Il declino di Firenze: come austerità e turismo di massa hanno distrutto una delle ex città più belle del mondo
di Alessandro Bartoloni
21 agosto 2025. Firenze.
Tra i tetti della città, appare un monolite nero.
No, non quello di Kubrick in 2001: Odissea nello Spazio. Ma un complesso di 156 appartamenti di lusso del gruppo Starhotels sorto dalle ceneri dell’ex teatro comunale. E quando è apparso nello skyline di Firenze, i residenti si sono piuttosto incazzati: “Ma come, a me neanche mi fanno aprire una finestrella che dà su un cortile interno, e a loro gli fanno fare questo affare gigante?”.
Da allora in città non si parla d’altro.Anche perché è solo l’ultimo caso.
Dal 2011 a oggi nel raggio di tre chilometri dalla cupola del Duomo, 370.000 mq di edifici pubblici sono stati venduti o dati in concessione a strutture alberghiere, residence di lusso o a finti studentati svendendo così pezzi di città a fondi stranieri di ogni tipo, e trasformando il centro in una sorta di non luogo fatto e confezionato per i super ricchi e il turismo di massa.Scoppiato lo scandalo, Comune e Regione hanno fatto finta di non sapere nulla e la magistratura ha aperto un’inchiesta. Ma intanto quel cubo se ne starà lì per sempre… una sorta di grande monito di pietra, di chi sono i nuovi padroni della città.
Turisticizzazione e disertificazione
Come sa bene chi vive e lavora a Firenze, dietro la patina sempre più smart, open e green con cui il Comune cerca di vendere al mondo la città per attrarre nuovi turisti e investitori, c’è la realtà di una città sempre più finta e priva di opportunità, in cui i giovani vanno a studiare e lavorare altrove e i quartieri centrali sono diventati una sorta di grande parco a tema “Florence” confezionato per le storie di Instagram del turista medio.
Chi può, giustamente se ne fugge dal centro mettendo a reddito i propri appartamenti alimentando il fenomeno dell’overtourism. Nel centro storico UNESCO, ormai il 40% delle seconde case è destinato agli affitti brevi. A Firenze ne parlano tutti come se fosse questo il problema fondamentale, ma la verità è che si tratta solo di uno dei tanti sintomi, e nemmeno il più importante, di “turistizzazione” della città: un fenomeno strutturale, legato al paradigma economico dominante che sta colpendo tutte le aree deindustrializzate e in declino economico del sud-Europa.
Secondo le ultime stime il turismo vale per oltre il 60% dell’economia locale di Firenze, e tra 2012 e il 2024 la città ha perso oltre il 25% delle botteghe artigiane e dei negozi di vicinato (alimentari, ferramenta, ecc.) sostituiti dai "food & beverage" ad uso turistico. Un numero che è continuamente aumentato e che avvicina la città a quelle aree di mondo in via di sottosviluppo che hanno perso manifattura e piccole medie imprese, e quindi la capacità di generare innovazione culturale, artistica o tecnologica, puntando tutto sul turismo straniero e sulla svendita del proprio patrimonio immobiliare.
L’esempio perfetto? La Grecia. Prima del 2010, ad Atene c’era un’economia diversificata e basata sul consumo interno, il turismo contribuiva per circa il 7-9% al valore aggiunto della città. Oggi, siamo al 18-20% e il numero di imprese manifatturiere e produttive è diminuito complessivamente di circa il 45-48%.
Vi ricorda qualcosa? Firenze sta smantellando alcune filiere storiche di pelletteria, oreficeria, legatoria e restauro che esportavano in tutto il mondo per puntare tutto sull'attrarre i capitali stranieri invogliati a “investire” per i profitti sicuri e immediati che derivano dalla speculazione edilizia e dal turismo di massa. Chiaramente, è un cane che si morde la coda: più si toglie benzina ai settori alternativi al turismo più si diventa dipendenti da quest'ultimo: con tutto la desertificazione materiale e culturale che questo porta con sé. La triste verità, è che questo fenomeno colpisce tutta l’Italia. E che Firenze è solo un fiore all’occhiello di quella famosa superpotenza turistica di cui si sono vantati i governi di centro-sinistra e centro-destra degli ultimi anni.
Per capire come siamo finiti in questa situazione, bisogna fare un piccolo passo indietro.
2008: “I conti in ordine”
Berlusconi, Monti, la Fornero, la lettera con i compiti per casa dell’Unione Europea. La storia la conosciamo tutti: la crisi della finanza americana del 2008 presto diventata crisi economica mondiale, e la ricetta della famosa austerità per mettere i “conti in ordine” e far “ripartire il paese”. Deindustrializzazione, stagnazione economica, smantellamento dei servizi universali, aumento delle diseguaglianze, privatizzazione degli asset pubblici e del patrimonio immobiliare: a distanza di 20 anni, e al di là di qualunque ideologia politica, possiamo dirci che quella ricetta non è che abbia funzionato proprio benissimo…
Secondo Ufficio studi della CGIA, tra il 2011 e il 2015 lo Stato centrale in nome dell’austerity ha tagliato agli enti locali circa 25 miliardi di euro rispetto al quinquennio precedente. 8,3 miliardi, se si conta solo i tagli ai comuni e, dopo altri 10 anni di “spending review” anche la nuova legge di bilancio varata dal governo Meloni prevede per il quinquennio 2024–2028 altri tagli ai comuni per circa un miliardo secondo la Lega delle Autonomie Locali Italiane (ALI). Per Firenze, per intenderci, si è trattato di una riduzione del 40/50% in termini di fondi ricevuti dallo Stato prima della crisi.
