Le parole di Mattarella sulla Nato? Una lettura che cancella oltre mezzo secolo di storia

Dalla dottrina Truman ai bombardamenti sulla Jugoslavia, passando per l'allargamento a Est: perché la frase di Mattarella sulla nascita "difensiva" della Nato ignora l'imperialismo a stelle e strisce

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Le parole di Mattarella sulla Nato? Una lettura che cancella oltre mezzo secolo di storia

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di Fabrizio Verde

C’è un modo nobile di raccontare la storia, fatto di rigore e onestà intellettuale. E poi c’è un altro modo, più comodo, ‘politicamente corretto’, che consiste nel ripetere la versione ufficiale come fosse un’equazione matematica. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, parlando l’altro giorno a Praga con il suo omologo ceco, ha scelto la seconda strada. E lo ha fatto con una disinvoltura che lascia spiazzati. Anche se non è nuovo certe uscite discutibili dal punto di vista storico-politico.

“La Nato - ha affermato Mattarella - è nell’interesse bilaterale di entrambe le sponde dell’Atlantico. Quando nacque, ciò avvenne per contenere l’offensiva che si sviluppava nell’Unione Sovietica”. Una frase apparentemente innocua, quasi didattica. Peccato che sia storicamente falsa. O, per usare parole più crude, una mistificazione bella e buona.

A questo punto bisogna provare a fare un passo indietro. Siamo nel 1949. La guerra è finita da appena quattro anni. L’Unione Sovietica, che ha perso ventisette milioni di persone per sconfiggere il nazifascismo, è un paese esausto ma vittorioso. Le sue armate sono stazionate nell’Europa orientale non per “offensiva”, come dice Mattarella, ma perché hanno liberato quei territori dall’occupazione tedesca . Eppure, già nel gennaio 1946, Truman aveva detto chiaro e tondo: “Gli Stati Uniti hanno l'enorme responsabilità di agire secondo la misura del loro potere per il bene del mondo”, per poi scagliarsi contro l’Unione Sovietica in una lettera privata al suo consigliere James Byrne: “A meno che la Russia non venga affrontata con il pugno di ferro e un linguaggio forte, un'altra guerra è alle porte”.

Il famoso discorso di Churchill a Fulton, nel marzo di quello stesso anno, fu l’atto di nascita ufficiale della guerra fredda. Un discorso bellicista, razzista nella sua teoria delle “nazioni di lingua inglese” chiamate sostanzialmente a dominare il mondo. Lo disse Stalin, in un’intervista alla Pravda del 13 marzo 1946, con parole che oggi suonano oggi profetiche: “Churchill si trova ora nella posizione dei provocatori di guerra. Egli e i suoi amici, sotto questo aspetto, ricordano in maniera sorprendente Hitler”.

Ora, si può essere d’accordo o meno con Stalin, ma i fatti sono fatti e hanno la testa dura. La Nato non nacque per “contenere un’offensiva sovietica”. Non c’era nessuna offensiva all’orizzonte. L’Urss non stava marciando verso l’Atlantico. Semmai, erano gli Stati Uniti a proclamare la dottrina Truman, il diritto di intervenire negli affari interni di qualsiasi paese per fermare il comunismo. Il Piano Marshall stesso, per quanto presentato come aiuto umanitario, fu un formidabile strumento di penetrazione del capitale statunitense in Europa. E la Nato fu il suo braccio armato.

L’allora dichiarazione ufficiale sovietica del 29 gennaio 1949, pochi mesi prima della firma del Trattato, metteva il dito nella piaga: questo blocco militare contraddice lo statuto dell’Onu, danneggia l’autonomia dei paesi che vi aderiscono e li sottomette ai piani aggressivi dell’imperialismo Usa. Non era propaganda. Era una lettura lucida.

Mattarella parla di “interesse bilaterale”. Ma bilaterale per chi? Per le nazioni europee? O per il Pentagono, che ottenne basi militari ovunque, e per le corporation statunitensi che si spartirono i mercati europei? La Francia, va ricordato, uscì dalla struttura militare Nato nel 1966 proprio perché non tollerava questo vassallaggio. Ci rientrò solo più tardi, a testa bassa.

E veniamo al punto più critico. Mattarella parla come se la Nato fosse un’entità difensiva, nata per rispondere a una minaccia. Ma la storia degli ultimi trent’anni racconta esattamente l’opposto. Con la caduta dell’Urss, l’alleanza non solo non si è sciolta, ma si è allargata a Est, violando di fatto le rassicurazioni date verbalmente a Gorbaciov e all’allora dirigenza sovietica. Nel 1999 entrano Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca. Nel 2004 entrano perfino gli Stati baltici, che condividono un confine diretto con la Russia. Come si fa a definire “difensiva” una mossa del genere?

Alcuni analisti, anche statunitensi, lo avevano previsto. Kenneth Waltz, Michael MccGwire, e altri studiosi avvertirono: allargare la Nato significa provocare la Russia. Non perché la Russia sia amante della guerra, ma perché qualsiasi potenza, dagli Stati Uniti alla Cina, reagirebbe se un’alleanza militare avversaria si avvicinasse minacciosamente ai propri confini. E invece no. Si è preferito ascoltare i falchi. Il risultato? La Georgia nel 2008, l’Ucraina nel 2014, e poi il disastro del 2022 con la Russia praticamente costretta ad avviare l’operazione militare speciale in Ucraina per smilitarizzare e denazificare il regime di Kiev.

Mattarella dice che la Nato nacque per “contenere l’offensiva sovietica”. Ma quale offensiva? Quella immaginaria di un paese che nel 1949 non aveva nemmeno la bomba atomica (l’avrebbe testata solo nel ’49, pochi mesi dopo la firma del Trattato, quasi per reazione), mentre gli Stati Uniti la usavano già come ricatto globale? La verità è un’altra, ed è scomoda: la Nato è nata come strumento di egemonia statunitense, come cintura di contenimento del socialismo, come alleanza guerrafondaia che ha portato guerre in Jugoslavia, Afghanistan, Iraq e ora, per procura, in Ucraina.

Non è un’opinione. È scritto nei documenti. È nelle parole di Truman, di Churchill, nei telegrammi di Kennan. È nella dichiarazione sovietica del 1949 che nessuno legge più. Ma forse, a chi sta al Quirinale, non conviene ricordarlo. Perché raccontare la verità sulla Nato significherebbe ammettere che l’Italia ha messo la sua sovranità nelle mani di una potenza straniera. La Nato è semplicemente il braccio armato di questa potenza. 

 

Fabrizio Verde

Fabrizio Verde

Direttore de l'AntiDiplomatico. Napoletano classe '80

Giornalista di stretta osservanza maradoniana

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