 2025 a causa della morte dell'Ayatollah Khamenei che la trasforma in uno scontro di civiltà tra Occidente e Iran. Una guerra che però nasconde un altro scenario: quello della lotta per la sopravvivenza degli USA come impero.


di Giusppe Masala per l'AntiDiplomatico

 

Come era ampiamente previsto è iniziata la grande Guerra Mediorientale, capitolo fondamentale di quella “Guerra mondiale a pezzi” teorizzata da Papa Bergoglio già più di dieci anni fa.

Non ha alcun senso fare la cronistoria di queste ore convulse né usare come chiave di lettura la guerra dei 12 giorni deflagrata tra USA, Iran e Israele solo a giugno dell'anno scorso.

Questo conflitto è di natura estremamente più pericolosa di quanto abbiamo visto in questi tribolatissimi anni per tre ragioni fondamentali interconnesse l'una all'altra:

  • La scelta di eliminare l'Ayatollah Ali Khamenei, guida suprema dell'Iran, è più che una provocazione un vero e proprio atto di delegittimazione di tutto il sistema iraniano che proprio dall'autorità della sua Guida Suprema trae origine. Senza contare poi, che è un vero e proprio atto sacrilego dal punto di vista religioso e spirituale per tutti gli sciiti. Chiaro che una simile scelta militare apre una voragine tra le posizioni delle parti in conflitto e rischia di sboccare in una lotta senza quartiere. Eventualità che i decisori di Washington non potevano non sapere.

 

  • La guerra, proprio in ossequio alla sua essenza che abbiamo visto al primo punto, si è immediatamente allargata a macchia d'olio coinvolgendo con diverse gradazioni Yemen, Baharein, Kuwait, Emirati, Qatar, Oman, Iraq, Arabia Saudita, Giordania, Israele e Cipro. Se una simile deflagrazione fosse avvenuta in Europa gli storici avrebbero parlato di Guerra Mondiale, senza l'ombra di dubbio.

 

  • La scelta iraniana di chiudere lo stretto di Hormuz, di attaccare le petroliere e gli impianti di estrazione e raffinazione del petrolio apre a scenari drammatici in tutto il mondo. Basti ricordare che circa il 25% del greggio mondiale transita per Hormuz e una sua chiusura prolungata causerà senza dubbio un enorme aumento del costo dell'energia con rischi per la tenuta economica di molte nazioni. Una scelta, questa iraniana, giustificata dalla natura dell'attacco subito e simboleggiato dalla morte della sua Guida Suprema. Ad un pericolo esistenziale hanno deciso di rispondere con la logica del conflitto globale asimmetrico militare ma anche economico.

 

Rimane da domandarsi il perchè gli USA abbiano deciso, non solo di scatenare questo conflitto, ma di colpire una figura simbolica che riduce al lumicino ogni speranza di mantenere la guerra stessa in un alveo gestibile diplomaticamente.

A darci una risposta è stato l'ex segretario di stato, nonché ex direttore della CIA, Mike Pompeo che in una intervista a Fox News ha detto: «Non scegliete i cinesi. Non scegliete i russi. Non scegliete l'Ayatollah. State con la civiltà occidentale. Siate decenti. Siate una nazione normale». Il discorso è chiaro: l'Iran deve rientrare nell'orbita occidentale e non essere il veicolo della penetrazione russa e soprattutto cinese in Medio Oriente.

Del resto è evidente l'importanza strategica del Medio Oriente per gli USA: non c'è impero USA senza il dollaro come moneta di conto internazionale, non c'è dollaro in questo ruolo senza il petrodollaro e non c'è petrodollaro senza il pieno e assoluto dominio di Washington in Medio Oriente. Questa verità assiomatica è ancora più vera in questa fase storica nella quale gli USA hanno un drammatico passivo nella loro posizione finanziaria netta; negativa per ben 27500 miliardi di dollari nei confronti del resto del mondo. Con un simile passivo, qualunque discostamento dal sistema-dollaro di una delle petromonarchie del golfo potrebbe provocare un disastro finanziario ed economico in USA.

A corollario di questa che io ritengo una verità inoppugnabile vi è da dire che l'Europa con il blocco di Hormuz e con la chiusura della produzione GNL del Qatar (nostro grande fornitore da quando ci sono le sanzioni alla Russia) si trova praticamente in allarme energetico totale sia sul versante dei prezzi che in quello delle quantità. Una situazione assolutamente funzionale con la volontà di Washington (che ha piena autonomia energetica) di reindustrializzarsi de-industrializzando il Vecchio Continente. Una straordinaria coincidenza, per chi è così ingenuo da credere alle conseguenze.

La verità vera è che Washington è governata da cinici e freddi calcolatori che nel teatro della politica internazionale ad usum delphini amano impersonare la parte dei dilettanti che creano involontariamente disastri.

Giuseppe Masala

Giuseppe Masala

Giuseppe  Masala, nasce in Sardegna nel 25 Avanti Google, si laurea in economia e  si specializza in "finanza etica". Coltiva due passioni, il linguaggio  Python e la  Letteratura.  Ha pubblicato il romanzo (che nelle sue ambizioni dovrebbe  essere il primo di una trilogia), "Una semplice formalità" vincitore  della terza edizione del premio letterario "Città di Dolianova" e  pubblicato anche in Francia con il titolo "Une simple formalité" e un  racconto "Therachia, breve storia di una parola infame" pubblicato in  una raccolta da Historica Edizioni. Si dichiara cybermarxista ma come  Leonardo Sciascia crede che "Non c’è fuga, da Dio; non è possibile.  L’esodo da Dio è una marcia verso Dio”.

 

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