Contemporaneamente ai tagli, a partire dalla legge finanziaria del 2008 firmata da Giulio Tremonti, ai Comuni viene detto chiaro e tondo di fare cassa con la privatizzazione del patrimonio immobiliare pubblico, e quindi di stilare un “Piano delle alienazioni e valorizzazioni immobiliari” da allegare al bilancio preventivo (L 112/2008, art. 58). Le amministrazioni cittadine di tutti i colori si gettano così in campagne di privatizzazione sostenute da politiche di marketing territoriale e danno vita ad una sorta di competizione urbana tra chi riesce ad “attrarre nuovi investitori”. Alias: a vendere quanti più pezzi di città possibile.
«Io d’ora in poi andrò ovunque a promuovere la città” dichiara Nardella in un’intervista a Repubblica l’11 maggio 2014: “a fine mese sarò in Cina, poi a Cannes. Abbiamo l’opportunità di mettere in moto la più grande operazione immobiliare degli ultimi 150 anni: un miliardo e mezzo di investimenti possibili, 60 milioni di euro di oneri di urbanizzazione per il Comune, 10.000 posti di lavoro. Un’occasione da non perdere».
Era appena stata pubblicata la prima edizione di questa brochure: INVEST IN FLORENCE e cioè di un vero e proprio "catalogo" immobiliare di edifici storici fiorentini destinati ai grandi investitori internazionali e presentato ufficialmente nelle principali fiere del settore Real Estate, come il MIPIM di Cannes o l'Expo Real di Monaco di Baviera.
Non c’è che dire. Un vero successo: le vendite sono andate quasi tutte a segno. E vediamo che ne è stato fatto:
L’ex teatro Comunale è diventato residence extralusso; palazzo Vivarelli Colonna, appartamenti di lusso; istituto Demidoff ad uso residenziale, caserma in Costa San Giorgio residence di lusso; palazzo del Sonno, studentato privato; Monte dei Pegni di via Palazzuolo, albergo di alta gamma; ex Borsa merci di via Por Santa Maria turistico-ricettivo; l’ex cinema Capitol alla loggia del Grano, centro commerciale; ex Poste di via Pietrapiana, cedute in concessione per insediarvi uno studentato privato; ex Cassa di Risparmio di via Bufalini, residenziale di lusso; palazzo Portinari, albergo di lusso; ex ospedale militare di via San Gallo, turistico ricettivo e residenziale di lusso; ex convento di Monte Oliveto, residenze di lusso; edificio ex Enel di via Salvagnoli, studentato privato.
E così via e così via e così via e così via… dando forma alla più grande svendita di patrimonio pubblico nella storia del paese.
Nel frattempo, ça va sans dire, Firenze ha una delle liste d'attesa più lunghe d'Italia per la richiesta di case popolari: ci sono circa 2.000/2.500 nuclei familiari in graduatoria per un alloggio di Edilizia Residenziale Pubblica che in molti casi aspettano per anni senza risposta.
Per non parlare della mancanza di asili pubblici, presidi sanitari, e consultori. Come sempre, oltre al danno c’è poi la beffa: e molti di questi casi di chiara speculazione edilizia, vengono pure spacciati per “rigenerazione urbana”: Un meccanismo che diventa molto allettante per la finanza: i grandi fondi acquistano gli immobili, emettono titoli finanziari verso gli investitori, i quali sono poi remunerati dai flussi di cassa provenienti dalla gestione o dalla vendita degli immobili stessi.
Un processo, che sta trasformando le città italiane in dei veri e propri asset finanziari.
A Firenze non ci siamo fatti mancare nulla: con Cassa depositi e prestiti a fare spesso da intermediario tra i Comuni, sono arrivati i grandi gruppi del capitalismo globale e fondi lussemburghesi, francesi, olandesi, inglesi, statunitensi, israeliani, di Singapore, e poi sauditi, qatarini, taiwanesi, argentini, sudafricani.
Ma in fondo perché lamentarsi? Ora che finalmente Firenze e l’Italia hanno fatto “quadrare i conti” e siamo diventati moderni e attrattivi per gli investitori, l’austerità ormai è solo un brutto ricordo, l’economia è ripartita, e stiamo molto meglio di 5, 10, 20 anni fa. Giusto?
Tra quanto come la Grecia?
Questa è Firenze, una città come molte altre, chiusa in quella morsa tra austerità, “libero mercato”, e complicità della classe dirigente che sta distruggendo l’anima e la ricchezza di tutto il continente.
Potremmo stare ore a parlare di realtà come la GKN, associazioni come Per un’Altra città e spazi come il Next Emerson, la Polveriera e tanti altri che tentano di resistere e rappresentare modelli di una città diversa. Ma se le cose non cambieranno in alto, la nostra destinazione la conosciamo già.

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