Austerità o stimolo fiscale?
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Dopo aver sintetizzato le principali ragioni della crisi economica globale, il professore emerito di Political Economy alla Warwick University Robert Skidelsky, in un suo recente articolo su Project syndicate, offre un'eccellente analisi sul dibattito tra austerità e stimolo. Agli “Austerians” che credono che solo riportando in pareggio i bilanci pubblici e riducendo il debito dello stato si può ripristinare la fiducia degli investitori, i keynesiani rispondono che senza un grande stimolo fiscale – un deliberato temporaneo aumento del deficit – le economie europee e statunitensi rimarranno bloccate nella recessione ancora per anni. Come Paul Krugman e Martin Wolf, Skidelsky ritiene necessario espandere i deficit di bilancio pubblico, non cercare di ridurli, sostenendo che, in una fase di carenza di domanda aggregata cronica, il modo più efficace per ridurre i debiti pubblici e privati in un anno o due è quello di prendere delle misure per promuovere ora la crescita del reddito nazionale.
A coloro che credono che nell’economia pre-crisi andava tutto bene, tranne che per i prestiti folli delle banche, sono convinti che per prevenire in futuro delle crisi basti una riforma bancaria, Skidelsky risponde che le politiche espansive dovrebbero mirare a stimolare non solo la domanda di per sé, ma devono concentrarsi, invece, sullo stimolo della domanda eco-friendly.
La questione centrale, conclude l'economista, è che l’economia pre-crisi non si è schiantata a causa di errori evitabili nel settore bancario, ma perché il denaro era diventato l’unico arbitro di valore. Come ha detto bene Dani Rodrik: “Se l’economia fosse solo una questione di massimizzazione del profitto, sarebbe solo un altro modo di chiamare l’amministrazione aziendale. Invece l’economia è una disciplina sociale, e la società ha altri mezzi di contabilità dei costi oltre ai prezzi di mercato".

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